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Interpreti:
Dora Van Der Groen, Ann Petersen,
Rosemarie Bergmans, Julienne De Bruyn,
Idwig Stephane
Pauline
è una donna semplice di 66 anni che non sa leggere, né
scrivere né parlare correntemente, che vive in un villaggio
fiammingo nei pressi di Bruxelles. Sua sorella maggiore Martha
si è occupata di lei sin da dopo la morte dei genitori. Quando
Martha, improvvisamente, muore, il suo testamento stabilisce che
tutti i suoi averi andranno a quella delle due sorelle, Paulette
o Cécile, che si prenderà cura di Pauline. Entrambe le
sorelle, infatti, sono interessate all'eredità, ma nessuna
vuole occuparsi di Pauline.
Identificare
la normalità in una persona dipende dai punti di vista. Ci sono
alcuni casi in cui un atteggiamento anormale, ossia al di fuori
delle regole comportamentali accettate dalla maggioranza, è
considerato semplicemente stravagante, casi in cui chi si
comporta in tal modo lo fa entro un contesto specifico, sorta di
zona franca dove tutto o quasi è permesso. A patto che lo
"stravagante" c'intrattenga, che non viva con noi, che
non invada il nostro spazio se noi non lo vogliamo. La ricchezza
umana che il cosiddetto "anormale" può offrirci è
immensa: egli ci pone di fronte alle cose più comuni con
meraviglia, riuscendo, potendo, a mettere in discussione, anche
per un minuto, la nostra apparentemente acquisita
"normalità", il nostro linguaggio e il modo con cui
definiamo le cose. Diceva Laing: "La nostra visione
dell'altro dipende appunto dalla nostra disposizione a
mobilitare tutte le nostre forze in noi stessi per l'atto della
comprensione. (...) L'arte di comprendere gli aspetti
osservabili in quanto espressione del modo di essere-nel-mondo
in questo individuo consiste nel mettere i suoi atti in
relazione al suo modo di vivere la situazione in cui si trova
con noi." ("L'io diviso", Einaudi, 1991, p. 39).
Pauline è una donna anziana dai comportamenti
"stravaganti". Un cubetto di ghiaccio è per lei un
sasso, ama i fiori e se ne prende cura innaffiandoli ovunque
(nel giardino di casa, nei parchi), è felice solo con Paulette,
una delle sue tre sorelle, cantante di operetta in una compagnia
dilettante, proprietaria di un negozio di abbigliamento e
stoffe, donna dai gusti un po' kitck, quindi anch'essa
stravagante ma nei modi del tutto accettabili, pregio
fondamentale per Pauline che oltretutto nel negozio della
sorella può trovare un bellissimo rotolo di carta da regalo
fatto di rose rosse, prezioso per il suo inseparabile album di
foto floreali. Pauline vive con un'altra sorella, Martha, che da
sempre l'assiste in tutto, forse viziandola. Martha muore
lasciando nel suo testamento una clausola: dividerà equamente i
suoi averi tra le sorelle solo a patto che una delle due si
prenda cura di Pauline. Da qui inizia la solita danza macabra,
anche se del tutto comprensibile, del palleggio delle
responsabilità. Paulette e Cecile hanno entrambe le loro
ragioni per rifiutare il problema Pauline.
La difficoltà di relazione tra l'esterno e Pauline nasce, in
realtà, dalle piccole esigenze della donna: farsi allacciare le
scarpe, prendersi cura dei fiori, bere tutto d'un fiato le
bibite, farsi tagliare la carne e preparare la colazione.
Pauline non urla, anzi i rumori forti le danno fastidio, non ha
crisi nervose, Pauline è lì, come i fiori che ama, ogni tanto
desiderosa di essere nutrita d'attenzioni, una bambina che non
punta i piedi, docile e solare. Il suo problema di linguaggio è
un altro modo di comunicare, più fantasioso, incomprensibile
agli altri come è incomprensibile per Pauline capire cosa
vogliono e dicono gli altri - geniale la visita al museo, dove
il compagno di Cecile sproloquia sulle opere esposte sicuro
della sua superiorità culturale, rendendosi inaccessibile e non
solo a Pauline che afferma candidamente di non capirlo -,
perché si arrabbiano, perché trovano inconcepibile ciò che
fa.
Il nodo centrale di questa vicenda è nel rapporto tra Pauline e
Paulette, già confermato dal titolo. Nonostante il sincero
amore da parte delle tre sorelle, Paulette è l'unica che ha
quell'arte di cui parla Laing, la sola che tenta di darle la
dignità che le spetta - cerca d'insegnarle a imburrare e
tagliare il pane da sola, la coinvolge in piccoli lavori al
negozio. Lasciato il villaggio, la compagnia di operetta - che
l'accomiata con un mazzo di rose rosse e poi la lascia sola sul
palcoscenico a sipario chiuso -, accompagnata Pauline in un
istituto modello per disabili, Paulette si trasferisce in una
casa al mare. Lì percepisce la sua solitudine, capisce che le
persone che la circondavano nel natale villaggio fiammingo non
sono amiche, non ascoltano ciò che lei ha da dire o da
confidare, capisce di somigliare in questo a Pauline, che le
manca il suo modo naif di percepire il mondo e la rivuole con
sé.
Pauline & Paulette è un film raro, di quelli che purtroppo
non attirano il pubblico nelle sale, un piccolo gioiello di
sensibilità e di delicatezza che lascia spiazzati per il modo
in cui è realizzato, senza enfasi, quasi non volendo
disturbare, come la protagonista, leggero come il "Valzer
dei fiori" di Tciaikovskij.
Emanuela Liverani

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