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L'ORCHESTRA DI PIAZZA VITTORIO

Un film di Agostino Ferrente.
Genere Documentario musicale, colore
Durata:93 minuti
Produzione: Italia

 


2006. Roma. Un gruppo di artisti e intellettuali italiani, su tutti Mario Tronco, tastierista degli Avion Travel, decide si salvare il vecchio cinema teatro Apollo, che, dopo essere stato declassato a cinema porno, sta per essere trasformato in sala bingo, e di costituire un'orchestra stabile composta appunto, anche e soprattutto, da musicisti extracomunitari. Il risultato è il film L'Orchestra di Piazza Vittorio, documusical sotto forma di diario che racconta la sofferta, entusiastica e travagliata genesi dell'omonima orchestra.

Musica (multietnica) contro le guerre
Accade tutti i giorni di incrociare per strada dei suonatori ambulanti, nostrani o stranieri, balcanici o di colore. Alcuni sono della categoria che in gergo si chiamano «finti», cioè varianti aggiornate del«Povero suonatore» di Grillparzer: persone che sanno a malapena cavare qualche nota dallo strumento, adoperato come ingenua copertura dell' accattonaggio. Altri, invece, sono bravi o bravissimi, tanto che la gente sosta per ascoltarli, li applaude e lascia volentieri qualche spicciolo nel loro cappello. Sicché vien da chiedersi, ogni volta: come mai un simile talento si esibisce in mezzo alla strada anziché sul podio di un concerto? Le risposte possono essere varie, legate a storie di vita e decadenza personale, ma ormai riguardano soprattutto vicende di emigrazione. Nel cuore di Roma, quartiere Esquilino, la piazza Vittorio Emanuele (che nella parlata popolare ha perso il secondo nome) è un vastissimo rettangolo di palazzoni a portici eretti verso la fine dell' 800. Fino a qualche tempo fa la piazza era la sede del megamercato dove l'operaio di De Sica va a cercare la bicicletta che gli hanno rubato. Negli anni è diventata il luogo d' incontro di gente d' ogni razza e paese, che vi ha fatto il nido. Dalla contemplazione dell' incomparabile crogiolo due immigrati meridionali, il musicista casertano Mario Tronco e il cineasta pugliese Agostino Ferrente hanno tratto ispirazione per l' impresa raccontata giorno per giorno nel film-verità “L' orchestra di Piazza Vittorio”. Siamo di fronte a una specie di versione moderna e neorealista della favola dei Grimm I suonatori di Brema, dove l' asino, il cane, il gatto e il gallo si mettono insieme per emanciparsi dai padroni formando un' orchestra. Da una parte è nata queste utopia di formare un complesso musicale riunendo i musicisti di varia origine ed estrazione, dilettanti e no, gravitanti intorno alla piazza; dall' altra si è profilata l' urgenza di salvare il fatiscente cinema «Apollo», importante centro di aggregazione della zona, dal diventare una sala bingo. Le due iniziative parallele sono confluitein un terzo progetto, quello di raccontare il tutto in un film che ha avuto il suo trionfale battesimo in agosto al festival di Locarno. Per valutare la colonna sonora ci vorrebbe un musicologo in grado di analizzare l' impasto, gradevole quanto bizzarro, suggestivo quanto discutibile, di voci e strumenti derivante dalla collaborazione di una trentina di musicisti provenienti da tutte le parti del mondo. Al cinecritico spetta soltanto di constatare che presentandosi come un musical-verità quella di Ferrente è in realtà una metafora politica. La puntuale e animata descrizione di un' avventura multietnica che è una lezione sull' unica strada da intraprendere per salvare un mondo in via di rapida trasformazione confusionale: l' integrazione e la valorizzazione dei talenti e delle culture, la contromisura per ciò che Danilo Dolci ha chiamato «lo spreco» degli esseri umani. Ben presto lo capiranno anche i fomentatori della «paura del diverso», i profeti delle guerre etniche: il mondo di domani sarà in grande l' orchestra di Piazza Vittorio, o non sarà. Più o meno tutti i popoli sono rappresentati nel complesso, tranne i cinesi: i quali, rintanati nei laboratori clandestini della piazza, pensano solo (come si vede nel film) a sfruttare la mano d' opera che lavora in nero per fabbricare prodotti scadenti a buon mercato e griffe false.
Tullio Kezich (Il Corriere della Sera) - 25/09/2006