Logo

già fatto...già visto...in regia
 

   

   

   

   

   
archivio registi

Gus Van Sant

Gus Van Sant nasce a Lousville nel kentucky il 24 luglio del 1952. Consegue il diploma alla Rhode Island School of Desing, successivamente si trasferisce ad Hollywood dove inizia a lavorare affianco a Ken Shapiro. Dirige numerosi lungometraggi di vario genere (tra cui spiccano soggetti di tipo letterario) che ricevono numerosi riconoscimenti nei festival cinematografici di tutto il mondo. Il suo film d'esordio è 'Mala Noche' che, nel 1987, viene premiato al Los Angeles Film Critcs Award come miglior film indipendente - sperimentale. Non va in contro a sorte differente la sua seconda opera: 'Drugstore Cowboy' con Matt Dillon. Van Sant scrive e dirige successivamente nel 1991 'Belli e Dannati' con due protagonisti d'eccezione: Keanu Reeves e River Phoenix che riceve il premio come miglior attore protagonista all’Indipendent Spirit Award. La stessa pellicola vince il premio della critica al Festival di Venezia. Nel 1993, tratto dal romanzo di Tom Robbins, il regista realizza 'Cowgirl - il nuovo sesso' dove la parte della protagonista è affidata ad Uma Thurman. Sempre da un romanzo è tratto 'Da morire' nera commedia dove Nicole Kidman, giornalista ossessionata dall'idea di diventare famosa, convince due giovani a commettere un omicidio. Nel 1997 Gus Van Sant firma lo splendido 'Will Hunting - Genio ribelle' che gli vale due Oscar. Matt Damon è uno degli interpreti principali della pellicola ma ne è anche lo sceneggiatore assieme a ben Affleck. Sempre Affleck è fra i protagonisti, nel 2003, di 'Gerry'. E' ancora lo stesso Damon a comparire in un cammeo in 'Scoprendo Forrester' del 2000 dove, un altro 'genio', ovvero Sean Connery solitario e famoso scrittore, incontra un giovane studente dotato di gran talento letterario. Gus Van Sant non è soltanto un valente regista, fra le sue doti vi è anche quella d'esser musicista. Questa sua passione lo porta a firmare diversi video musicali per artisti come David Bowie, Elthon John, Tracy Chapman, Enson e Chili Peppers. Altri 'talenti' del regista sono la fotografia e la scrittura. Ah pubblicato, di fatti, un romanzo ed un libro di fotografie. Nel 2003 il regista firma "Elephant" una pellicola al centro della quale vi sono i giovani studenti ed il loro mondo.

Lars Von Trier 

Lars Trier (il "von" lo aggiungerà solo in seguito) nasce il 30 aprile 1956 a Copenhagen. Ancora studente alla scuola di cinematografia, gira due cortometraggi (Nocturne nel 1980 e Images of a relief nel 1982). Nel panorama (ristrettissimo) del cinema danese è l'unico in grado di farsi notare, se non addirittura di scandalizzare. In continua contraddizione, il suo modo di fare cinema alterna spiritualità e dissacrazione, provocando nel pubblico reazioni opposte di amore e odio. Abile nel gestire sua immagine pubblica, si compiace nel rilasciare dichiarazioni che accentuano l'ambiguità del suo personaggio.

Michael Winterbottom

Acclamato regista di origini inglesi, Michael Winterbottom nasce a Blackburn, Lancashire Gran Bretagna, nel marzo del 1961. Compie i suoi studi ad Oxford e successivamente a Bristol e Londra dove si specializza in cinematografia.
Attento indagatore dell’animo umano e delle relazioni interpersonali degli uomini, Winterbottom, prima di iniziare la sua carriera in campo cinematografico, lavora come film editor per il piccolo schermo dove realizza alcuni documentari e alcuni serial. L’esordio sul grande schermo avviene nel 1995, anno un cui Winterbottom realizza la toccante pellicola, interpretata da Robert Carlyle, “Go Now”. All’opera seguono il controverso “Butterfly Kiss” (1995) e l’intenso “Jude” (1996). Nel 1997 il regista firma “Benvenuti a Sarajevo”, film che narra le vicende di alcuni giornalisti britannici nella città devastata dalla guerra. L’opera debutta al Festival di Cannes dello stesso anno dove riceve i consensi della critica ma non conquista alcun riconoscimento.
Il 2000 è l’anno del drammatico “La bianche tracce della vita”, mentre con il 2003 Winterbottom torna ai temi attuali i sociali con “Cose della vita” film che narra il viaggio della speranza di due bambini afgani che tentano di raggiungere la Gran Bretagna. Del 2004 è, invece, "Codice 46" interpretato da Tim Robbins

Orson Welles

Genio del cinema, del teatro e della radio; gigante della cultura, padre incontestabile della modernità nel grande schermo, talento poliedrico ed eccentrico. Orson Welles (USA, 1915-1985), è regista non solo di film, ma anche di spettacoli teatrali, trasmissioni radio, performance di danza nonché di un numero di magia alla Corte d'Inghilterra e poi scrittore di romanzi, commedie e centinaia di articoli e saggi, ... e per finire attore straordinario per lavori suoi e altrui. Insomma un colosso della storia dello spettacolo che forse per questo ha avuto una carriera maledettamente tribolata.

Cresciuto in un ambiente colto, debutta come attore a soli tre anni e a venti è già famosissimo. Trionfa prima in teatro e poi alla radio; il 30 ottobre 1938 a ventitre anni, annunciò alla radio americana l'invasione dei marziani, scatenando provocatoriamente la psicosi collettiva. Già famoso in tutto il paese, a soli ventiquattro anni la Rko lo invita ad Hollywood con un contratto senza precedenti: carta bianca a tutti i livelli per la lavorazione della sua opera prima; un film l'anno come sceneggiatore, regista, attore; il venticinque per cento degli incassi lordi e centocinquantamila dollari anticipati per ciascun film. Per Welles è un record, ancora prima di aver girato il suo lungometraggio d'esordio, con un contratto unico nella storia del cinema, ha contemporaneamente gli incarichi di regista, sceneggiatore, attore e produttore. Il cineasta ripagò al massimo la fiducia accordatagli con "Quarto potere", il suo primo lavoro; traboccante di ardite innovazioni tecniche ed estetiche, la pellicola è un capolavoro inaspettato; fondamentale nella storia del cinema, eletto più volte il più bel film del mondo, universalmente riconosciuto come l'opera più importante di tutti i tempi, quella che meglio delle altre ha imposto un cambiamento radicale nel modo di fare cinema; per Francois Truffaut: il film dei film e Welles miglior attore protagonista della storia del cinema.
La vera novità è il flash back, che frantuma l'allora tradizionale e statico dialogo, ma anche uno stupefacente uso del grandangolo; inoltre per la prima volta alcune sequenze furono cadenzate perfettamente con la musica; e ancora soluzioni narrative e stilistiche straordinarie e una fotografia rivoluzionaria, naturalmente il tutto diretto, sceneggiato, interpretato e prodotto da Orson Welles. Ma inspiegabilmente, o forse per "paura" di questo suo talento incontrollabile, il Re dei Re del cinema non avrà più vita facile presso le majors. Il secondo straordinario lungometraggio "L'orgoglio degli Amberson" è stato disconosciuto dall'autore stesso perché la produzione tagliò quarantatrè minuti di pellicola montandone una nuova versione senza la supervisione del regista che, con risentimento, abbandonò Hollywood per andare in Europa. Eppure ricordiamo, per questo secondo lungometraggio, l'uso eccezionale dei piani sequenza, del grandangolo e della profondità di campo e una curiosità, i titoli di coda letti dallo stesso regista. Sempre a causa delle gravi difficoltà produttive, Welles sarà costretto più volte a sospendere la realizzazione di tutte (!) le opere successive, alcune addirittura resteranno definitivamente incompiute come "È tutto vero" bloccato dai produttori nel 1942 per questioni politiche e ritrovato dopo quarant'anni negli archivi della Rko.
Per "Macbeth" Welles, ha praticamente introdotto la tecnica della regia televisiva: realizzare con poco il difficile lavoro di Shakespeare fu per lui una scommessa; filmò pressoché di seguito, preparando minuziosamente tutto attraverso lunghe prove. Stravolto anch'esso dalla produzione, solo nel 1980 sono state ripristinate colonna sonora e montaggio originali. "Otello", Palma d'Oro al Festival di Cannes come miglior film, è opera modernissima per l'epoca, con un montaggio straordinario formato da millecinquecento inquadrature diverse e con tagli e angoli di ripresa che cambiano continuamente; le solite difficoltà produttive hanno costretto Welles a tre anni di riprese, tra produttori falliti e negativi sequestrati e a cambiare quattro attrici per interpretare Desdemona; restaurato dalla Fox nel 1990.
Più di venti anni invece, è durata la lavorazione per "Don Chisciotte", un folle progetto lasciato volutamente incompiuto, girato e fotografato dal solo regista un pò in tutto il mondo. Ritenuto da molti motivi un film maledetto "Rapporto confidenziale", realizzato come già il precedente, con mezzi di fortuna in mezz'Europa, è un giallo molto complesso. Nel '58 "L'infernale Quinlan" il film del ritorno ad Hollywood; ancora e sempre un'opera monumentale nonostante le "manomissioni" finali della produzione denunciate dallo stesso autore. Per "Falstaff", Gran Premio al ventesimo anniversario del Festival di Cannes. Ricorda il produttore esecutivo Alessandro Tasca di Cutò:"Un giorno abbiamo girato la scena del corteo dell'incoronazione di Enrico V; quando l'abbiamo vista, Orson ha detto: «La voglio rifare da un'altra angolazione. Troverò io una chiesa vicino a Madrid». Solo che mentre la scena girata si svolgeva tutta da sinistra verso destra, in quella chiesa potevamo riprendere solo da destra a sinistra, a causa degli sfondi. L'ho fatto notare a Orson e l'ho portato sul posto per mostrargli le difficoltà. Allora lui ha detto: «Bene! Giriamo e poi rovesciamo la pellicola». Così ho dovuto istruire gli attori, Enrico V ha portato l'orba nell'altra mano, le giacche hanno avuto l'abbottonatura spostata e le asole invertite, le armi cambiate di lato. Gli spagnoli hanno pensato che fossimo impazziti, ma noi l'abbiamo girata così e poi abbiamo rovesciato tutto in stampa. Questo era Orson". Ne "La signora di Shanghai" del 1947, ricordiamo la memorabile parte di Rita Hayworth allora moglie del regista