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già fatto...già visto...in regia
 

   

   

   

   

   
archivio registi

Daniele Gaglianone

Nato ad Ancona nel '66, Daniele Gaglianone è apprezzato regista di cortometraggi. La sua passione per il cinema lo conduce ad una laurea in Storia e Critica del cinema a Torino. Dal '91 collabora attivamente all'Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza del capoluogo piemontese. Tra le pellicole d'esordio ricordiamo "Il frascame" ('89), "La ferita" (91), "Era meglio morire da piccoli" ('92). Decisiva per la sua carriera sarà invece la collaborazione con l'ormai affermato regista Gianni Amelio per la sceneggiatura di "Così ridevano". Sarà però con "I nostri anni" che Daniele Gaglianone si conquista la giusta attenzione dei media. La pellicola viene infatti presentata al Festival di Cannes nella Quinzaine des Réalisateurs.

Matteo Garrone

Matteo Garrone nasce a Roma nell'ottobre del 1968. Conseguito il diploma al Liceo Artistico, Garrone comincia a lavorare come aiuto operatore dedicandosi poi a tempo pieno alla pittura.
Dopo aver realizzato il cortometraggio "Silhouette" che vince il Sacher Festival, Matteo debutta in campo cinematografico nel 1997, anno in cui firma il suo primo lungometraggio, "Terra di mezzo". L'opera ottiene un discreto successo, conquistando al Festival Cinema Giovani di Torino il Premio Speciale della Giuria e il premio Cipputi. L'opera è altresì presentata al Festival di Angers, al London Film Festival e al N.I.C.E de New York.
L'anno successivo "Ospiti" ottiene consensi alla Mostra d'Arte Cinematografica di Venezia e in altri rinomati festival europei.
Forte del successo conseguito, Garrone realizza nel 2002 "L'imbalsamatore" insolito triangolo sentimentale interpretto da Ernesto Mahieux. Due anni dopo è la volta di "Primo amore"

Tony Gatlif

Nato in Algeria nel 1948, Tony Gatlif comincia la sua carriera artistica nel 1972 recitando nel serial televisivo 'Les Boussardel'. Tre anni dopo, Gatlif, alterna il suo lavoro come attore a quello come cineasta: è il 1975 e Tony firma 'Tête en ruines' il suo primo lungometraggio. Diverse delle opere realizzate dal regista sono presentate ad importanti festival cinematografici dove conquistano premi prestigiosi, è il caso di 'Les Princes' (1981) premiato al festival di Monaco, al Festival di Taormina e al Festival di Valladolid. Non vanno in contro a sorte diversa 'Latcho Drom' (1992), premio 'Un Certain Regard' al Festival di Cannes, e 'Gadjo Dilo' (1997), Leopardo d'argento al festival di Locarno e César per la miglior regia. Nel 2000 Tony Gatlif realizza 'Vengo - Demone flamenco' presentato fuori concorso alla 57.ma Mostra d'Arte Cinematografica di Venezia. La pellicola racconta l’immenso dolore di Caco, giovane andaluso, che non riesce a rassegnarsi alla perdita della figlia. "Vengo è innanzi tutto questo - afferma il regista - un grido, un canto, un inno alla vita, all'amore, al lutto, al prezzo del sangue".
Nel 2002 il cineasta firma la commedia musicale "Swing".

Pietro Germi

'Divertire non significa soltanto far ridere, ma far ridere e far piangere o emozionare o tenere sospesi con il fiato in gola'. Con la sua arte di fare cinema Pietro Germi ha emozionato le platee di tutto il mondo, regalando commozione e sorrisi anche all'interno di una stessa storia. Emozioni in bianco e nero e a colori, tradotte in musica da Carlo Rustichelli, che dalla sua seconda regia (Gioventu perduta, 1947) in poi ha composto tutte le colonne sonore dei suoi film.
Nato a Genova il 14 settembre 1914, unico maschio dopo tre sorelle, rimane orfano di padre quando ha solo 10 anni. Nel 1931 si iscrive al'Istituto Nautico della sua citta perche sogna di viaggiare e di diventare capitano. Lo abbandona dopo tre anni, ma fa in tempo a compiere una crociera che tocca i porti di Marsiglia, Barcellona, Atene e Bari. A vent'anni ha imparato il russo, ama il cinema di Rene Clair e di John Ford ed ha gia scoperto il piacere di fumare quel mezzo sigaro toscano che l'accompagnera anche sul grande schermo. Magari indossando gli occhiali scuri del commissario Ingravallo, sempre polemico nel sottolineare a chiunque, quasi fosse un'offesa, 'non sono dottore'. (Un maledetto imbroglio, 1959).
Da ragazzo e un tipo solitario, un timido aggressivo, con la nostalgia della gente. Proprio come quando interpretera Andrea, tutto solo davanti ad un bicchiere di vino mentre intorno l'umanita torna a casa per festeggiare il Capodanno (L'uomo di paglia, 1957). Prima della guerra si stabilisce a Roma e si iscrive al Centro Sperimentale di Cinematografia, dove si diploma prima in recitazione e poi in regia. Alessandro Blasetti gli offre di lavorare come suo assistente per Retroscena (Blasetti, 1939) e tiene a battesimo anche il suo fugacissimo debutto di attore in La corona di ferro (1941). Si e sposato da poco quando viene richiamato alle armi e si ammala di pleurite. Durante la lunga convalescenza comincia a progettare il suo primo film, Il testimone (1945), che si ostina a voler dirigere da solo, anche se accetta la supervisione di Blasetti.
Negli anni successivi s'impone subito all'attenzione della critica e riscuote i favori del pubblico, anche rivisitando la lezione fordiana per realizzare un film sulla mafia (In nome della legge, 1949). Contemporaneamente deve affrontare gli ostacoli da parte della censura come per Il cammino della speranza (1950), definito da Nicholas Ray 'il film piu emozionante e pieno di poesia che io abbia mai visto'.
Si e da poco separato dalla moglie quando dirige Il ferroviere (1956), dedicato alla figlia Livia e da lui stesso interpretato, dopo aver pensato a Spencer Tracy per il ruolo da protagonista. Come regista sembra avere buoni rapporti piu con le comparse che con gli attori, i quali comunque, grazie ai suoi film, si guadagnano ogni genere di ambiti riconoscimenti. Compreso Saro Urzi, uno di quelli a lui piu cari, pluripremiato per Sedotta e abbandonata (1963). Nei primi anni '60, a dispetto di tutti quelli che lo credono un regista capace solo di far piangere, intraprende il genere della commedia che con lui arriva ad arricchirsi di elementi satirici e grotteschi. Divorzio all'italiana (1961) riceve una nomination all'Oscar e vince l'Oscar come miglior sceneggiatura (scritta insieme a Alfredo Giannetti e Ennio De Concini).
Il suo cinema varca presto i confini nazionali, spopola a Cannes (Signore e signori, 1965, riceve la Palma d'Oro), mentre lui sembra aver trovato un nuova stabilita affettiva con Olga D'Ajello, la donna che sposa nel 1966 e dalla quale avra tre figli. In seguito, pur dirigendo due beniamini della musica italiana, Adriano Celentano (Serafino, 1968) e Gianni Morandi (Le castagne sono buone, 1970), non rinuncia alla collaborazione di Carlo Rustichelli.
Agli inizi degli anni '70 si ammala di una grave forma di cirrosi epatica, ma fa in tempo a raccontare sul grande schermo le disavventure amorose di un timido Alfredo Alfredo (Dustin Hoffman eccezionalmente trapiantato nella provincia italiana), in fin dei conti allergico piu al matrimonio che alle donne. Anche se le sue mogli sono belle come Stefania Sandrelli e Carla Gravina.
Muore a Roma il 5 dicembre 1974, lo stesso giorno del primo ciak di Amici miei (1975), film da lui ideato e poi diretto da Mario Monicelli.

Marco Tullio Giordana

Marco Tullio Giordana nasce a Milano nell'ottobre del 1950. Uomo dalle intense esperienze politiche vissute nel corso degli anni '70, Giordana si accosta al cinema collaborando con Roberto Faenza per "Forza Italia". Debutta dietro la macchina da presa nel 1979 realizzando "Maledetti, vi amerò" che conquista il Pardo al Festival di Locarno e che viene presentato a Cannes lo stesso anno.
Due anni dopo il regista torna all'opera con "La caduta degli angeli" ambizioso progetto che ha come tema centrale due problematici terroristi.
Alternando il suo impegno tra piccolo e grande schermo, il regista lombardo dopo "Pasolini: un delitto italiano" torna in grande stile firmando il toccante "I 100 passi", opera che racconta la vita e la morte di Peppino Impastato. Presentato al Festival di Venezia del 2000, la pellicola si aggiudica il plauso della critica e degli spettatori. Tre anni dopo è la volta de "La meglio gioventù" film di ben sei ore diviso in due atti che narra la storia di una famiglia e, di riflesso, i drammi affrontati dall'Italia in 20 anni di storia.

Amos Gitaï

Amos Gitaï nasce a Haifa in Israele nel 1950. Compie i suoi studi in architettura nella città natale perfezionandoli successivamente a Berkeley in California. Nel 1977, dopo aver girato dei filmati sperimentali in super 8, comincia a lavorare per la televisione israeliana. Due dei suoi film vengono censurati: 'House' e 'Political Myths'. Fra il 1992 e il 1993, il regista cura la messa in scena di alcune opere teatrali utilizzando testi di Rikle e Wilde. Celebri musei dedicano al grande artista numerose retrospettive, fra questi quello di Amsterdam, New York e Rio de Janeiro. I temi dell'esilio e del viaggio sono parte integrante della filmografia di Gitaï che comprende, fra gli altri, 'Esther', 'Berlino - Jerusalemme', 'Golem, l'esprit de l'exil'. Nel 2001 il regista firma 'Eden', pellicola drammatica tratta da un romanzo di Arthur Miller.
L'anno successivo, nel 2002, il regista firma "Verso Oriente".