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Occidente (Italia - 2000)

Regia: Corso Salani
Sceneggiatura: Corso Salani e Monica Rametta
Fotografia: Fabio Zamarion
Montaggio: Luca Benedetti
Musiche: Flipper
Genere: Drammatico

Produzione: Gianluca Arcopinto
Distribuzione: Pablo Distribuzione Indipendente
Durata: 95’

Interpreti: Agnieszka Czekanska, Corso Salani

Aviano, Friuli, sede della ben nota base militare Nato. Malvina è una ragazza romena che ha combattuto nella rivoluzione dell'89 per poi emigrare in Italia, dove lavora in un ristorante per soldati americani. Alberto è un insegnante di inglese nel locale istituto alberghiero. Entrambi si sentono stranieri in un paese che sembra un pezzetto di provincia americana trapiantato chissà come in Italia. Si incontrano per caso una sera e nasce un' attrazione che potrebbe trasformarsi in amore. Ma per entrambi il senso di sradicamento - tutto personale quello di lui, anche politico quello di lei che ha perso le speranze che nutriva per la rivoluzione - è più forte dei sentimenti che provano: e così lui la segue senza riuscire mai a parlarle, lei si concede rapporti occasionali che la lasciano sempre più amareggiata e, infine, anche incinta. Il finale è aperto.
Corso Salani è un caso più unico che raro nel cinema nazionale: ha recitato in un paio di film che avrebbero potuto spianargli la strada della visibilità ma ha preferito tenersi in disparte e puntare a un progetto di cinema totale, dove essere - oltre che attore - anche regista e sceneggiatore, senza curarsi dell'eventuale successo di cassetta. Già il suo primo film, Voci d'Europa, adombrava un talento promettente: talento che questo Occidente conferma in evoluzione. Salani prende uno spunto che potrebbe prestarsi a qualunque chiave di lettura - dalla commedia boccaccesca al melodramma più rigonfio di pathos - e costruisce la cronaca fredda ma mai distaccata di un doppio disagio esistenziale che assume valenze in qualche modo civili e politiche. Il Friuli del film veramente una terra 'altra' dove tutti sono stranieri, dove modelli culturali e aspirazioni provengono da un 'fuori' mai introiettato nella coscienza dei personaggi, dove dialetto e campanilismi si confondono con una sorta di pidgin English e un'aspirazione sempre disillusa all'internazionalità. Una no man's land i cui abitanti cercano a tutti i costi l'omologazione a un modello di riferimento - la base militare - la cui unica parte visibile restano però i muri e i cancelli chiusi e presidiati da sentinelle: e chi persegue un progetto diverso o semplicemente non riesce ad adattarsi a questa realtà rimane fatalmente prigioniero di se stesso, delle proprie paure e disillusioni. In qualche modo l'occidente promesso dal titolo è negato ad entrambi i protagonisti, a un Alberto che non sa rassegnarsi a vivere nell'America di cartapesta che lo circonda e a una Malvina che l'ha sognato come luogo di ogni possibile libertà e ha trovato in sua vece una terra certo più ricca ma non meno vuota e disperata di quella lasciatasi alle spalle.
Peccato che il regista non renda sempre un buon servizio allo sceneggiatore e attore, indulgendo in sospensioni del ritmo e silenzi che si vorrebbero (ma non risultano) significativi, in un tentativo di rincorsa a certo cinema orientale che ha fatto propria la maniera più che i temi di Antonioni: e così la pellicola risulta ogni tanto faticosa, i personaggi fin troppo sottotono, l'incomunicabilità più esibita che realmente indagata. Ma, con tutto questo, Occidente è uno dei pochi film italiani della stagione che meritino realmente la visita. Perché ha il coraggio di essere impegnato senza scadere nella più facile categoria del 'cinema civile', perchè sa regalarci uno stupendo ritratto di donna, soprattutto perché in tono sommesso ma fermo ci ricorda il pericolo insito nella perdita delle radici e nell'acquiescenza a un mito che alla prova dei fatti non sa e non può diventare realtà. La distribuzione è difficoltosa, potreste non trovarlo nelle sale: ma se riuscite a recuperarlo vale senz'altro la fatica.
Marco Cavalleri