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Interpreti:
Anna Magnani; Ettore Garofolo; Franco Citti; Silvana Corsini;
Luisa Orioli; Paolo Volponi; Luciano Gonini; Vittorio La Paglia;
Maria Bernardini; Santino Citti.
Note:
Prima proiezione: XXIII mostra di Venezia, 31 agosto 1962.
Premio della FICC (Federazione Italiana dei Circoli del Cinema),
Mostra di Venezia.
Il
film si apre con un banchetto di nozze; lo sposo, Carmine, è il
protettore di Mamma Roma, una prostituta. Questo matrimonio
lascia libera Mamma Roma di decidere della propria vita. Torna a
prendere il figlio sedicenne, Ettore, cresciuto in un paese in
provincia di Roma, Guidonia. In un primo tempo i due vivono a
Casalbertone, un popoloso quartiere della periferia est di Roma;
successivamente si trasferiscono in un quartiere di levatura
piccolo-borghese, Cinecittà. Carmine impone a sua madre di
tornare a prostituirsi per due settimane, dopodiché promette di
non tornare più. Mamma Roma, terminata la vita di strada,
compra un banco di frutta in un mercato rionale e, grazie a una
trappola, riesce a far assumere il figlio presso una trattoria.
Ettore si innamora di Bruna, per poi rendersi conto
dell'impossibilità del suo amore. Con lei avrà, tra i ruderi
dell'acquedotto Claudio, il primo rapporto sessuale. Carmine
torna e impone a Mamma Roma di prostituirsi ancora. Nel
frattempo Bruna ha confessato a Ettore qual è la vera vita
della madre. Ettore lascia il lavoro e si dà a piccoli furti…
Mamma
Roma è il secondo film di Pier Paolo Pasolini, e come il
precedente, Accattone, si muove sullo sfondo della periferia
romana. C'è comunque una differenza sostanziale tra i due film,
cioè un passaggio da una responsabilità individuale, di
Accattone, a una responsabilità collettiva di Mamma Roma. Il
personaggio interpretato dalla Magnani assomiglia molto di più
al Tommaso Puzzilli di Una vita violenta rispetto al disperato
personaggio di Accattone, nel senso che Mamma Roma ha un moto di
riscatto sociale che, prostituta sottoproletaria, vede
nell'integrazione piccolo-borghese. Il loro trasferimento nella
nuova casa, i consigli dati a Ettore di cambiare amicizie e
tutti i tentativi di assimilazione a un modello piccolo-borghese
rappresentano per Mamma Roma un riscatto. Non vi è nel
personaggio di Ettore nulla che possa far pensare a una sua
integrazione nel mondo piccolo-borghese. Se lavora nella
trattoria è solo per far piacere alla madre, e quando la
fiducia in lei verrà meno, perché Bruna gli confiderà la vera
vita di Mamma Roma, non esiterà a lasciare il lavoro e a vivere
di espedienti, quali il furto. Ma la contaminazione tra la
società borghese e le esperienze di prostituta faranno nascere
il caos, che porterà al suo definitivo fallimento,
figurativamente rappresentato dalla morte di Ettore. Vi è in
Mamma Roma una progressiva presa di coscienza della propria
responsabilità, che inizia con l'incontro col prete che la
mette di fronte a problematiche morali, ma che in un primo
momento non conta per nulla per lei, tanto che decide di fare il
ricatto per poter dare al figlio una sistemazione piccolo
borghese. Quando però, anche il ricatto fallisce, - e lei ne ha
il presentimento perché piange vedendo il figlio che lavora in
un posto da lei ottenuto in quel modo così sordido, così
abietto -, allora la pulce che le aveva messo nell'orecchio il
prete comincia a farsi sentire, quel primo moto di coscienza
comincia a lavorare dentro di lei. Finché - nella seconda lunga
carrellata al viale delle prostitute - individua quello che
aveva colto il prete, comincia ad allargare questo senso della
responsabilità dalla propria persona, al proprio ambiente.
Proprio le lunghe carrellate sul viale notturno delle prostitute
rappresentano le scene più suggestive del film. l'ambiente
circostante è quasi invisibile, vi è una profonda astrazione,
con una serie di personaggi che si affiancano a Mamma Roma per
accompagnarla per un tratto (Biancofiore, un militare, due
omosessuali). In Mamma Roma vi è minore staticità nelle scene
rispetto ad Accattone, ma è da notare una minore incidenza del
paesaggio circostante, perché mentre la vicenda di Accattone si
svolgeva nella borgata, Mamma Roma vive la sua vita nella Roma
piccolo-borghese, nel mondo dell'Ina-Casa, in un mondo cioè che
per forza è meno epico e quindi meno impressionante
visivamente. Il personaggio interpretato dalla Magnani infatti,
va subito ad abitare in una casa della periferia moderna, in uno
di quei palazzoni bianchi che in realtà sono meno “fotogenici”
delle catapecchie della Borgata Gordiani. Inoltre i personaggi
sono più staccati dall'ambiente, perché effettivamente si
tratta di un film che si interna di più nelle anime, e ciò che
interessa di più nel film è lo svilupparsi di un dibattito
morale, sia pure rozzo, dentro queste anime. Da notare in alcune
scene del film la presenza di ruderi, fatto non casuale: in una
sequenza, quando Ettore va per la prima volta con Bruna a far
l'amore, Pisolini ne ha scelto uno che è un po' un simbolo
fallico, senza per altro sottolineare troppo questa simbologia.
L'agonia di Ettore, costretto al letto di contenzione, ritorna
per tre volte, con l'intento di creare un motivo ossessivo, e,
visto il cambiamento di luci, di dare il senso delle ore che
scorrono, di un'agonia lunga e dolorosa. Un'agonia scandita
dalle parole deliranti del ragazzo e da una serie di riprese,
tre per l'esattezza, che scorrono, partendo dal viso, tutto il
corpo di Ettore, in un movimento lento e delicato, quasi fossero
delle carezze su quel corpo morente. La corsa di Mamma Roma, lo
sguardo verso quello stesso panorama di palazzi che apparve come
una speranza di riscatto, rappresenta l'incomunicabilità tra
due mondi inevitabilmente lontani, la sconfitta.
Per quanto riguarda le musiche, in questo film Pasolini ha
scelto Vivaldi. Il motivo che accompagna sempre l'amore di
Ettore e Bruna, è il Concerto in re minore; mentre il Concerto
in do maggiore torna in tutti i momenti in cui appare Carmine,
ossia il destino di Mamma Roma. Mentre in Accattone c'è una
evidente frizione tra Bach e il personaggio di Accattone, in
Mamma Roma la differenza con Vivaldi è meno marcata, perché,
come scrisse Pasolini: "Probabilmente questi motivi di
Vivaldi che ho scelto sono motivi popolari ed io ho ridato loro
la loro vera natura, sentimentale, dolce, melodica e quindi
popolare".

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