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Stage beauty (GB/Ger/U.S.A. - 2004)

Titolo originale: Stage beauty
Regia:
Richard Eyre
Sceneggiatura: Jeffrey Hatcher (dalla sua commedia)
Fotografia: Andrew Dunn
Scenografia: Jim Clay
Montaggio: Tariq Anwar
Costumi: Tim Hatley
Musiche: George Fenton

Genere: Drammatico
Produzione: Robert De Niro, Hardy Justice, Jane Rosenthal, Michael Dreyer Per Tribeca Productions, Qwerty Films, N1 European Film Produktions Gmbh & Co. Kg, Artisan Entertainment, Bbc Films, Lions Gate Films, Momentum Pictures, Returning Productions
Distribuzione: Mikado
Durata: 110'

Interpreti:Billy Crudup, Claire Danes, Rupert Everett, Tom Wilkinson, Ben Chaplin, Edward Fox, Clare Higgins, Hugh Bonneville, Richard Griffiths, Zoe Tapper

Una commedia in costume ambientata a Londra nel 1660: per parlare di ieri, di oggi, ma anche del futuro. Uno Shakespeare in Love con più verve e intelligenza. Una riflessione, a tratti farsesca, sull'identità sessuale, sui rapporti uomo donna, sull'essenza della bellezza, sul teatro e il mestiere dell'attore. Il tutto rifuggendo di compiacere le mode del momento, senza evitare di sparare con grazia colpi bassi e indurre a pensare divertendosi. "La gente non cambia attraverso i secoli," dice il regista Richard Eyre "se guardi la poesia del mondo antico e tutta la narrativa del tempo, si parla sempre della stessa cosa: i rapporti. Nel corso della storia, la gente si comporta in maniera molto simile. Se guardi dietro alle vecchie storie, scopri che sono simili a quelle attuali, per cui non è difficile entrare nella mentalità di una persona del XVII secolo o aggiungere al XVII secolo una sensibilità contemporanea".
Nel XVII secolo le donne non potevano calcare le scene: era illegale. I ruoli femminili erano interpretati da uomini travestiti. Tra loro spiccava, per grande bellezze femminea e bravura, Edward 'Ned' Kynaston (Billy Crudup), attore realmente esistito di cui si può ammirare un ritratto 'en travesti' alla National Portrait Gallery di Londra. Kynaston faceva il tutto esaurito con le sue interpretazioni scespiriane in falsetto nel teatro di Thomas Betterton (Tom Wilkinson): Cleopatra, Ofelia, ma soprattutto Desdemona dell'Otello, tante eroine per Kynaston, stretto in abiti sontuosi, imbellettato, rasato alla perfezione. Dietro le quinte la sua assistente di camerino Maria (Claire Danes) ne ripeteva a memoria le battute, ne ricalcava le mosse svenevoli, fuggendo di nascosto per esibirsi come Desdemona in una taverna. Tra Ned Kynaston e Maria il rapporto è tanto speciale quanto ambiguo: Ned recita da donna e non sa quanto di uomo è rimasto in lui; Maria è solo un abbozzo di donna, che copia la femminilità proprio da Ned, da cui è attratta. "Siamo uguali" le dice lui, e mai affermazione è più reale, uno è speculare all'altro.

Per Kynaston il destino è in agguato: re Carlo II (Rupert Everett) decide di permettere alle donne di recitare. Di più: le donne potranno recitare solo parti femminili e gli uomini solo maschili. Maria calcherà, prima tra tutte, il palcoscenico, mentre Ned, che si rifiuterà di recitare in ruoli maschili, sarà bandito, lasciato dall'amante segreto e benefattore George Villiars, Duca di Buckingham (Ben Chaplin) e picchiato a sangue per una vendetta personale, finendo per esibirsi in luridi postriboli, dove, pur di recitare, offrirà agli occhi di tutti la sua reale identità fisica. Maria accorrerà in suo aiuto, così come farà Ned, quando si offrirà di insegnare alla ragazza la parte di Desdemona. Riuscirà Kynaston a essere Otello? E quali potranno mai essere i rapporti tra Maria e Ned?
Eyre, il regista di Iris, una storia vera, già direttore del Royal National Theatre, sullo scoppiettante script di Jeffrey Hatcher, tratto dalla sua pièce Compleat Female Stage Beauty, traduce in immagini cinematografiche la poesia del teatro. Platea, palcoscenico, fondali e camerini: la macchina da presa si appropria dei luoghi del recitare, dei rumori delle assi consunte, del sudore degli attori e degli abiti di scena. Un omaggio all'arte della recitazione, al mestiere dell'attore che sperimenta la pericolosa acrobazia di separare reale e illusorio, arte e vita.
C'è qualcosa di reale per un attore oltre il palcoscenico? O l'esistenza quotidiana non è che una finzione mal sopportata? Kynaston dice a Maria: "Una parte non appartiene a un attore; è l'attore che appartiene alla parte", ma fino a che punto si può giungere senza perdere se stessi, posto che ci sia un se stesso separato dall'attore? Per Kynaston il problema è ancora più grave: recita da donna, ma qual è la sua essenza? Per lui cosa sia professionalmente e cosa sia dal punto di vista sessuale sono assolutamente e indissolubilmente legati. Privato della possibilità di recitare in ruoli femminili, Ned si smarrisce. Non può recitare da uomo perché non ne conosce i comportamenti o li rinnega, dato che spesso "uccidono la bellezza". Kynaston vive una doppia illusione: interpreta una donna inesistente, cogliendone solo la superficie eterea, di una bellezza che non si può annientare, e subisce l'uomo, dipingendolo come un ammasso brutale e dominatore, privo di grazia e sensibilità.
Nella bellissima scena del confronto delle identità sessuali, Ned e Maria sono maieutici l'uno per l'altro: nelle differenti pose di accoppiamento ("Chi sei tu adesso?") i due si spiegano e si ricercano, fin quasi a trovarsi, se il demone dell'arte non ostacolasse Ned. Maria vuole uccidere la donna in Ned, Ned la 'ucciderà' in Maria, nel momento drammatico della morte di Desdemona. La bellezza si può uccidere, la donna annientare: Ned libera l'uomo prigioniero in se stesso, gli trova un alfabeto per esprimersi. Alla domanda finale di Maria "Chi sei adesso?" Ned risponderà con "Non lo so": ognuno ha in sé una parte dell'altro sesso con cui deve fare i conti, se vuol dirsi essere umano completo.
In stato di grazia recita Billy Crudup, supportato alla grande da Claire Danes. Intorno a loro una folla di bravura: da Rupert Everett, il macchiettistico re Carlo, a Tom Wilkinson, mentre Hugh Bonneville interpreta il pacioso Samuel Pepys, il 'cronista' dell'epoca, intento a vivere le vicende altrui riportandole nel suo Diario.
Film raffinato e divertente, non dice se sia bene, male o indifferente essere omosessuale, eterosessuale o bisessuale. Ciò che è importante è 'essere' se stessi.
"Sebbene sia ambientato centinaia di anni fa e tratti i valori molto complessi dell'identità, spero che il pubblico si commuova col film, perché in fondo parla di un rapporto tra due persone che si amano," dice Richard Eyre.
Noi ci siamo commossi.
Donata Ferrario