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Interpreti:
Billy Crudup, Frances
McDormand, Kate
Hudson, Patrick Fugit, Anna Paquin, Jason Lee, Fairuza Balk.
Note:
Golden globe 2001 come miglior film brillante e a Kate Hudson
come migliore attrice non protagonista. Oscar 20001 per la
migliore sceneggiatura originale a Cameron Crowe.
Russell
Hammond è un adolescente aspirante giornalista. Un giorno si
trova a dover intervistare il gruppo musicale degli 'Stillwater'
per conto della rivista Rolling Stone. Per evitare le
asfissianti attenzioni della madre, piuttosto apprensiva, decide
di partire al seguito della band. E' la storia autobiografica
del regista che ha iniziato come giornalista musicale.
Fra
i più recenti racconti cinematografici che attingono alla
mitografia del rock, Quasi Famosi si colloca a metà fra Alta
Fedeltà, in cui il fan vive il rapporto con i propri idoli
attraverso il rituale dell'acquisto e dell'ascolto dei dischi, e
Velvet
Goldmine, in cui al centro della vicenda c'è una star del
rock; non è il caso di scomodare altri titoli della vasta
filmografia di genere, perché il dato essenziale del film
girato da Cameron Crowe è l'adesione ad un modello di
rappresentazione convenzionale, affidato alla selezione delle
pop-song d'epoca e alla rielaborazione dei numerosi aneddoti
circolanti sulla vita in tour. Fatto curioso è semmai la scelta
di guardare il circo del rock attraverso gli occhi di un critico
musicale adolescente, che segue una band in tournée (con il
permesso della madre) per la prestigiosa rivista "Rolling
Stone". Il gruppo in questione, gli Stillwater, mescola
tratti dei cosiddetti "sudisti", Lynyrd Skynyrd e
Allman Brothers (entrambi presenti nella nutrita colonna
musicale del film, più di cinquanta brani!), alla consueta
iconografia dei Settanta, dalle parti dei Led Zeppelin e dei
Deep Purple: capelli lunghissimi, barbe fluenti, camicie a
fiori, stivali di pelle; e naturalmente lunghi concerti dai
suoni pesanti alternati a passaggi più introversi. Il giovane
critico si dibatte fra l'entusiasmo per il "circo", la
passione per la bella groupie Penny Lane, che viaggia al seguito
dei gruppi, e il costante richiamo all'ordine da parte della
madre, terrorizzata all'idea che il figlio possa far uso di
droghe.
Almost Famous ha un punto di forza nel referente, che abbraccia
una delle culture più condivise del Novecento, quella del rock'n'roll
in tutte le sue numerose e complesse declinazioni: l'effetto
empatico è spesso assicurato dall'affiorare di una voce (Rod
Stewart, Joni Mitchell, Cat Stevens), associata ad una
situazione in qualche modo tipica: la fine del concerto-rito, il
tramonto sull'autostrada, gli allegri momenti conviviali. Va
dato merito a Crowe di avere posto grande cura nel disegno dei
personaggi minori, in primo luogo il navigato critico musicale
interpretato da Philip Seymour Hoffman, che in un paio di scene
ben congegnate demolisce l'edificio luccicante del rock
mostrandone le tante ombre al più giovane collega: ancora pochi
anni, d'altra parte, e gli irriverenti Sex Pistols a
quell'edificio avrebbero dato l'ultima spallata, dopo di che
qualunque discorso sulla musica di massa è diventato buono per
sociologi, nostalgici o ritardatari.
Ecco allora il limite maggiore di Almost Famous: sarà pur vero,
come sostiene Emanuela Martini su "Film TV" del 6
maggio 2001, che "l'autore agguanta un'immagine suggestiva,
la incornicia, le dà spazio, ma subito l'abbandona"; il
fatto è che proprio attraverso la gestione economica di questi
miti si dà luogo ad un elenco di frammenti d'immaginario, tutti
già noti. L'elenco come procedimento creativo questa volta non
ci appassiona, alcune associazioni (la corsa fra i taxi gialli
con "Mona Lisa's and mad hatters" di Elton John) fanno
pensare agli spot pubblicitari, altre tentano il vero e proprio
ricatto emotivo: come si possono non amare i Led Zeppelin?

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