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Interpreti:
Adam Sandler, Emily Watson, Philip Seymour Hoffman, Luis Guzman,
Lisa Spector, Julie Hermelin, Karen Hermelin, Hazel Mailloux,
Nicole Gelbard, Mia Weinberg, David Stevens, Jimmy Stevens,
Nathan Stevens
Note: Premio per la regia al festival di Cannes 2002 ex-aequo
con "Chihwaseon" di Kwon-Taek Im
Barry
Egan ha una piccola attività insieme alle sue sette sorelle,
che lo bistrattano continuamente, considerandolo un fallito e
facendolo sentire solo e incapace di avere una relazione
sentimentale. Quando una fisarmonica e una donna misteriosa
entrano nella sua vita, ha inizio il suo viaggio nell'universo
amoroso.
Quante
volte abbiamo ripetuto o sentito ripetere «la gente è pazza»,
abbiamo visto o saputo di gesti incongrui e violenti compiuti da
tranquille persone qualsiasi? «Ubriaco d'amore» di Paul Thomas
Anderson (33 anni, americano, regista di «Magnolia» e di «Boogie
Nights») è l'epopea del nostro squallore fuori di testa. Una
società di telefonate oscene serve per trovare le sue vittime a
una banda di rapinatori e ricattatori occultata da un grande
magazzino di materassi: esempio perfetto di criminalità
contemporanea differenziata, di normalità folle, di pazzia
quotidiana. È un uomo comune e squilibrato anche il
protagonista, un giovanotto educato e mite, proprietario di un
negozio, ricattato, vessato sin dalla nascita da sette sorelle
che gli stanno addosso, s'impicciano, telefonano e rimproverano;
ogni tanto gli prendono attacchi di furore durante i quali
sfonda muri, spacca vetrate, demolisce gabinetti, picchia
avversari, piange disperatamente, insomma scarica la tensione
perdendo la testa. Il regista racconta che l'idea del film è
nata da una notizia di cronaca su un ingegnere californiano,
meticoloso partecipante a un concorso promozionale che offriva
viaggi aerei contro acquisti di scatole di pudding, capace di
vincere così due milioni di chilometri in aereo di cui non
avrebbe mai usufruito: una gara demente senza avversari, un
misero intrattenimento esistenziale per chi non ha niente altro.
Per impersonare il personaggio è stato scelto Adam Sandler, un
attore, produttore, regista, cantante, comico e compositore la
cui fama è ancora limitata agli Stati Uniti: poliedrico quanto
Fiorello, bravissimo, con la faccia a uovo come un giovane
Sordi, affiancato da Emily Watson. La tragicommedia è leggera,
a lieto fine romantico, stilizzata alla maniera dei Technicolor
d'un tempo. I paesaggi urbani vasti, polverosi e brutti
acquistano una sorta di mistero surreale nella fotografia di
Robert Elswit, e insieme con la musica perfetta di Jon Brion dà
ancora più forza all'immagine della nostra normalità da pazzi.
Lietta Tornabuoni

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