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Interpreti:
Toto', Ninetto Davoli, Femi Benussi, Rossana Di Rocco
Note: Basato sul testo di Pier Paolo Pasolini. Canzoni di
Domenico Modugno. Presentato al 20^ festival di Cannes (1966)
dove Toto' ottenne il premio per la migliore interpretazione. -
Nastro d'argento a Toto' come migliore attore.
Totò
e suo figlio Ninetto si mettono in cammino, nei dintorni di
Roma, per raggiungere una cascina e minacciare lo sfratto a
della povera gente che non paga il canone e si ciba di nidi di
rondine. Durante il cammino, i due parlano di vita e di morte
con un corvo parlante, un petulante e saccente ospite
autoinvitato, sedicente intellettuale marxista vecchia maniera.
Il racconto del corvo induce padre e figlio a rivestire il saio
francescano, divenendo rispettivamente Frate Ciccillo e Frate
Ninetto, per ripetere agli uccelli la predica di San Francesco.
Con una certa fatica e lunghissima preparazione spirituale, Frà
Ciccillo riesce a farsi ascoltare dai falchi e dai passerotti,
facendo loro accettare il messaggio di Dio, senza però far
desistere i rapaci dalle loro sanguinose abitudini. Ripreso il
cammino in abiti borghesi, i due s'imbattono nei funerali di
Togliatti, in manifestazioni popolari e in una prostituta.
Continuano a camminare e a parlare: finchè, sentendo fame,
uccidono il corvo per il loro pasto.
Pasolini
non ha mai "messo al mondo" un film così disarmato,
fragile e delicato come Uccellacci e uccellini. Non solo non
assomiglia ai suoi film precedenti, ma non assomiglia a nessun
altro film. Non per la sua originalità, ma per la sua formula,
che è quella della favola col suo senso nascosto. Il
surrealismo di questo film ha poco a che fare col surrealismo
storico; è fondamentalmente il surrealismo delle favole. Questo
film che voleva essere concepito e eseguito con leggerezza,
sotto il segno dell'Aria del Perdono del "Flauto
Magico", è dovuto in realtà a uno stato d'animo
profondamente malinconico, per cui l’autore non poteva credere
alla comicità sostanziale ed oggettiva della realtà. L'atroce
amarezza dell'ideologia sottostante al film (la fine di un
periodo della nostra storia, lo scadimento di un mandato) ha
finito forse col prevalere. Pasolini ha scelto per tema di
questo film un soggetto difficile: la crisi del marxismo della
Resistenza e degli anni Cinquanta, poeticamente situata prima
della morte di Togliatti, subita e vissuta, dall'interno, da un
marxista, che non è tuttavia disposto a credere che il marxismo
sia finito. La sceneggiatura è stata scritta tenendo presente
un corvo marxista, ma non del tutto ancora liberato dal corvo
anarchico, indipendente, dolce e veritiero. A questo punto, il
corvo è diventato autobiografico, una specie di metafora
irregolare dell'autore. Totò e Ninetto Davoli rappresentano
invece gli italiani innocenti che sono intorno a noi, che non
sono coinvolti nella storia, che stanno acquisendo il primo
stato di coscienza: questo quando incontrano il marxismo nelle
sembianze del corvo. La presenza di Totò e Ninetto Davoli
in questo film è il frutto di una scelta precisa motivata da
un'altrettanto precisa posizione nell'ambito del rapporto tra
personaggio e attore. Pasolini amava fare film con attori non
professionisti, cioè con facce, personaggi, caratteri che sono
nella realtà. Non sceglieva mai un attore per la sua bravura di
attore, cioè non perché fingesse di essere qualcos'altro da
quello che egli era, ma lo sceglieva proprio per quello che era:
e quindi, volendo un personaggio estremamente umano, che avesse
quel fondo napoletano e bonario, e così immediatamente
comprensibile, ha scelto Totò, per quello che era. E nello
stesso tempo voleva che questo essere umano così medio, così
"brava persona", avesse anche qualcosa di assurdo, di
surreale, cioè di clownesco, e Totò sintetizzava felicemente
questi elementi.

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