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Nadia e gli ippopotami (Francia - 1999)

Titolo originale: Nadia et les hippopotames
Regia:
Dominique Cabrera
Sceneggiatura:Dominique Cabrera et Philippe Corcuff
Fotografia: Hélène Louvart
Montaggio: Sophie Brunet
Musica: Béatrice Thiriet
Scenografia: Raymond Sarti
Genere: Drammatico

Produzione: Gilles Sandoz, AGAT Films & Cie con La Sept ARTE e La Sofica Gimages 2
Durata: 102’

Interpreti: Ariane Ascaride, Marilyne Canto, Thierry Frémont, Philippe Fretun, Najd Hamou-Medja, Olivier Gourmet

In una notte di dicembre del 1995, quando la Francia è attanagliata da un prolungato sciopero generale dei trasporti, Nadia insieme al figlioletto Cristopher giunge a piedi da fuori Parigi in città alla ricerca di Gérard, il padre del bambino, prima alla stazione d’Austerlitz, poi al deposito dei ferrovieri. Ben presto si ritrova in mezzo ai preparativi di un picchetto notturno. La donna partecipa con la speranza di riuscire a ritrovare il suo compagno tra i manifestanti. La presenza di un estraneo portatore di istanze urgenti e irriducibili produce una sommessa deflagrazione dei rapporti personali e degli equilibri consolidati in anni di quotidianità. Al termine di una notte vaga, fatta d'incontri e vagabondaggi, le rivolte e i desideri di ognuno avranno avuto modo, per una volta, d'esprimersi.

Se il secondo film è l'opera che conferma le virtù di un creatore, Dominique Cabrera va senza dubbio considerata una delle più interessanti registe della Francia contemporanea. "Nadia et les hippopotames" è, se possibile, ancora più robusto e stratificato del precedente "L'autre cote de la mer". In entrambi i casi, base del procedere è la riflessione storica (lì era il fatto di cronaca, lo sciopero dei ferrovieri del 1985).
Come buona parte della nuova onda francese (Nicolas Philibert, Claire Simon, ...) anche la Cabrera proviene dal documentario; le sue finzioni sanno di reale e conservano rapporti molto stretti con la storia, nei suoi aspetti sociali e culturali. Nei suoi film viene allo scoperto la naturale dialettica del cinema, un'arte che sa far dialogare e conciliare i programmi politici con la presenza di un ambiente reale, le idee di sceneggiatura con al realtà umana di un attore che da' vita ad un personaggio. Così i discorsi, i comizi come le discussioni, restano rumori di fondo, mentre la verità viene fuori nelle pause del racconto, che sono poi le pause della vita.
"Nadia et les hippopotames" è un racconto che si sviluppa durante una notte - una pausa tra due scioperi. All'interno dell'ambiente degli scioperanti di inserisce, come elemento esterno alla ricostruzione storica, una madre che cerca il padre di suo figlio. In questa ricerca, che si allarga fino ad essere condizione generale di tutti i personaggi, il film mette in scena il suo discorso, politico o drammaturgico. I personaggi, che svelano brandelli della loro storia e della loro natura con il passare della notte, vengono confrontati con i loro volti ripresi nel buio della notte o tra le luci delle automobili. Questa relazione, tra parole e volti, che riproduce quella più intima tra idee ed emozioni, è tra le tante linee forti che attraversano il film, quella che colpisce di più. I corpi degli attori sono come le idee dei loro personaggi. Né geniali, né idiote. Né belli, né brutti. Semplicemente umani.