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Scrivimi fermoposta (USA - 1940)

TITOLO ORIGINALE: The Shop around The Corner
REGIA
: Ernst Lubitsch
SOGGETTO
Dalla commedia Parfumerie di N. Laszlo
PRODUZIONE
Metro Goldwyn Mayer
DURATA 97'

Genere: Commedia

 

Interpreti: Margaret Sullavan (Klara Novak), James stewart (Alfred Kralik), Frank Morgan (Hugo Matushek), Felix Bressart (Pirovitch). 

Alfred Kralik (James Stewart) lavora come commesso nel negozio di regali ‘Matuschek's’, il ‘negozio dietro l’angolo’ che dà il titolo al film, ed è innamoratissimo di una ragazza che non ha mai conosciuto di persona, ma con la quale scambia una fittissima corrispondenza epistolare. Da ‘Matuschek's’ lavora anche come commessa Klana Novak (Margaret Sullavan), e i due non si sopportano... ma non sanno che tra loro l'amore è già sbocciato per lettera: Klana infatti è proprio la ragazza che Alfred non ha mai conosciuto e per la quale ha perso la testa. Lubitsch, che ambientò la vicenda a Budapest, rimase particolarmente soddisfatto di questa commedia degli equivoci realizzata quando la seconda guerra mondiale era già iniziata, e contraddistinta da un mirabile equilibrio di ironia e romanticismo.
Da una commedia di Nikolausz Laszlo, sceneggiata dall’esimio commediografo Samson Rahaelson, «è un film molto bello, per certi versi il più sincero e il più struggente tra i film di Lubitsch» (Guido Fink).
Qui l’ironia si fa infatti meno graffiante e il plot del gioco degli equivoci meno serrato, mentre viene concesso più spazio ai sentimenti, per lo più buoni, ma sui quali aleggia spesso un senso di malinconia. Nota a proposito il Mereghetti: «come nei film di Frank Capra, l’ottimismo è sempre l’altra faccia di un pessimismo sul destino di solitudine cui, quasi sempre, è condannato l’individuo.»
Uno spunto così semplice, quasi banale, dà il via ad una giostra sensazionale molto divertente tra allusioni e doppi sensi. Il lieto fine è scontato.
Lubitsch non riesce comunque a sottrarsi dall’essere a tratti crudele, pur stemperando tutto con la sua proverbiale ironia.
Non si può, infatti, restare indifferenti di fronte ad un congegno comico  sulle gioie ed i dolori del cuore che ha mantenuto tutta la sua efficacia dopo oltre 60 anni. Tratto da una piece teatrale, Lubitsch  forse il suo film più riuscito, di certo il più sincero e struggente.
Del film sono stati realizzati vari remake, tra cui il recente C’è post@ per te di Nora Ephron, con Meg Ryan e Tom Hanks, che trasporta la vicenda nel tempo della comunicazione via Internet.
«Un miscuglio di poesia e malvagità - direbbero, seduti al tavolino di un caffè, James Stewart e Tom Hanks. Ma, se di poesia si veste persino una New York dipinta di gialli e rossi autunnali, di malvagità se ne trova francamente poca dietro all’angolo di Scrivimi Fermoposta (The Shop around The Corner, E. Lubitsch, 1940) e del suo remake C’è Posta per Te (You’ve got Mail, N. Ephron, 1998). O, per lo meno, si tratta di una cattiveria appena sfiorata, quasi da ridere, che subito porta le protagoniste, prima la Klara di Margaret Sullavan e poi la Kathleen di Meg Ryan, ad un amaro, quanto repentino, pentimento. Lo spettatore ne è pienamente consapevole e sa bene che non potrebbe essere altrimenti. Perché già s’intravede quell’unico finale: il bacio tra i protagonisti. I due non si conoscono (o così pensano), ma si scambiano bellissime lettere e finiscono per capire, attraverso carta e penna, o, nel caso più recente di C’è Posta per Te, davanti ad un modernissimo computer, di essere fatti l’uno per l’altra. Amore per scritto e litigi per parola, perché i due - lo spettatore ne è messo al corrente subito - si conoscono benissimo e nella realtà non possono soffrirsi.
Girato in interni, il film non stanca mai. Mai una caduta di tono. Mai uno sconfinamento nel grottesco o nel demenziale. In altre parole, una lezione di commedia sofisticata.