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Naqoyqatsj (USA - 2002)

Titolo originale: Naqoyqatsj
Regia:
Godfrey  Reggio
Sceneggiatura: Philip  Glass, Godfrey  Reggio
Fotografia: Russell Lee  Fine
Montaggio: Jon  Kane
Musiche: Philip  Glass
Genere: Documentario

Produzione: Qatsi Productions, Miramax Films
Distribuzione: Mikado
Durata: 89’

Note: Presentato fuori concorso alla 59ma mostra del cinema di Venezia (2002.). Film conclusivo della trilogia di film con i titoli in lingua hopi - una tribu' di pellerossa che ora vive in Arizona - iniziata vent'anni prima - nel 1982 - da Reggio e Glass con 'Koyaanisqatsi' (vita squilibrata) e con 'Powaqqatsi' - sei anni dopo - sul lavoro dell'uomo, sull'opulenza occidentale e le fatiche del terzo mondo.

Il film, episodio conclusivo della trilogia "Qatsi" (i precedenti, Koyaanisqatsi e Powaqqatsi) è la cronaca dell'evento più significativo degli ultimi cinquemila anni: il passaggio dalla vecchia natura primitiva alla nuova natura inventata dall'uomo, la tecnologia. E' un documento lirico sui temi della civiltà della violenza, dei valori dell'uomo globalizzato e della velocità.

Per capire il senso di “Naqoyqatsi” bisogna tornare a qualche anno fa. Era il 1975 quando Godfrey Reggio, un uomo che aveva trascorso 14 anni nel silenzio e nella preghiera di un ordine religioso contemplativo, cominciò a pensare ad un film che avrebbe creato una forma cinematografica completamente nuova. L’idea di partenza era quella di prendere alcune immagini dalla vita reale, immagini crude come poi si vedrà nel primo episodio, e riproporle senza parole, senza un filo logico o lineare, creando una sorta di concerto visivo. Sette anni dopo uscì “Koyaanisqatsi”, che in lingua hopi significa “vita in disequilibrio”. Questo titolo rappresentava il tema del primo episodio della Trilogia “Qatsi”: la visione di una società urbana totalmente slegata dall’ambiente naturale, sopraffatta dalla tecnologia e che si muove in un ritmo frenetico. Le immagini che erano state montate in “Koyaanisqatsi” scorrevano velocissime accompagnate dalla partitura musicale ipnotizzante realizzata appositamente da Philip Glass. Il successo di questo primo film fu immediato, uscì in moltissimi paesi del mondo e negli anni ’80 raggiunse la notorietà di opere come “Arancia meccanica” o “Eraserhead”. Tant’è che, per collaborare alla produzione del secondo episodio della Trilogia “Qatsi”, si fecero avanti Francis Ford Coppola e George Lucas. Per questo nuovo film Godfrey Reggio scelse di andare nella zone in via di sviluppo con l’idea di catturare l’impatto del progresso tecnologico sulle culture indigene. “Powaqqatsi” si potrebbe tradurre come “vita in trasformazione”, quella che il regista ha potuto osservare viaggiando in India, Egitto, Perù, Kenya, Nigeria e in altri paesi in cui ha raccolto le immagini della vita quotidiana, della gente al lavoro e dei bambini durante il gioco mostrando la difficile e complicata relazione con gli elementi nuovi che si stavano inserendo nella loro vita. Le immagini montate nel secondo lavoro di Reggio si muovevano con un ritmo diverso rispetto al precedente, era molto più lento e fu utilizzata la tecnica dello slow motion per concentrarsi sui dettagli viscerali della vita indigena.
Anche questo episodio ebbe molto successo, fu proiettato in più di 60 paesi e in certi casi veniva accompagnato dall’esecuzione dal vivo del Philip Glass Ensemble. E arriviamo ai giorni nostri, a quelli che Godfrey Reggio ha definito di violenza civilizzata e che vengono riproposti nel terzo e ultimo episodio della Trilogia. “Naqoyqatsi” in lingua hopi significa “a vicenda uccidere molte vite” e in questo film il regista descrive il mondo in cui viviamo. E’ ancora una volta la musica ipnotica di Philip Glass, eseguita dal violoncello di Yo Yo Ma ad unire i simboli della tecnologia avanzata: la guerra, i media, la pubblicità, la medicina e la politica vengono raccontati con l’occhio anti imperialista e consapevole di ciò che può comportare la globalizzazione. Le immagini magnetiche che corrono sullo schermo sono quelle colte dalla realtà e poi alterate visivamente attraverso le tecnologie digitali, proprio quelle che secondo Reggio (e non solo) stanno snaturando ogni cosa, l’etica, l’arte, la cultura, lo sport, fino al volto umano. Per questo terzo film Reggio è andato a scavare in un territorio visivo inedito, fatto di immagini ad alta definizione tecnologica e rimodellate attraverso la manipolazione digitale. Il materiale è stato selezionato da un vasto repertorio che comprende filmati militari, aziendali, scientifici, sportivi, notiziari e cartoni animati. Il risultato è una visione del mondo di oggi, visto attraverso le lenti deformanti create dalla stessa tecnologia. Per descrivere la filosofia di “Naqoyqatsi” Reggio sostiene che “la tecnologia non è più tanto qualcosa che usiamo, quanto qualcosa che viviamo, che respiriamo come l’ossigeno e che ci sta trasformando senza che ne siamo consapevoli”. Questo terzo “viaggio mentale cinematico” che Godfrey Reggio ha costruito si articola nella narrazione di un mondo dominato dalla comunicazione e da un linguaggio che si sta trasformando in codice numerico, si muove nel mondo dello sport diventato ferocemente competitivo e corrotto, per approdare infine ad un viaggio accelerato nella velocità della vita, che non lascia spazio ad alcuna riflessione su se stessi e sul proprio futuro.
Anche “Naqoyqatsi”, come i due film precedenti, propone una morale necessaria, che tra Dio e l’uomo si orienta verso l’uomo posto di fronte ad una visione consapevole di quello a cui ci stiamo avviando.
Barbara Sorrentini