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Interpreti:
Charlotte Rampling, Ludivine Sagnier, Charles Dance, Marc
Fayolle, Jean-Marie Lamour, Mireille Mossé, Lauren Farrow,
Sebastian Harcombe
Note:
Presentato in concorso al 56mo festival di Cannes (2003).
Un'autrice
inglese di romanzi polizieschi di gran successo, Charlotte
Rampling, si isola d'estate in Francia nella casa di campagna
del suo editore-amante nel Lubéron, per scrivere un nuovo
libro. Una notte viene disturbata dall'irruzione della figlia
dell'editore, che intende passare le vacanze nella villa del
padre. La scrittrice è irritata dal chiasso, dal disordine,
dalle pratiche sessuali con partner occasionali della ragazza;
la ragazza è irritata dalla severità, dal doverismo, dalla
natura abitudinaria, dall'atteggiamento critico della donna non
più giovane. Il conflitto si placa quando la ragazza uccide
accanto alla piscina un amante che la rifiutava e la scrittrice
l'aiuta a occultarne il cadavere. Le due donne si separano: ma
può darsi benissimo che tutto sia un'invenzione della
scrittrice per stimolare la propria creatività. Ludivine
Sagnier è un'attrice che ama spogliarsi, quindi viene spesso
vista nuda o seminuda, tanto che il bel petto quasi sopraffà la
faccia; Charlotte Rampling compare distesa supina sul letto
nuda, col suo corpo sciupato, una sola volta. Il regista
francese François Ozon, 36 anni, già autore di «Gocce d'acqua
su pietre roventi», «Sotto la sabbia», «Otto donne», è
bravo nel descrivere l'ambiente (campagna assolata, casa
ombrosa, piscina-rifugio, paese carino) e nel ritrarre (magari
con qualche indulgenza macchiettistica) i due personaggi
femminili così diversi, ma non riesce a portare avanti la
storia in modo interessante e convincente, né a creare
un'atmosfera che renda credibile l'immersione nell'immaginazione
di un possibile romanzo.
Lietta Tornabuoni
Le
tensioni create tra le due protagoniste, quel clima di contagio
nervoso, sono elementi che appaiono già troppo scritti prima di
essere filmati. Il lavoro sul romanzo giallo di Sarah è un po’
come quello di Ozon nel far precipitare i residui del giallo
dentro la quotidianità delle sue donne.
Sempre di spazi chiusi continua ad essere composto, anche in
Swimming Pool, il cinema di François Ozon. Dopo le abitazioni
di 8 donne e un mistero, Gocce d’acqua su pietre roventi e
Sotto la sabbia, anche quest’ultima opera vede protagoniste
due personaggi femminili all’interno di una casa. Da una parte
c’è Sarah Morton (Charlotte Rampling), una scrittrice inglese
autrice di polar di successo che si trasferisce nella casa del
suo editore, nel Luberon, per riposarsi e ritrovare l’ispirazione.
Una notte però la sua tranquillità viene interrotta da Julie (Ludivine
Sagnier, tra le protagoniste di 8 donne e un mistero e Gocce d’acqua
su pietre roventi), l’irrequieta figlia dell’editore.
Sospeso sull’asse Londra-Luberon, in un bilinguismo
anglo-francese, Ozon si conferma estremamente attento nel lavoro
che fa sugli attori, portandoli a uno stato frequente di
volontaria esasperazione. Si ha però l’impressione che il
cineasta francese continui a fare cinema come se facesse teatro,
spingendo al limite la parola per sopperire a limiti di uno
sguardo dove è spesso l’obiettivo della macchina da presa che
si muove in funzione dei corpi e non viceversa. Così le
tensioni create tra le due protagoniste, quel clima di contagio
nervoso, sono elementi che appaiono già troppo scritti prima di
essere filmati. Il lavoro sul romanzo giallo di Sarah è un po’
come quello di Ozon nel far precipitare i residui del giallo
dentro la quotidianità delle sue protagoniste. Ecco allora gli
sguardi da lontano di Catherine su Julie, ecco la necessità di
una di toccare gli oggetti dell’altra, ecco la propensione
della scrittrice a trasformare Julie in protagonista del libro
che sta scrivendo, proprio mentre contemporaneamente prende
corpo, consistenza, il suo personaggio sullo schermo. Nel
momento in cui Ozon affronta più direttamente le forme del
polar, sembra guardare a quella provincia malata del cinema di
Claude Chabrol. Ma l’apparenza, la superficie in Ozon,
rispetto a Chabrol, hanno sempre il sopravvento. La presenza
degli specchi, i riflessi sul vetro e sull’acqua della
piscina, sono gli elementi determinanti di un
incubo/duplicazione hitchcockiana alla Vertigo, dove alla fine
del film Julie si presenta vicino al padre completamente diversa
da quella che ha abitato nella casa in campagna. Il gioco di
Ozon si è così pienamente esplicitato. La sua macchina da
presa è come se fosse entrata nel cervello di Catherine facendo
vedere gli atti di una creazione che in Swimming Pool riesce
solo raramente a prendere autentica forma visiva per come è
già troppo lavorata a livello di testo.
Simone Emiliani

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