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Interpreti:
Agnieszka Czekanska, Corso Salani
Aviano,
Friuli, sede della ben nota base militare Nato. Malvina è una
ragazza romena che ha combattuto nella rivoluzione dell'89 per
poi emigrare in Italia, dove lavora in un ristorante per soldati
americani. Alberto è un insegnante di inglese nel locale
istituto alberghiero. Entrambi si sentono stranieri in un paese
che sembra un pezzetto di provincia americana trapiantato
chissà come in Italia. Si incontrano per caso una sera e nasce
un' attrazione che potrebbe trasformarsi in amore. Ma per
entrambi il senso di sradicamento - tutto personale quello di
lui, anche politico quello di lei che ha perso le speranze che
nutriva per la rivoluzione - è più forte dei sentimenti che
provano: e così lui la segue senza riuscire mai a parlarle, lei
si concede rapporti occasionali che la lasciano sempre più
amareggiata e, infine, anche incinta. Il finale è aperto.
Corso Salani è un caso più unico che raro nel cinema
nazionale: ha recitato in un paio di film che avrebbero potuto
spianargli la strada della visibilità ma ha preferito tenersi
in disparte e puntare a un progetto di cinema totale, dove
essere - oltre che attore - anche regista e sceneggiatore, senza
curarsi dell'eventuale successo di cassetta. Già il suo primo
film, Voci d'Europa, adombrava un talento promettente: talento
che questo Occidente conferma in evoluzione. Salani prende uno
spunto che potrebbe prestarsi a qualunque chiave di lettura -
dalla commedia boccaccesca al melodramma più rigonfio di pathos
- e costruisce la cronaca fredda ma mai distaccata di un doppio
disagio esistenziale che assume valenze in qualche modo civili e
politiche. Il Friuli del film veramente una terra 'altra' dove
tutti sono stranieri, dove modelli culturali e aspirazioni
provengono da un 'fuori' mai introiettato nella coscienza dei
personaggi, dove dialetto e campanilismi si confondono con una
sorta di pidgin English e un'aspirazione sempre disillusa
all'internazionalità. Una no man's land i cui abitanti cercano
a tutti i costi l'omologazione a un modello di riferimento - la
base militare - la cui unica parte visibile restano però i muri
e i cancelli chiusi e presidiati da sentinelle: e chi persegue
un progetto diverso o semplicemente non riesce ad adattarsi a
questa realtà rimane fatalmente prigioniero di se stesso, delle
proprie paure e disillusioni. In qualche modo l'occidente
promesso dal titolo è negato ad entrambi i protagonisti, a un
Alberto che non sa rassegnarsi a vivere nell'America di
cartapesta che lo circonda e a una Malvina che l'ha sognato come
luogo di ogni possibile libertà e ha trovato in sua vece una
terra certo più ricca ma non meno vuota e disperata di quella
lasciatasi alle spalle.
Peccato che il regista non renda sempre un buon servizio allo
sceneggiatore e attore, indulgendo in sospensioni del ritmo e
silenzi che si vorrebbero (ma non risultano) significativi, in
un tentativo di rincorsa a certo cinema orientale che ha fatto
propria la maniera più che i temi di Antonioni: e così la
pellicola risulta ogni tanto faticosa, i personaggi fin troppo
sottotono, l'incomunicabilità più esibita che realmente
indagata. Ma, con tutto questo, Occidente è uno dei pochi film
italiani della stagione che meritino realmente la visita.
Perché ha il coraggio di essere impegnato senza scadere nella
più facile categoria del 'cinema civile', perchè sa regalarci
uno stupendo ritratto di donna, soprattutto perché in tono
sommesso ma fermo ci ricorda il pericolo insito nella perdita
delle radici e nell'acquiescenza a un mito che alla prova dei
fatti non sa e non può diventare realtà. La distribuzione è
difficoltosa, potreste non trovarlo nelle sale: ma se riuscite a
recuperarlo vale senz'altro la fatica.
Marco Cavalleri

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