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Interpreti:
Javier Lombardo, Antonio Benedictis,
Javiera Bravo, Francis Sandoval, Carlos Montero,
Anibal Maldonado, Maria Rosa Cianferoni,
Mariela Diaz, Magin Cesar Garcia, Julia Solomo
Maldonado, Laura Vagnoni
Note:
Premio speciale della giuria al festival di San Sebastian 2002.
Migliaia
di chilometri a sud di Buenos Aires tre persone viaggiano lungo
le strade deserte della Patagonia. Don Justo, un pensionato
ottantenne, ex proprietario di una drogheria diretta ora da suo
figlio, sta allontanandosi da casa per sfuggire alla sua ditta.
Vuole ritrovare il suo cane scomparso che un suo amico dice di
aver visto a San Julian. Roberto, un commesso viaggiatore di
quarant'anni sta trasportando un carico difficile, una torta
alla crema per il compleanno del figlio di una giovane vedova
sulla quale ha messo gli occhi. Lo stesso giorno sulla medesima
strada viaggia Maria Flores, che a venticinque anni è arrivata
in finale ad un concorso televisivo il cui premio è un
computer. Ognuno viaggia per conto suo ma, alle indispensabili
fermate, storie e illusioni personali si incrociano.
A
sedici anni dal suo buon esordio La pelicula del Rey ed a dodici
dal meno riuscito Eversmile, New Jersey, il cineasta argentino
Carlos Sorin torna alla regia con il suo terzo film.Piccole
storie è un’opera, delicata, minimalista, riuscita; un
colorato ritratto impressionista, ma soprattutto una nuova bella
parabola, o forse dovrei dire favola, su quel cinema della
modernità che prova ad osservare l’ambiguità della realtà,
ove convivono insieme evidenza del reale e relatività dello
sguardo. Sorin si serve degli occhi dei suoi personaggi per
provare ad intuire il senso di uno spostamento e per contemplare
e per farci osservare la suggestiva bellezza dei paesaggi
desertici della Patagonia del Sud. Con questo film
nostalgicamente neorealista, anzi più propriamente zavattiniano
ed antipsicologista, il regista argentino non ha l’ambizione
di raccontarci qualcosa, bensì si sforza di mostrarci persone
ed ambienti. Le storie servono da pretesto per una vera e
propria apologia dello sguardo. Forte il simbolismo che dà
vigore alla leggerezza sulla quale si regge l’intero film. I
molteplici rimandi cinematografici, da Wenders a Lynch, e la
visibile contaminazione con il linguaggio pubblicitario (Nel
corso degli ultimi dieci anni Sorin ha lavorato quasi sempre per
la pubblicità) ne fanno un film ben costruito ed armonico.
Forte l’attacco contro la televisione-spazzatura, la cui
spettacolarità è vista ironicamente, e smascherata dalla
macchina da presa che accede al set del grande quiz e ne svela
lo squallore.
Tre piccole storie dunque, ovvero tre personaggi, ovvero tre
wendersiani falsi movimenti. Un’unica strada: quella che
conduce ad una miticizzata San Julian.
Tre falsi movimenti, abbiamo detto, ma anche tre movimenti veri
e propri. Soltanto con la demistificazione dei primi, i
personaggi arrivano allo svelamento dei secondi.
Il personaggio più riuscito è certamente il vecchio Don Justo.
Con lui inizia il film, egli prova a mettere a fuoco senza esito
le lettere sulla lavagna luminosa di un ambulatorio oculistico
per superare la visita medica che gli consentirebbe di
continuare a guidare il suo vecchio furgone. Maria Flores sogna
una vita migliore inviando lettere a concorsi televisivi e
Roberto prova a fare della sua vita un sistema per dare una
risposta ad alcuni suoi fallimenti.
In questo viaggio i personaggi si perdono e si ritrovano. Don
Justo, che a tratti sembra ricordare l’anziano protagonista
del lynciano Una storia vera, decide di mettersi in viaggio per
ritrovare il suo cane perduto, ma alla fine sarà solo un
pretesto per riconciliarsi con se stesso per una macchia del
passato per la quale non aveva mai voluto assumersi le proprie
responsabilità. Riccardo si mette in viaggio alla ricerca di un
amore quasi impossibile da ottenere attraverso una serie di
calcoli di marketing. Solo quando il suo sistema crollerà
completamente per Riccardo ci sarà la possibilità di un amore
vero. Maria Flores infine cerca in un concorso televisivo una
risposta positiva al suo stato di totale povertà. ma alla fine
si troverà in mano soltanto una piccola confezione di trucchi
sulla quale finirà per specchiarsi, sorridendo a se stessa.
Tre piccole, semplici storie che ci restituiscono la magia di un
cinema umano, vitale ed assolutamente necessario!
Andrea Falconi

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