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Titolo
originale: Satin rouge
Regia e sceneggiatura: Raja Amari
Fotografia: Diane Baratier
Musiche: Nawfel El Manaa
Montaggio: Pauline Dairou
Scenografia: Kais Rostom
Genere:
Musicale, Drammatico
Produzione: Nomadis Images, Adr Productions, Canal +, Arte
France Cinema, A.N.P.A.
Distribuzione: Keyfilms Roma
Durata: 100' |

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Interpreti:
Hiyam Abbas, Hend El Fahem, Maher Kamoun,
Faouzia Badr, Nadra Lamloum, Abou Moez
El Fazaa, Salah Miled, Monia Hichri
A
Tunisi, nei giorni nostri, Lilia è ritenuta da tutti una
signora per bene ed una madre premurosa. La donna è convinta
che sua figlia Salma abbia una relazione con il musicista Chokri,
che suona al cabaret 'Satin Rouge'. Con alle spalle un passato
difficile (che l'ha costretta ad abbandonare in gioventù tutti
i suoi sogni), Lilia è determinata a salvare la figlia dalla
sua 'relazione pericolosa' e per questo decide di recarsi al
locale. Ma una volta dentro il 'Satin Rouge', viene travolta dai
ricordi e, attraverso la danza, riscopre quei desideri che era
stata costretta a sacrificare da giovane.
Il
corpo, questo dimenticato. Mentre l'Occidente ricco e depresso
intona il De profundis per le sue donne (e per i loro figli)
nella sapiente polifonia di 'The Hours', una 32enne regista
tunisina ci scalda il cuore parlando del corpo e del bisogno di
muoverlo, di sentirlo, di usarlo per il nostro e l'altrui
piacere. Accade nel toccante 'Satin rouge' di Raja Amari (grande
scandalo in patria), che visto da qui può sembrare una parabola
tardo femminista mentre è un film sul desiderio, punto e basta.
Il desiderio sopito di Lilia, vedova sui 40 di segreta bellezza.
Che si risveglia quando la donna scopre per caso, pedinando il
fidanzato della figlia, un mondo notturno e proibito fatto di
danzatrici del ventre, di maschi bramosi (ma corretti), di
emozioni represse e prepotenti. Naturalmente finirà lei stessa
a esibirsi in quel cabaret vestita di lustrini. Ma il suo
itinerario di liberazione personale, illuminato dagli occhi
ardenti e dai fianchi generosi della bellissima Hiam Abbass,
resta aperto e sorprendente fino alla fine. E fra piccole
notazioni sociologiche e brevi squarci lirici, il centro è
sempre lei: una donna matura che riscopre la propria
femminilità. C'è spettacolo più bello?
Fabio Ferzetti

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