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Uccellacci, uccellini (Italia - 1966)

Regia e sceneggiatura: Pier Paolo Pasolini
Fotografia: Mario Bernardo, Tonino Delli Colli
Musiche: Ennio Morricone
Montaggio: Nino Baragli
Scenografia: Luigi Scaccianoce

Genere: Grottesco
Produzione: Arco Film
Distribuzione: Cidif - Cd Videosuono, Ab Video, Ricordi Video, Bmg Video, L'unita' Video (Parade)
Durata: 88'

Interpreti: Toto', Ninetto Davoli, Femi Benussi, Rossana Di Rocco

Note: Basato sul testo di Pier Paolo Pasolini. Canzoni di Domenico Modugno. Presentato al 20^ festival di Cannes (1966) dove Toto' ottenne il premio per la migliore interpretazione. - Nastro d'argento a Toto' come migliore attore.

Totò e suo figlio Ninetto si mettono in cammino, nei dintorni di Roma, per raggiungere una cascina e minacciare lo sfratto a della povera gente che non paga il canone e si ciba di nidi di rondine. Durante il cammino, i due parlano di vita e di morte con un corvo parlante, un petulante e saccente ospite autoinvitato, sedicente intellettuale marxista vecchia maniera. Il racconto del corvo induce padre e figlio a rivestire il saio francescano, divenendo rispettivamente Frate Ciccillo e Frate Ninetto, per ripetere agli uccelli la predica di San Francesco. Con una certa fatica e lunghissima preparazione spirituale, Frà Ciccillo riesce a farsi ascoltare dai falchi e dai passerotti, facendo loro accettare il messaggio di Dio, senza però far desistere i rapaci dalle loro sanguinose abitudini. Ripreso il cammino in abiti borghesi, i due s'imbattono nei funerali di Togliatti, in manifestazioni popolari e in una prostituta. Continuano a camminare e a parlare: finchè, sentendo fame, uccidono il corvo per il loro pasto.

Pasolini non ha mai "messo al mondo" un film così disarmato, fragile e delicato come Uccellacci e uccellini. Non solo non assomiglia ai suoi film precedenti, ma non assomiglia a nessun altro film. Non per la sua originalità, ma per la sua formula, che è quella della favola col suo senso nascosto. Il surrealismo di questo film ha poco a che fare col surrealismo storico; è fondamentalmente il surrealismo delle favole. Questo film che voleva essere concepito e eseguito con leggerezza, sotto il segno dell'Aria del Perdono del "Flauto Magico", è dovuto in realtà a uno stato d'animo profondamente malinconico, per cui l’autore non poteva credere alla comicità sostanziale ed oggettiva della realtà. L'atroce amarezza dell'ideologia sottostante al film (la fine di un periodo della nostra storia, lo scadimento di un mandato) ha finito forse col prevalere. Pasolini ha scelto per tema di questo film un soggetto difficile: la crisi del marxismo della Resistenza e degli anni Cinquanta, poeticamente situata prima della morte di Togliatti, subita e vissuta, dall'interno, da un marxista, che non è tuttavia disposto a credere che il marxismo sia finito. La sceneggiatura è stata scritta tenendo presente un corvo marxista, ma non del tutto ancora liberato dal corvo anarchico, indipendente, dolce e veritiero. A questo punto, il corvo è diventato autobiografico, una specie di metafora irregolare dell'autore. Totò e Ninetto Davoli rappresentano invece gli italiani innocenti che sono intorno a noi, che non sono coinvolti nella storia, che stanno acquisendo il primo stato di coscienza: questo quando incontrano il marxismo nelle sembianze del corvo. La presenza di Totò e Ninetto Davoli  in questo film è il frutto di una scelta precisa motivata da un'altrettanto precisa posizione nell'ambito del rapporto tra personaggio e attore. Pasolini amava fare film con attori non professionisti, cioè con facce, personaggi, caratteri che sono nella realtà. Non sceglieva mai un attore per la sua bravura di attore, cioè non perché fingesse di essere qualcos'altro da quello che egli era, ma lo sceglieva proprio per quello che era: e quindi, volendo un personaggio estremamente umano, che avesse quel fondo napoletano e bonario, e così immediatamente comprensibile, ha scelto Totò, per quello che era. E nello stesso tempo voleva che questo essere umano così medio, così "brava persona", avesse anche qualcosa di assurdo, di surreale, cioè di clownesco, e Totò sintetizzava felicemente questi elementi.