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Interpreti:
Margaret Sullavan (Klara Novak), James stewart (Alfred Kralik),
Frank Morgan (Hugo Matushek), Felix Bressart (Pirovitch).
Alfred
Kralik (James Stewart) lavora come commesso nel negozio di
regali ‘Matuschek's’, il ‘negozio dietro l’angolo’ che
dà il titolo al film, ed è innamoratissimo di una ragazza che
non ha mai conosciuto di persona, ma con la quale scambia una
fittissima corrispondenza epistolare. Da ‘Matuschek's’
lavora anche come commessa Klana Novak (Margaret Sullavan), e i
due non si sopportano... ma non sanno che tra loro l'amore è già
sbocciato per lettera: Klana infatti è proprio la ragazza che
Alfred non ha mai conosciuto e per la quale ha perso la testa.
Lubitsch, che ambientò la vicenda a Budapest, rimase
particolarmente soddisfatto di questa commedia degli equivoci
realizzata quando la seconda guerra mondiale era già iniziata,
e contraddistinta da un mirabile equilibrio di ironia e
romanticismo.
Da una commedia di Nikolausz Laszlo, sceneggiata dall’esimio
commediografo Samson Rahaelson, «è un film molto bello, per
certi versi il più sincero e il più struggente tra i film di
Lubitsch» (Guido Fink).
Qui l’ironia si fa infatti meno graffiante e il plot del gioco
degli equivoci meno serrato, mentre viene concesso più spazio
ai sentimenti, per lo più buoni, ma sui quali aleggia spesso un
senso di malinconia. Nota a proposito il Mereghetti: «come nei
film di Frank Capra, l’ottimismo è sempre l’altra faccia di
un pessimismo sul destino di solitudine cui, quasi sempre, è
condannato l’individuo.»
Uno spunto così semplice, quasi banale, dà il via ad una
giostra sensazionale molto divertente tra allusioni e doppi
sensi. Il lieto fine è scontato.
Lubitsch non riesce comunque a sottrarsi dall’essere a tratti
crudele, pur stemperando tutto con la sua proverbiale ironia.
Non si può, infatti, restare indifferenti di fronte ad un
congegno comico sulle gioie ed i dolori del cuore che ha
mantenuto tutta la sua efficacia dopo oltre 60 anni. Tratto da
una piece teatrale, Lubitsch forse il suo film più
riuscito, di certo il più sincero e struggente.
Del film sono stati realizzati vari remake, tra cui il recente
C’è post@ per te di Nora Ephron, con Meg Ryan e Tom Hanks,
che trasporta la vicenda nel tempo della comunicazione via
Internet.
«Un miscuglio di poesia e malvagità - direbbero, seduti al
tavolino di un caffè, James Stewart e Tom Hanks. Ma, se di
poesia si veste persino una New York dipinta di gialli e rossi
autunnali, di malvagità se ne trova francamente poca dietro
all’angolo di Scrivimi Fermoposta (The Shop around The Corner,
E. Lubitsch, 1940) e del suo remake C’è Posta per Te (You’ve
got Mail, N. Ephron, 1998). O, per lo meno, si tratta di una
cattiveria appena sfiorata, quasi da ridere, che subito porta le
protagoniste, prima la Klara di Margaret Sullavan e poi la
Kathleen di Meg Ryan, ad un amaro, quanto repentino, pentimento.
Lo spettatore ne è pienamente consapevole e sa bene che non
potrebbe essere altrimenti. Perché già s’intravede
quell’unico finale: il bacio tra i protagonisti. I due non si
conoscono (o così pensano), ma si scambiano bellissime lettere
e finiscono per capire, attraverso carta e penna, o, nel caso più
recente di C’è Posta per Te, davanti ad un modernissimo
computer, di essere fatti l’uno per l’altra. Amore per
scritto e litigi per parola, perché i due - lo spettatore ne è
messo al corrente subito - si conoscono benissimo e nella realtà
non possono soffrirsi.
Girato in interni, il film non stanca mai. Mai una caduta di
tono. Mai uno sconfinamento nel grottesco o nel demenziale. In
altre parole, una lezione di commedia sofisticata.

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