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Silence…on tourne (Egitto, Francia - 2002)

Titolo originale: Skoot Hansawwar
Regia e sceneggiatura:
Youssef Chahine
Fotografia: Pierre Dupouey
Musiche: Omar Khairat
Montaggio: Rachida Abdel Salam, Tamer Ezzat
Scenografia: Hamed Hemdan

Genere: Commedia, Musicale
Produzione: MISR International Films, Ognon Pictures, Havas Images, Centre national de la Cinématographie, France 2 Cinéma
Distribuzione: Lady Film
Durata: 108'

Interpreti: Latina, Ahmed Wafik, Ahmed Bédeir, Magda El Khatib, Mostapha Chaaban, Rubi, Zaki Abdel Wahab, Ahmed Mehrez.

Note: Presentato in concorso alla 58ma mostra di Venezia. (2001)

Dopo un trionfale concerto, la cantante e attrice Malak viene avvicinata da un suo ammiratore, Lamei, che inizia a corteggiarla con insistenza. Si spaccia per psicologo, ma in realtà è un giovane ambizioso che vorrebbe arricchirsi senza fatica, facendosi mantenere. La donna si lascia conquistare, desiderosa di vivere una passione dopo anni di rapporto formale con un marito da cui sta per separarsi. Non la dissuadono né la madre, un'arzilla settantenne che non si cura delle convenzioni, né il regista Ezz Eldine e lo sceneggiatore Alphi, con cui sta girando l'ennesimo film musicale di passioni infelici. La figlia Paula non prende posizione, presa dal suo amore per Nasser, figlio dell'autista di famiglia e universitario; anche la nonna, che ironizza sul suo idealismo politico e sociale, ne apprezza la sincerità e l'intelligenza. Lamei si installa a casa della diva, che gli fa ottenere una parte nel film, nonostante l'ostilità di Alphi, e lo fa cantare con sé. Malak interrompe un concerto per correre dalla madre moribonda, ma Lamei continua cinicamente a cantare da solo. Nonostante il dolore per la morte della madre, la donna è ormai preda del giovane, che la convince a produrre un film da una sua sceneggiatura. Alphi, geloso e incapace chiudere la sceneggiatura del film in lavorazione con Ezz Eldine e Malak, fa credere a Lamei che l'amata è diseredata a favore di Paula. La ragazza si presta al gioco e registra le frasi con cui il giovane la corteggia, identiche a quelle utilizzate per la madre. Svelato il suo disegno, viene messo alla porta, in una pirotecnica resa dei conti. Paula e Nasser si godono il loro amore sincero, Malak riprende a cantare malinconicamente, e Alphi porta a termine la sua storia, cui ha trovato un finale a sorpresa. Tra gli spettatori c'è Lamei, che non trattiene una lacrima nel vedere Malak che canta sui titoli di coda.

Se dovessimo indicare la cifra stilistica di un autore prolifico ed originale come Youssef Chahine, da molti considerato il padre del cinema arabo, non esiteremmo a puntare l’indice verso quella leggerezza che sembra accompagnare ogni sequenza del regista egiziano, smussando gli spigoli di un montaggio letteralmente ricamato sulle pieghe di piccoli o grandi eventi che corrono veloci sul crinale della Storia. Dai racconti di gente comune in film come Cairo Station (Bab El Hadid) del lontano 1958 fino alla personalissima rivisitazione delle gesta di Napoleone Bonaparte o del filosofo arabo Averroè, protagonisti rispettivamente di Adieu Bonaparte e Il destino, tutte le strutture filmiche realizzate dalla macchina da presa di Chahine sembrano possedere una misteriosa consistenza gassosa, un nucleo liquido che attraversa e lega fra loro generi e paesaggi cinematografici lontani e distanti in un crocevia di esperienze visive e sonore. Così, la commedia si fa western, il dramma diviene satira grottesca, i duelli sono danze tambureggianti, mentre lo schermo è investito da un’epifania di note e colori che, proprio in Silence…on tourne!, suscita insospettabili vertigini cinematografiche.
Già, perché nel suo ultimo film Chahine non ha paura di mostrare e contaminare le radici popolari della sua arte scarnificando una trama che è solo il pretesto per incorniciare e concatenare inquadrature segnate da accumuli di oggetti e persone sparsi qua e là su un set dove gli elementi naturali (acqua, aria e terra soprattutto) sembrano combinarsi in disprezzo di ogni legge fisica. E’ la magia del cinema – Silence…on tourne!, appunto – che alleggerisce i corpi degli attori al canto d’amore della voce di Latifa, pop star araba protagonista del film, saturando lo spazio di ogni inquadratura in un galleggiamento onirico che eccede continuamente il corpo e il segno. Questa volta il gas aereo sprigionato del tocco di Chahine irrompe direttamente sulla scena a forzare ogni logica narrativa, illuminando una materia che non esita a librarsi in volo. Forse sospinta da un cinema che ha nell’incessante metamorfosi delle sue forme il suo unico principio regolatore.
Guglielmo Siniscalchi