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Interpreti:
Ariane Ascaride, Marilyne Canto, Thierry Frémont, Philippe
Fretun, Najd Hamou-Medja, Olivier Gourmet
In
una notte di dicembre del 1995, quando la Francia è
attanagliata da un prolungato sciopero generale dei trasporti,
Nadia insieme al figlioletto Cristopher giunge a piedi da fuori
Parigi in città alla ricerca di Gérard, il padre del bambino,
prima alla stazione d’Austerlitz, poi al deposito dei
ferrovieri. Ben presto si ritrova in mezzo ai preparativi di un
picchetto notturno. La donna partecipa con la speranza di
riuscire a ritrovare il suo compagno tra i manifestanti. La
presenza di un estraneo portatore di istanze urgenti e
irriducibili produce una sommessa deflagrazione dei rapporti
personali e degli equilibri consolidati in anni di
quotidianità. Al termine di una notte vaga, fatta d'incontri e
vagabondaggi, le rivolte e i desideri di ognuno avranno avuto
modo, per una volta, d'esprimersi.
Se
il secondo film è l'opera che conferma le virtù di un
creatore, Dominique Cabrera va senza dubbio considerata una
delle più interessanti registe della Francia contemporanea.
"Nadia et les hippopotames" è, se possibile, ancora
più robusto e stratificato del precedente "L'autre cote de
la mer". In entrambi i casi, base del procedere è la
riflessione storica (lì era il fatto di cronaca, lo sciopero
dei ferrovieri del 1985).
Come buona parte della nuova onda francese (Nicolas Philibert,
Claire Simon, ...) anche la Cabrera proviene dal documentario;
le sue finzioni sanno di reale e conservano rapporti molto
stretti con la storia, nei suoi aspetti sociali e culturali. Nei
suoi film viene allo scoperto la naturale dialettica del cinema,
un'arte che sa far dialogare e conciliare i programmi politici
con la presenza di un ambiente reale, le idee di sceneggiatura
con al realtà umana di un attore che da' vita ad un
personaggio. Così i discorsi, i comizi come le discussioni,
restano rumori di fondo, mentre la verità viene fuori nelle
pause del racconto, che sono poi le pause della vita.
"Nadia et les hippopotames" è un racconto che si
sviluppa durante una notte - una pausa tra due scioperi.
All'interno dell'ambiente degli scioperanti di inserisce, come
elemento esterno alla ricostruzione storica, una madre che cerca
il padre di suo figlio. In questa ricerca, che si allarga fino
ad essere condizione generale di tutti i personaggi, il film
mette in scena il suo discorso, politico o drammaturgico. I
personaggi, che svelano brandelli della loro storia e della loro
natura con il passare della notte, vengono confrontati con i
loro volti ripresi nel buio della notte o tra le luci delle
automobili. Questa relazione, tra parole e volti, che riproduce
quella più intima tra idee ed emozioni, è tra le tante linee
forti che attraversano il film, quella che colpisce di più. I
corpi degli attori sono come le idee dei loro personaggi. Né
geniali, né idiote. Né belli, né brutti. Semplicemente umani.

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