|
INTERPRETI
Miriam Hopkins (Lily) ,Kay Francis (Henriette Colet) , Herbert
Marshall (Gaston Monescu) , Charles Ruggles (il Maggiore) ,
Edward Everett Horton (François Filiba) , C.Aubrey Smith
(Adolph Giron) , Robert Greig (Jacques)
Lily
e Gaston sono due ladri d’alto bordo che si incontrano in un
albergo a Venezia e solidarizzano dopo un furto reciproco. Si
ritrovano poi a Parigi nella villa della ricca Mariette Colet.
Lei si fa assumere come dattilografa, lui come segretario,
obiettivo: ripulire la villa. Francis, corteggiatore di Mariette
riconosce in Gaston la persona che lo aveva derubato a Venezia e
riesce a produrne le prove. Nonostante sia stato smascherato,
Gaston esercita un forte ascendente su Mariette, che gli si
offre senza remore. Lui però deve guardarsi anche dalla gelosia
di Lily, che priva di scrupoli “professionali” manovra
invece per farlo cacciare.
«Sul
piano puramente stilistico credo che nulla mi sia mai riuscito
bene quanto Trouble in Paradise”, diceva a ragione lo stesso
Lubitsch, capace di costruire sulla piece di Laslo Aladar
“The honest finder”, una commedia dalla dinamica
ineccepibile, tutta giocata sul ritmo binario della ripetizione
e della specularità. Né manca una sostanza, anche amara, che
farà da scuola, tra gli altri, al grande Billy Wilder. “In un
mondo artificiale e irreale (il paradisodel titolo originale),
basato sull’illusione e la menzogna, l’unica fonte di
emozione sembra essere l’amore: ma anche questa è una chimera
destinata a durare poco» (Mereghetti). Mancia competente è
certo una di quelle opere che si distinguono subito per il loro
approccio assolutamente non ortodosso ai "soliti temi"
hollywoodiani e soprattutto sono riconoscibili per il loro modo
"trasversale" di parlare di argomenti tabù. In questo
caso siamo ancora prima della ferrea applicazione del codice
Hayes dunque Lubitsch non deve fare nemmeno troppa fatica per
parlare di sesso e sessualità senza incorrere nelle ire dei
produttori.
In
Mancia Competente tutto l'intreccio sentimentale si basa sul
sesso, su anzi una forte componente di carnalità. La contessa
vittima designata dell'abile ladro non disdegna avventure
sessuali estemporanee senza prendere impegni e i modi e gli
oggetti che i due amanti ladri si rubano lasciano intuire molto
su dove abbiano infilato le mani.
Siamo
nel 1932, il sonoro esiste dal 1927 ma non fu applicato da
subito nei film, quindi questo si colloca tra i primi film
parlati ed è stupefacente il modo già dinamico, moderno e
serrato con cui sono scritti i dialoghi.
Molti
i virtuosismi di regia, poco diffusi all'epoca, su tutti il
gigantesco dolly iniziale che culmina sulla prima inquadratura
del protagonista alla finestra nella sua stanza d'hotel a
Venezia."Trouble in paradise" è una commedia
sofisticata che ancora oggi risulta modernissima, con dialoghi
raffinati, inquadrature allusive, ritmo scoppiettante (con la
colonna sonora che fa da adeguato contrappunto alle varie
situazioni), personaggi simpatici. Stupisce vedere come a
pochissimi anni dall'avvento del sonoro fosse già possibile
sfruttarne le caratteristiche in maniera così compiuta e
matura. Dopo una prima parte praticamente perfetta, quella
ambientata a Venezia dove si introducono i due protagonisti, la
storia si sposta a Parigi per seguire il loro tentativo di
ingannare una ricca signora dell'alta società, facendosi
assumere come suoi collaboratori per poi derubarla. Seguono
complicazioni sentimentali. In tempi pre-codice Hays, Lubitsch e
i suoi sceneggiatori possono permettersi di giocare con
allusioni di ogni genere e con inquadrature maliziose. Anche la
scelta di due furfanti come protagonisti (tratteggiati con
simpatia e senza "punizione finale") testimonia di una
libertà che a Hollywood, in epoca successiva, sarebbe stata
impossibile. L'inquadratura iniziale del film (un bidone di
rifiuti e una chiatta di spazzatura a pochi passi da un
raffinato hotel internazionale a Venezia) introduce
immediatamente il tema della dissonanza e dell'imperfezione nel
paradiso, dove non tutto è come sembra. La frase d'esordio di
Gaston che deve scegliere come cominciare la cena ("Gli
inizi sono sempre difficili") mi è sembrata pronunciata
dal regista stesso, alle prese con l'arduo compito di cominciare
un nuovo film.

|