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Titolo
originale: Thomas est amoureux
Regia : Pierre
Paul Renders
Sceneggiatura: Philippe Blasband
Fotografia: Virginie Saint-Martin
Musiche: Igor Sterpin
Montaggio: Ewin Ryckart
Scenografia: Pierre Gerbaux
Genere:
Drammatico
Produzione: Entre chien et loup, JBA Productions,
Radio-télévision Belge (RTBF)
Distribuzione: Key Films
Durata: 95' |

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Interpreti:
: Benoît Verhaert, Magali Pinglaut, Micheline Hardy, Aylin Yay
Note:
Presentato alla 57^ mostra del cinema di Venezia (2000) nella
sezione "Cinema del presente"
Thomas,
32 anni, è affetto da una forma acuta di agorafobia. Per
questo, da otto anni si è rinchiuso volontariamente in casa e
mantiene i contatti con il mondo esterno solo attraverso
Internet. Nonostante la sua esistenza da eremita, è felice,
anche se solo. Così il suo psicanalista decide di iscriverlo ad
un club per appuntamenti via Internet. Sullo schermo del suo
computer cominciano ad arrivare messaggi di donne, affamate
d'amore. Riusciranno a far uscire Thomas dalla sua prigionia
volontaria?
Pierre
Paul Renders, giovane regista belga, al suo primo
lungometraggio, analizza la paura del mondo e al contempo quella
della solitudine. Con il suo personaggio, Thomas, che non
compare mai, Renders decide di parlare dell'agorafobia in
maniera piuttosto originale: fa in modo infatti che lo
spettatore diventi esso stesso protagonista, guardando il mondo
come lo guarda lui attraverso un videotelefono. Sullo schermo
nient'altro che primissimi piani, lunghi piani sequenza e
inquadrature fuori centro e fuori fuoco dei personaggi con i
quali Thomas si trova a parlare. La mamma che rispetta le regole
del figlio cercando di chiamarlo una sola volta a settimana;
l'assicuratore della "Globale" che si prende cura di
Thomas, gestendo ogni aspetto della sua vita di segregeato
volontario, persino contento di gestire tutto il denaro
affidatogli; lo psichiatra che decide di iscriverlo ad un club
di incontri per "guarirlo"; la cyber woman, costruita
virtualmente al computer con la quale Thomas riesce a fare
sesso. Ma sullo schermo arrivano anche delle donne vere che
invadono la sua vita con le loro emozioni, le insicurezze e la
loro debordante voglia d'amore. Thomas riesce a sfuggire a
questi attacchi dall'esterno, raccontando di sè e della sua
malattia, lasciando però che un dubbio crescente si faccia
strada lentamente, facendolo riflettere su tutta la sua vita di
quegli ultimi otto anni. Riesamina il suo mondo intimo e privato
e si accorge di sentirsi confuso e annoiato e, non riuscendo
più a convincere chi lo ascolta che quella vita è la più
auspicabile, non convince neppure se stesso. Certo è che il
regista sembra conoscere perfettamente il mondo di un agorafobo:
riesce, con la sua tecnica cinematografica a far entrare di
colpo lo spettatore in una realtà piuttosto inquietante in cui
i sentimenti e le passioni sono raggelate dal video che non
lascia spazio allo "spazio" in un continuo susseguirsi
di personaggi in primo piano che sembrano cercare essi stessi
una identità e autenticità, dipingendo il viso con strani e
criptici segni. Il risultato è un crescente senso di
claustrofobia e il desiderio di scappare dalla sala per
ritrovarsi in un fumosissimo bar, spinto dalla folla verso il
bancone per ordinare una ottima birra e godersela "in santa
pace".

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