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Interpreti:
Bibi Andersson, Liv Ullmann, Margaretha Krook,
Gunnar Bjornstrand, Jorgen Lindstrom
Elisabeth
Vogler, attrice di teatro e di cinema, si chiude, un certo
giorno, nel più assoluto mutismo, rifiutandosi di parlare con
il prossimo. Alma, l'infermiera addetta alla sua custodia in una
villa isolata, cerca di risvegliarla dalla sua apatia,
parlandole, con lunghi monologhi, della sua vita privata. Se
Elisabeth, col suo silenzio, vuole interpretare una nuova parte
di attrice, Alma con le sue confessioni anche scabrose, compie
un autoanalisi del suo passato. L'affetto che comincia a nutrire
per Elisabeth si tramuta in odio quando Alma scopre che
l'attrice, in una lettera, ha rivelato i segreti che lei le
raccontava.
Si viene quindi a creare un sentimento di amore-odio che porta
le due donne quasi a uno scambio di personalità.
Poi Bergman cadde in preda a una profonda depressione psichica.
Durante la convalescenza scrisse, come pura esercitazione
letteraria, il brogliaccio di "Persona". Qualcosa di
quel progetto deve essere rimasto nel nuovo film.
Quel racconto infatti, sempre secondo Donner, conteneva «sogni
e visioni e forse anche un dibattito continuato sulla condizione
dell'artista e sui suoi compiti». Il film segna il momento del
distacco di Bergman dal Teatro Reale e del suo rinchiudersi
nella solitudine dell'isola di Fårö, che aveva acquistato e
dove intendeva mettere le radici.
"Persona" ha dichiaratamene diverse chiavi di lettura.
E' lo stesso Bergman a suggerircelo quando all'inizio ci fa
vedere alcune immagini apparentemente in libertà, accomunate
dal fatto di rappresentare il cinematografo: carboni dell'arco
voltaico di un proiettore, pellicola che scorre, sequenza di
cinema muto, e poi mani di bambino, sacrificio di un agnello e
mano di Cristo inchiodata, neve sporca, bambino che cerca
diaggrapparsi invano a un'immagine di donna irraggiungibile...
Questo "siparietto" ritorna a metà del film, nel
momento chiave in cui il rapporto tra le due donne si fa
critico, e poi alla fine, quando la pellicola sembra prendere
fuoco e autoannullarsi. Bergman ci raccomanda così,
brechtianamente, di prendere il film come film, e non come
riproduzione della vita. Ma ci avverte anche che il suo film si
può leggere in diversi modi, senza che l'uno escluda l'altro.
Più precisamente, in senso estetico (il cinema cinema), in
senso spiritualista (l'agnello e Cristo), in senso
psicoanalitico, o quanto meno psicologico o psichiatrico (il
bimbo), La prima chiave di lettura è quella più semplice,
elementare. Questo film si può apprezzare come godimento
puramente estetico. À grande cinema fatto di niente.
La seconda chiave di lettura nasce dall'ipotesi psicologica del
conflitto tra l'essere e il sembrare.
La terza chiave di lettura, quella religiosa, spiritualista, è
certamente più cifrata.
Il nome di una delle protagoniste è Alma, che nel latino
classico è «colei che dà la vita» e nel latino volgare si
riallaccia ad «alima», «anima». Soccombe qui l'anima di
fronte all'invadenza del corpo, anche se muto? Non sembrerebbe,
perché nell'ultima sequenza vediamo soltanto Alma e non
Elisabeth, segno che Alma alla fine è libera.
"Persona" dice che l'uomo del nostro tempo, angosciato
dal dualismo tra le esigenze dell'essere e del sembrare (forse
anche dell'avere?) è sull'orlo della disperazione esistenziale.
Rifiuta la strada dell'autodistruzione nel suicidio, ma rischia
di chiudersi in una cupa incomunicabilità, di non riconoscere
nel prossimo barlumi d'amore, anzi di prevaricare il prossimo
costringendolo a somigliare a se stesso. Ma l'uomo così
angosciato riassume in sé l'angoscia globale di un mondo
inquieto, senza pace.

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