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Regia
e sceneggiatura: Mario Martone
Fotografia: Pasquale Mari
Montaggio: Jacopo Quadri
Scenografia: Giancarlo Muselli
Genere:
Metafora
Produzione: Angelo Curti, Andrea Occhipinti, Kermit Smith
Distribuzione: Lucky Red
Durata: 113'
Interpreti:
Andrea Renzi, Anna Bonaiuto, Iaia Forte, Roberto De Francesco,
Marco Baliani, Maurizio Bizzi, Salvatore Cantalupo, Adriano
Casale, Antonello Cossia, Francesca Tutolo, Giovanna Giuliani |

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Note:
David di Donatello 1998 per miglior montaggio (Jacopo Quadri)
Siamo
nel 1994 e da tre anni è in corso la guerra nella ex-Jugoslavia.
A Napoli Leo, giovane attore e regista, inizia le prove di uno
spettacolo che ha intenzione di portare nella Sarajevo oppressa
dalla guerra. In città la compagnia lavora in un teatro
malandato, inserito tra i vicoli brulicanti dei quartieri
spagnoli. Il testo da mettere in scena è "I sette contro
Tebe", dramma di un assedio e di una guerra fratricida.
Nella compagnia ci sono Vittorio, fedele collaboratore di Leo,
ex attore attivo nel volontariato come insegnante; Giovanna,
Francesca e Vincenzo, studenti universitari; Maurizio e Rosario
con trascorsi di tossicodipendenza; Luisella Cielo, astro
nascente della scena, reduce dal successo di un film dov'era
protagonista. Mentre nel quartiere il boss Silvano protegge Leo,
all'improvviso Luisella lascia la compagnia per andare a girare
un nuovo film. Viene sostituita da Sara Cataldi, un'attrice con
cui il Teatro Stabile di Napoli ha già un oneroso contratto.
Sono in corso le prove, quando Silvano in pieno giorno viene
assassinato per strada da sicari di boss rivali. Un giorno Leo
riceve un telegramma, che gli fa cambiare atteggiamento. Va in
scena quindi la prova generale: grande successo e piccola festa
tra attori e amici. Ma proprio qui Leo rivela la situazione:
l'amico di Sarajevo è morto, colpito da una granata, il viaggio
in Bosnia non si fa più. Il direttore dello Stabile commenta
che a Sarajevo hanno bisogno di armi, non di teatro.
Sarajevo
è lontana: i rimorsi, gli slanci, le viltà e le velleità con
cui viviamo le remote, piccole guerre contemporanee sono il
movente, il cuore di "Teatro di guerra". Il talento
del regista Mario Martone, napoletano, 39 anni, ideatore dal
1982 dei gruppi teatrali d'avanguardia Falso Movimento e Teatri
Uniti, autore dal 1991 degli ammirati film "Morte di un
matematico napoletano", "L'amore molesto" e del
breve "La salita" (in "I vesuviani"), riesce
a fare qualcosa di straordinario ma di abituale nel suo lavoro:
tenere insieme teatro e cinema, realtà e rappresentazione,
individuo e collettività, Napoli e il mondo, in un flusso
narrativo senza sfasature, armonioso, necessario, bello. Come il
cinema è risultato spesso presente nelle sue messe in scena,
così il teatro pervade il film: "I sette contro Tebe"
di Eschilo, tragedia della città assediata e della guerra
fratricida, è stata provata, rappresentata e filmata alla fine
dell'anno scorso proprio in vista di "Teatro di
guerra". Nel film collocato nel 1994, una compagnia
teatrale napoletana decide di rappresentare la tragedia a
Sarajevo, che è in guerra da tre anni e dove il regista ha
degli amici teatranti. Alle prove dello spettacolo s'intrecciano
situazioni della Napoli degradata dei Quartieri Spagnoli,
momenti della vita privata degli attori, il contrasto tra due
modi (ufficiale, non ufficiale) di fare teatro, le ansie e la
vergogna per il conflitto nell'ex Jugoslavia: alla fine, andare
a Sarajevo si rivelerà impossibile, i teatranti della città
massacrata sono morti, la festa napoletana della
"prima" si conclude nell'amarezza eppure il tentativo
di esprimere solidarietà con la guerra lontana attraverso la
propria guerra quotidiana è stato più vitale che vano. Le
prove teatrali filmate sono bellissime: per lo stile dello
spettacolo, evocativo del passato (il Living Theatre, la cultura
di formazione degli attori) e insieme assolutamente
contemporaneo; per l'energia compressa o sfrenata che anima gli
interpreti; per la natura cinematografica del movimento, della
gestualità, della dialettica interna. Ma teatrali, ossia
segnate da una evidenza e da schemi non naturalistici né
realistici, paiono anche le altre parti di "Teatro di
guerra": la diva Anna Bonaiuto cocainomane e la nuova diva
Iaia Forte transfuga per ambizione; il conflitto apparentemente
insanabile fra teatro indipendente e Teatro Stabile smussato
dalle trattative e dai compromessi reciproci; le buone volontà
inquinate dalla vanità, gli amori recitati più che vissuti;
gli episodi di miseria o di criminalità d'ogni giorno a Napoli
visti come frammenti di documentario ma anche come piccole scene
di genere da opera lirica. Tra gli attori bravissimi, il meno
convincente sembra Andrea Renzi, magari a causa del suo
personaggio che è quello del regista, rispetto al quale Mario
Martone regista può aver provato imbarazzo; il più ammirevole
è Toni Servillo, interprete d'una forza, brutalità ed
eloquenza rare. La musica scelta molto bene contribuisce a fare
d'un piccolo film una gran prova di regia
Lietta Tornabuoni

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