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Genio
del cinema, del teatro e della radio; gigante della cultura,
padre incontestabile della modernità nel grande schermo,
talento poliedrico ed eccentrico. Orson Welles (USA,
1915-1985), è regista non solo di film, ma anche di
spettacoli teatrali, trasmissioni radio, performance di danza
nonché di un numero di magia alla Corte d'Inghilterra e poi
scrittore di romanzi, commedie e centinaia di articoli e
saggi, ... e per finire attore straordinario per lavori suoi e
altrui. Insomma un colosso della storia dello spettacolo che
forse per questo ha avuto una carriera maledettamente
tribolata.
Cresciuto
in un ambiente colto, debutta come attore a soli tre anni e a
venti è già famosissimo. Trionfa prima in teatro e poi alla
radio; il 30 ottobre 1938 a ventitre anni, annunciò alla
radio americana l'invasione dei marziani, scatenando
provocatoriamente la psicosi collettiva. Già famoso in tutto
il paese, a soli ventiquattro anni la Rko lo invita ad
Hollywood con un contratto senza precedenti: carta bianca a
tutti i livelli per la lavorazione della sua opera prima; un
film l'anno come sceneggiatore, regista, attore; il
venticinque per cento degli incassi lordi e centocinquantamila
dollari anticipati per ciascun film. Per Welles è un record,
ancora prima di aver girato il suo lungometraggio d'esordio,
con un contratto unico nella storia del cinema, ha
contemporaneamente gli incarichi di regista, sceneggiatore,
attore e produttore. Il cineasta ripagò al massimo la fiducia
accordatagli con "Quarto potere", il suo primo
lavoro; traboccante di ardite innovazioni tecniche ed
estetiche, la pellicola è un capolavoro inaspettato;
fondamentale nella storia del cinema, eletto più volte il
più bel film del mondo, universalmente riconosciuto come
l'opera più importante di tutti i tempi, quella che meglio
delle altre ha imposto un cambiamento radicale nel modo di
fare cinema; per Francois Truffaut: il film dei film e Welles
miglior attore protagonista della storia del cinema.
La vera novità è il flash back, che frantuma l'allora
tradizionale e statico dialogo, ma anche uno stupefacente uso
del grandangolo; inoltre per la prima volta alcune sequenze
furono cadenzate perfettamente con la musica; e ancora
soluzioni narrative e stilistiche straordinarie e una
fotografia rivoluzionaria, naturalmente il tutto diretto,
sceneggiato, interpretato e prodotto da Orson Welles. Ma
inspiegabilmente, o forse per "paura" di questo suo
talento incontrollabile, il Re dei Re del cinema non avrà
più vita facile presso le majors. Il secondo straordinario
lungometraggio "L'orgoglio degli Amberson" è stato
disconosciuto dall'autore stesso perché la produzione tagliò
quarantatrè minuti di pellicola montandone una nuova versione
senza la supervisione del regista che, con risentimento,
abbandonò Hollywood per andare in Europa. Eppure ricordiamo,
per questo secondo lungometraggio, l'uso eccezionale dei piani
sequenza, del grandangolo e della profondità di campo e una
curiosità, i titoli di coda letti dallo stesso regista.
Sempre a causa delle gravi difficoltà produttive, Welles
sarà costretto più volte a sospendere la realizzazione di
tutte (!) le opere successive, alcune addirittura resteranno
definitivamente incompiute come "È tutto vero"
bloccato dai produttori nel 1942 per questioni politiche e
ritrovato dopo quarant'anni negli archivi della Rko.
Per "Macbeth" Welles, ha praticamente introdotto la
tecnica della regia televisiva: realizzare con poco il
difficile lavoro di Shakespeare fu per lui una scommessa;
filmò pressoché di seguito, preparando minuziosamente tutto
attraverso lunghe prove. Stravolto anch'esso dalla produzione,
solo nel 1980 sono state ripristinate colonna sonora e
montaggio originali. "Otello", Palma d'Oro al
Festival di Cannes come miglior film, è opera modernissima
per l'epoca, con un montaggio straordinario formato da
millecinquecento inquadrature diverse e con tagli e angoli di
ripresa che cambiano continuamente; le solite difficoltà
produttive hanno costretto Welles a tre anni di riprese, tra
produttori falliti e negativi sequestrati e a cambiare quattro
attrici per interpretare Desdemona; restaurato dalla Fox nel
1990.
Più di venti anni invece, è durata la lavorazione per
"Don Chisciotte", un folle progetto lasciato
volutamente incompiuto, girato e fotografato dal solo regista
un pò in tutto il mondo. Ritenuto da molti motivi un film
maledetto "Rapporto confidenziale", realizzato come
già il precedente, con mezzi di fortuna in mezz'Europa, è un
giallo molto complesso. Nel '58 "L'infernale Quinlan"
il film del ritorno ad Hollywood; ancora e sempre un'opera
monumentale nonostante le "manomissioni" finali
della produzione denunciate dallo stesso autore. Per "Falstaff",
Gran Premio al ventesimo anniversario del Festival di Cannes.
Ricorda il produttore esecutivo Alessandro Tasca di Cutò:"Un
giorno abbiamo girato la scena del corteo dell'incoronazione
di Enrico V; quando l'abbiamo vista, Orson ha detto: «La
voglio rifare da un'altra angolazione. Troverò io una chiesa
vicino a Madrid». Solo che mentre la scena girata si svolgeva
tutta da sinistra verso destra, in quella chiesa potevamo
riprendere solo da destra a sinistra, a causa degli sfondi.
L'ho fatto notare a Orson e l'ho portato sul posto per
mostrargli le difficoltà. Allora lui ha detto: «Bene!
Giriamo e poi rovesciamo la pellicola». Così ho dovuto
istruire gli attori, Enrico V ha portato l'orba nell'altra
mano, le giacche hanno avuto l'abbottonatura spostata e le
asole invertite, le armi cambiate di lato. Gli spagnoli hanno
pensato che fossimo impazziti, ma noi l'abbiamo girata così e
poi abbiamo rovesciato tutto in stampa. Questo era Orson".
Ne "La signora di Shanghai" del 1947, ricordiamo la
memorabile parte di Rita Hayworth allora moglie del regista |