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Swimming pool (Francia, Gran Bretagna - 2003)

Titolo originale: Swimming pool
Regia:
François Ozon
Sceneggiatura: François Ozon, Emmanuèle Bernheim
Fotografia: Yorick Le Saux
Musiche: Philippe Rombi
Montaggio: Monica Coleman
Scenografia: Wouter Zoon

Genere: thriller
Produzione: Olivier Delbosc
Distribuzione: BIM
Durata: 103'

Interpreti: Charlotte Rampling, Ludivine Sagnier, Charles Dance, Marc Fayolle, Jean-Marie Lamour, Mireille Mossé, Lauren Farrow, Sebastian Harcombe

Note: Presentato in concorso al 56mo festival di Cannes (2003).

Un'autrice inglese di romanzi polizieschi di gran successo, Charlotte Rampling, si isola d'estate in Francia nella casa di campagna del suo editore-amante nel Lubéron, per scrivere un nuovo libro. Una notte viene disturbata dall'irruzione della figlia dell'editore, che intende passare le vacanze nella villa del padre. La scrittrice è irritata dal chiasso, dal disordine, dalle pratiche sessuali con partner occasionali della ragazza; la ragazza è irritata dalla severità, dal doverismo, dalla natura abitudinaria, dall'atteggiamento critico della donna non più giovane. Il conflitto si placa quando la ragazza uccide accanto alla piscina un amante che la rifiutava e la scrittrice l'aiuta a occultarne il cadavere. Le due donne si separano: ma può darsi benissimo che tutto sia un'invenzione della scrittrice per stimolare la propria creatività. Ludivine Sagnier è un'attrice che ama spogliarsi, quindi viene spesso vista nuda o seminuda, tanto che il bel petto quasi sopraffà la faccia; Charlotte Rampling compare distesa supina sul letto nuda, col suo corpo sciupato, una sola volta. Il regista francese François Ozon, 36 anni, già autore di «Gocce d'acqua su pietre roventi», «Sotto la sabbia», «Otto donne», è bravo nel descrivere l'ambiente (campagna assolata, casa ombrosa, piscina-rifugio, paese carino) e nel ritrarre (magari con qualche indulgenza macchiettistica) i due personaggi femminili così diversi, ma non riesce a portare avanti la storia in modo interessante e convincente, né a creare un'atmosfera che renda credibile l'immersione nell'immaginazione di un possibile romanzo.
Lietta Tornabuoni

Le tensioni create tra le due protagoniste, quel clima di contagio nervoso, sono elementi che appaiono già troppo scritti prima di essere filmati. Il lavoro sul romanzo giallo di Sarah è un po’ come quello di Ozon nel far precipitare i residui del giallo dentro la quotidianità delle sue donne.
Sempre di spazi chiusi continua ad essere composto, anche in Swimming Pool, il cinema di François Ozon. Dopo le abitazioni di 8 donne e un mistero, Gocce d’acqua su pietre roventi e Sotto la sabbia, anche quest’ultima opera vede protagoniste due personaggi femminili all’interno di una casa. Da una parte c’è Sarah Morton (Charlotte Rampling), una scrittrice inglese autrice di polar di successo che si trasferisce nella casa del suo editore, nel Luberon, per riposarsi e ritrovare l’ispirazione. Una notte però la sua tranquillità viene interrotta da Julie (Ludivine Sagnier, tra le protagoniste di 8 donne e un mistero e Gocce d’acqua su pietre roventi), l’irrequieta figlia dell’editore. Sospeso sull’asse Londra-Luberon, in un bilinguismo anglo-francese, Ozon si conferma estremamente attento nel lavoro che fa sugli attori, portandoli a uno stato frequente di volontaria esasperazione. Si ha però l’impressione che il cineasta francese continui a fare cinema come se facesse teatro, spingendo al limite la parola per sopperire a limiti di uno sguardo dove è spesso l’obiettivo della macchina da presa che si muove in funzione dei corpi e non viceversa. Così le tensioni create tra le due protagoniste, quel clima di contagio nervoso, sono elementi che appaiono già troppo scritti prima di essere filmati. Il lavoro sul romanzo giallo di Sarah è un po’ come quello di Ozon nel far precipitare i residui del giallo dentro la quotidianità delle sue protagoniste. Ecco allora gli sguardi da lontano di Catherine su Julie, ecco la necessità di una di toccare gli oggetti dell’altra, ecco la propensione della scrittrice a trasformare Julie in protagonista del libro che sta scrivendo, proprio mentre contemporaneamente prende corpo, consistenza, il suo personaggio sullo schermo. Nel momento in cui Ozon affronta più direttamente le forme del polar, sembra guardare a quella provincia malata del cinema di Claude Chabrol. Ma l’apparenza, la superficie in Ozon, rispetto a Chabrol, hanno sempre il sopravvento. La presenza degli specchi, i riflessi sul vetro e sull’acqua della piscina, sono gli elementi determinanti di un incubo/duplicazione hitchcockiana alla Vertigo, dove alla fine del film Julie si presenta vicino al padre completamente diversa da quella che ha abitato nella casa in campagna. Il gioco di Ozon si è così pienamente esplicitato. La sua macchina da presa è come se fosse entrata nel cervello di Catherine facendo vedere gli atti di una creazione che in Swimming Pool riesce solo raramente a prendere autentica forma visiva per come è già troppo lavorata a livello di testo.
Simone Emiliani