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In margine alla rassegna “Chiama l'Africa”

Con la videocamera per scoprire l'Africa che è da noi

di Carmelo Arezzo

L'iniziativa "Chiama l'Africa", messa su a Ragusa dal Centro di educazione alla Pace e da Amnesty International, con l'intervento del Comune di Ragusa e del Centro Servizi Culturali, ha voluto proporre una riflessione su un continente ed una realtà sociale, che pur non lontana da noi geograficamente, appare tanto lontana in termini di conoscenza dei reali problemi che una terra perennemente in guerra sta oggi soffrendo. Offrire con le immagini fotografiche e con una splendida rassegna cinematografica (dal significativo titolo "La luce nera") una suggestione dell'Africa di oggi, con i suoi drammi e le sue misteriose paure, ha rappresentato per molti una prima presa di coscienza di una problematica che non ci può lasciare indifferenti. 

In particolare se si pensa che l'Africa è ormai anche tra noi, non solo perché sempre più numerosi sono gli immigrati che raggiungono la nostra Sicilia provenendo da alcuni di quei paesi, ma anche perché sempre più intensi saranno i rapporti tra il nostro ed il loro continente. E non è un caso che la serata finale della rassegna cinematografica, alla quale ha lavorato il CineStudio Groucho Marx e il neonato cinestudio ragusano Fitzcarraldo, è stata dedicata alla presentazione di tre corti d'autore, prodotti e realizzati da autori ragusani e legati tra loro appunto dal filo comune di una riflessione, tra il narrativo e il documentario, sulla presenza degli africani nella nostra area. 
E se Uccio Pazienza, filmaker sciclitano, nel suo "La Serra" recupera una sorta di video-verità sulla esperienza di lavoro e di incertezza di africani impegnati nelle serre, condizione sociale sempre più pesantemente presente nella nostra economia, con le conseguenze sociali che coinvolgono direttamente molti comuni della provincia, è toccato a Tonino Forcisi, anche lui di Scicli, in un corto di fiction rivisitare il mito-rito della Madonna delle Milizie, proponendo in "Maria Mulici 8 mm. di proprietà" una analisi attraverso un fatto di cronaca di un nuovo impatto tra islam e cristiani, mettendo a.confronto dentro gli spazi abbandonati e diruti di un vecchio ristorante sul litorale una donna-madonna (cui dà il volto potente Margherita Bonomo) ed un africano appena sbarcato clandestinamente sulla spiaggia e già costretto a farsi ladro. Ancora più evoluto e raffinato il discorso di Alessandro De Filippo che ha girato in lingua senegalese "Lebeul me" che significa "raccontami una storia" e che ripercorre la vicenda-leggenda di Sole e Luna e Luce, in una trasformazione narrativa e antropomorfa del misterioso succedersi del giorno e della notte. Qui il gioco dei primi piani, degli sguardi, degli occhi, affiancando appunto ombra e luce, buio e solarità, diventa non solo riflessione su una cultura e su un popolo che De Filippo sente evidentemente assai vicini, ma anche preziosa esercitazione cinematografica.
Pubblicato su Ragusa Sera
( 3 marzo 2001)