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Roger Dodger (USA- 2002)

Titolo originale: Roger Dodger
Regia e sceneggiatura:
Dylan  Kidd
Fotografia: Joaquin  Baca-Asay
Musiche: Craig  Wedren
Montaggio: Andy  Keir
Scenografia: Stephen  Beatrice

Genere: Commedia
Produzione: Holedigger Films Inc., Roger Dodger Llc
Distribuzione: Lady Film
Durata: 104'

Interpreti: Campbell  Scott, Jesse  Eisenberg, Isabella  Rossellini, Elizabeth  Berkley, Jennifer  Beals, Mina  Badie, Ben  Shenkman, Chris  Stack.

Note: Premiato alla prima edizione del Tribeca film festival di New York e presentato alla settimana internazionale della critica di Venezia 2002 - ha vinto il premio Fipresci e il Luigi de Laurentiis opera prima ex-aequo con "due amici".

Roger si considera un maestro nell'arte della seduzione e vuole insegnare al nipote adolescente, Nick, timido e impacciato, il suo modo di comportarsi con le donne. Ma durante una nottata passata insieme a Manhattan sarà il nipote ad insegnare allo zio a rispettare le donne.

Debutto del regista e sceneggiatore newyorkese Dylan Kidd, Roger Dodger è un film sulla parola più come forma che come senso. Il classico caos di New York, il ritmo incessante della vita e delle azioni, questa volta si originano dalla comunicazione verbale e dai volti delle persone colti in primo piano e primissimo piano spesso fuori fuoco o seminascosti, volti che si impossessano dell'inquadratura tanto da mettere in secondo piano gli ambienti, volti catturati da una macchina da presa in costante movimento.
Roger - autore di pubblicità e quindi avvezzo per lavoro all'uso delle parole - è colui che ci guida dentro questo eccesso di frasi, spesso veri e propri sproloqui, enunciate nei locali, negli uffici, in strada, ovunque ci sia occasione di articolare un discorso con qualcuno. All'arrivo del nipote adolescente Nick, desideroso di iniziare la propria vita sessual mondana, Roger spreca l'occasione per confrontarsi intimamente con una persona. Intenzionato a fornire un educazione sentimentale ed erotica al giovane Nick, Roger lo infarcisce di rigide strategie di conquista e lezioni di psicologia femminile che non sortiscono grande effetto, deludendo il ragazzo al punto da spingerlo a tornare da dove è venuto. L'incapacità di ascoltare gli altri rendono la vita di Roger solitaria e priva di un vero legame con le proprie esperienze vissute invece superficialmente - da qui l'incompetenza amorosa che provoca il fallimento delle regole imposte al nipote -, convincendosi del contrario come per mestiere si trova a convincere gli altri del valore e della necessità di un prodotto, sprovveduto di ogni capacità di analisi della propria vita lasciata correre come i discorsi che lo rendono apparentemente brillante ma vuoto.
Indagine sulla vacuità della parola pronunciata spesso senza convinzione, il film lega indissolubilmente la logorrea della vita contemporanea - dove il parlare è un bisogno disperato per illudersi di non essere soli se non un mezzo per credere di esserci tout court - a New York, metropoli per eccellenza, coacervo di speranze e scintillii illusori, di contraddizioni e di milioni di vite alla ricerca di uno status sociale che le qualifichi immediatamente agli occhi dei propri simili, magari generando invidie e ipocrisie. Discorrere diviene una ginnastica verbale, saper conversare un gioco di illusioni, una necessità impellente, quasi un bisogno fisiologico, giungendo perfino ad annullare le motivazioni che da sempre spingono un essere sociale a comunicare e quindi sospendendone il valore; naturalmente incontrare l'altro non è più esperienza di uno stare insieme, motivo di confronto, ma un mero strumento per "citarsi addosso", come un grande newyorkese titolò un suo esilarante libro. Sarà per questo che Kidd preferisce sottolineare i volti, cercandovi qualcosa che superi o addirittura contraddica le parole.
Emanuela Liverani