|
Interpreti:
Pier Paolo Pisolini, Paolo Volponi,
Francesca Archibugi, Bernardo Bertolucci,
Andrea De Sica, Mimmo Calopresti,
Mario Cipriani, Franco Citti,
Sergio Citti, Pappi Corsicato,
Ninetto Davoli, Virgilio Fantuzzi,
Giacomo Marramao, Mario Martone,
Enzo Siciliano, Michela Noonan,
Tullia Perotti, Min Choul Soo
Le
parole e l'immagine di Pier Paolo Pasolini sono accostate ai
temi più irrisolti della nostra società nel tentativo di far
capire come il generoso pensiero pasoliniano sia stato relegato
ai margini.
Pier
Paolo Pasolini: la ragione di un sogno, è un documentario che
ha qualcosa di speciale. Perché è firmato da Laura Betti, che
si è eletta a sua “vedova” ed erede, pur mostrando in
questa pellicola un riserbo e un silenzio ammirevoli. Dal
Fondo Pier Paolo Pasolini, che promuove lo studio e la
divulgazione del lavoro dello scrittore e cineasta, di cui è
fondatrice e curatrice, Laura Betti ha attinto una quantità
impressionante di materiale, filmati, video, lettere, carte, ed
ha faticato ad eliminare cose ancora magiche e sorprendenti.
Sicuramente non sarà il documentario definitivo e ufficiale su
Pasolini, ma è quello che ha potuto permettersi i documenti e i
materiali d’archivio più rari e preziosi, e la sua prima
virtù è infatti di non dare mai l’impressione, su qualcuno
di cui crediamo di sapere tutto, di ripetere cose già viste e
sentite innumerevoli volte. Perché è vero che le “cose”
sono sempre quelle, l’omologazione e le borgate, la poesia e
il cinema, la crisi del marxismo e il terzo mondo, il sesso e lo
scandalo, ma le interviste, le dichiarazioni, i documenti visivi
che le sostengono sono in gran parte inediti o pochissimo visti
e sembrano ogni volta farci scoprire qualcosa di nuovo. Anche
certi brevi estratti di film, che si intrecciano ai materiali
più parlati e a riprese attuali su luoghi, volti, terreni e
cieli che sembrano portare in sé la memoria di Pasolini, sono
tutt’altro che scontati e in alcuni casi sono praticamente
inediti, come la sequenza “Totò al circo” di Uccellacci e
uccellini che fu tagliata dal regista nel montaggio definitivo
del film. Dice la stessa Laura Betti: “Ho fatto un film per
far vedere che le preziose parole di Pier Paolo, uomo
eccezionale, intellettuale generoso e amante della vita, non
erano state capite o volute. L'apporto dato dal suo coraggio e
dalla sua generosità non è stato recepito. L'Italia è un
paese distratto”.
A 26 anni dalla sua morte, gli scandali, i processi, gli anatemi
contro la sua omosessualità e le sue idee, si perdono nel
grigiore di tempi in fondo più innocenti. E anche qui la
smemoratezza ha archiviato i fischi, gli insulti, gli sputi, le
uova marce, che accolsero l'autore del Vangelo secondo Matteo,
alla Mostra del '64, che gli aveva assegnato il Gran premio
della giuria: e si è annebbiato il ricordo del '68, quando,
alla presentazione di Teorema, poi trascinato in tribunale per
oscenità, lui si oppose a quello che definiva "fascismo di
sinistra" finendo poi per dare la sua adesione alla
contestazione. Sullo schermo, la sua bella faccia dura e
luminosa comunica una serenità o una rassegnazione
indecifrabili e le sue parole, oggi molto contemporanee,
incantano, oggi più di ieri, per quella capacità di guardare
in un futuro che è adesso il nostro presente. Dice la Betti:
“…la mia vendetta contro un mondo che pensa si possa vivere
senza poesia. Non si può, e lui ce lo ricorda”.
Ma la pellicola non rappresenta solo il lato serio, impegnato,
del personaggio a cui è dedicata. Anzi, in uno spezzone, è lo
stesso Pasolini a dire di sé: "Io sono un tipo allegro,
gaio". Un uomo capace anche di divertirsi in un modo
semplice: basta guardare le riprese di una partita di calcio tra
la squadra "Novecento" (capitanata da Bernardo
Bertolucci) e una squadra "Salò", col regista che
gioca a calcio come un qualsiasi italiano.
Ancora, non potevano mancare gli accenni, anche se pudichi, alla
sua tragica morte. Come la desolazione insopportabile della zona
in cui fu ucciso, un’immensa, lugubre distesa di spazzatura.
Strappano ancora il cuore le scene di stupefazione muta, di
autentico dolore, di senso di una perdita irrimediabile, del
funerale di Pier Paolo Pasolini, in tempi in cui al passaggio
delle bare non si battevano le mani, perché la morte dei
personaggi, dei poeti, non era ancora diventata un povero,
assurdo spettacolo. La rievocazione della "doppia
vita" di Pasolini, intellettuale di giorno e cacciatore di
emozioni di notte, è affidata alle parole di uno dei suoi amici
storici, il poeta Paolo Volponi. E anche a quelle dello stesso
Pasolini, che rivendica la propria omosessualità. Avvertendo il
pubblico: guardate, mi colpiscono su questo aspetto perché
vogliono mettermi a tacere su altre questioni, sulla mia
libertà di pensiero. E, pensando alla sua orribile fine, la
frase suona più che mai vera.
C'è molto amore nel documentario Pier Paolo Pasolini e la
ragione di un sogno. È un amore che traspare dal modo in cui
sono accostati i materiali di repertorio, dalla colonna sonora
malinconica, dalla struggente nostalgia che Laura Betti prova e
che intende trasmettere allo spettatore, riuscendo a trovare
più di un momento di poesia in forma di cinema.
Ma c'è anche molta lucidità, la lucidità di un profeta che ci
annunciò con largo anticipo, e con l'acre consapevolezza di non
poterlo evitare, quel che stava per capitarci: la trasformazione
antropologica del cittadino in consumatore, l'omologazione
culturale, la produzione e l'acquisto di beni superflui, lo
sviluppo senza il progresso.
Per tutto ciò è largamente motivato il titolo, che convoca i
termini di "ragione" e "sogno", contro il
sonno della ragione venuto a contaminarci con la società delle
merci, quella in cui viviamo. Di Pasolini, soprattutto, Laura
Betti vuole far emergere la generosità umana e intellettuale,
senza scolpirgli il monumento ma lasciando - ogni volta che può
- parlare lui in prima persona, nei vecchi fotogrammi in bianco
e nero che ci restituiscono la sua immagine nervosa, risentita e
stranamente quieta, senza soluzione di continuità. Con una sola
eccezione per Paolo Volponi, la regista ricorre poco, invece,
alle testimonianze degli amici del poeta.
Alla voce pasoliniana preferisce affiancare materiali
direpertorio rari (come la sequenza in cui Pasolini fa il
ritratto a Ezra Pound) o brani dei suoi film (da Accattone a La
ricotta e Che cosa sono le nuvole?, dal Vangelo secondo Matteo
al Decameron), ricordandoci la motivazione della scelta
pasoliniana di fare cinema perché «rappresenta direttamente la
vita e la sua poesia».
Roberto Nepoti

|