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Pauline e Paulette (Belgio, Francia, Olanda- 2001)

Titolo originale: Pauline & Paulette
Regia:
Lieven  Debrauwer
Sceneggiatura: Jacques  Boon, Lieven  Debrauwer
Fotografia: Michel  Van Nieuwenhuyzen
Musiche: Frederic  Devreese
Montaggio: Philippe  Ravoet
Scenografia: Hilde  Duyck

Genere: Drammatico
Produzione: Canal+, K-Star, K2 Sa, Staccato Films, Ncrv, Tf1 International, Vrt,Rtbf
Distribuzione: Bim
Durata: 78'

Interpreti: Dora  Van Der Groen, Ann  Petersen, Rosemarie  Bergmans, Julienne  De Bruyn, Idwig  Stephane

Pauline è una donna semplice di 66 anni che non sa leggere, né scrivere né parlare correntemente, che vive in un villaggio fiammingo nei pressi di Bruxelles. Sua sorella maggiore Martha si è occupata di lei sin da dopo la morte dei genitori. Quando Martha, improvvisamente, muore, il suo testamento stabilisce che tutti i suoi averi andranno a quella delle due sorelle, Paulette o Cécile, che si prenderà cura di Pauline. Entrambe le sorelle, infatti, sono interessate all'eredità, ma nessuna vuole occuparsi di Pauline.

Identificare la normalità in una persona dipende dai punti di vista. Ci sono alcuni casi in cui un atteggiamento anormale, ossia al di fuori delle regole comportamentali accettate dalla maggioranza, è considerato semplicemente stravagante, casi in cui chi si comporta in tal modo lo fa entro un contesto specifico, sorta di zona franca dove tutto o quasi è permesso. A patto che lo "stravagante" c'intrattenga, che non viva con noi, che non invada il nostro spazio se noi non lo vogliamo. La ricchezza umana che il cosiddetto "anormale" può offrirci è immensa: egli ci pone di fronte alle cose più comuni con meraviglia, riuscendo, potendo, a mettere in discussione, anche per un minuto, la nostra apparentemente acquisita "normalità", il nostro linguaggio e il modo con cui definiamo le cose. Diceva Laing: "La nostra visione dell'altro dipende appunto dalla nostra disposizione a mobilitare tutte le nostre forze in noi stessi per l'atto della comprensione. (...) L'arte di comprendere gli aspetti osservabili in quanto espressione del modo di essere-nel-mondo in questo individuo consiste nel mettere i suoi atti in relazione al suo modo di vivere la situazione in cui si trova con noi." ("L'io diviso", Einaudi, 1991, p. 39).
Pauline è una donna anziana dai comportamenti "stravaganti". Un cubetto di ghiaccio è per lei un sasso, ama i fiori e se ne prende cura innaffiandoli ovunque (nel giardino di casa, nei parchi), è felice solo con Paulette, una delle sue tre sorelle, cantante di operetta in una compagnia dilettante, proprietaria di un negozio di abbigliamento e stoffe, donna dai gusti un po' kitck, quindi anch'essa stravagante ma nei modi del tutto accettabili, pregio fondamentale per Pauline che oltretutto nel negozio della sorella può trovare un bellissimo rotolo di carta da regalo fatto di rose rosse, prezioso per il suo inseparabile album di foto floreali. Pauline vive con un'altra sorella, Martha, che da sempre l'assiste in tutto, forse viziandola. Martha muore lasciando nel suo testamento una clausola: dividerà equamente i suoi averi tra le sorelle solo a patto che una delle due si prenda cura di Pauline. Da qui inizia la solita danza macabra, anche se del tutto comprensibile, del palleggio delle responsabilità. Paulette e Cecile hanno entrambe le loro ragioni per rifiutare il problema Pauline.
La difficoltà di relazione tra l'esterno e Pauline nasce, in realtà, dalle piccole esigenze della donna: farsi allacciare le scarpe, prendersi cura dei fiori, bere tutto d'un fiato le bibite, farsi tagliare la carne e preparare la colazione. Pauline non urla, anzi i rumori forti le danno fastidio, non ha crisi nervose, Pauline è lì, come i fiori che ama, ogni tanto desiderosa di essere nutrita d'attenzioni, una bambina che non punta i piedi, docile e solare. Il suo problema di linguaggio è un altro modo di comunicare, più fantasioso, incomprensibile agli altri come è incomprensibile per Pauline capire cosa vogliono e dicono gli altri - geniale la visita al museo, dove il compagno di Cecile sproloquia sulle opere esposte sicuro della sua superiorità culturale, rendendosi inaccessibile e non solo a Pauline che afferma candidamente di non capirlo -, perché si arrabbiano, perché trovano inconcepibile ciò che fa.
Il nodo centrale di questa vicenda è nel rapporto tra Pauline e Paulette, già confermato dal titolo. Nonostante il sincero amore da parte delle tre sorelle, Paulette è l'unica che ha quell'arte di cui parla Laing, la sola che tenta di darle la dignità che le spetta - cerca d'insegnarle a imburrare e tagliare il pane da sola, la coinvolge in piccoli lavori al negozio. Lasciato il villaggio, la compagnia di operetta - che l'accomiata con un mazzo di rose rosse e poi la lascia sola sul palcoscenico a sipario chiuso -, accompagnata Pauline in un istituto modello per disabili, Paulette si trasferisce in una casa al mare. Lì percepisce la sua solitudine, capisce che le persone che la circondavano nel natale villaggio fiammingo non sono amiche, non ascoltano ciò che lei ha da dire o da confidare, capisce di somigliare in questo a Pauline, che le manca il suo modo naif di percepire il mondo e la rivuole con sé.
Pauline & Paulette è un film raro, di quelli che purtroppo non attirano il pubblico nelle sale, un piccolo gioiello di sensibilità e di delicatezza che lascia spiazzati per il modo in cui è realizzato, senza enfasi, quasi non volendo disturbare, come la protagonista, leggero come il "Valzer dei fiori" di Tciaikovskij.
Emanuela Liverani