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Mamma Roma (Italia - 1962)

Regia e sceneggiatura: Pier Paolo Pasolini
Fotografia: Tonino Delli Colli
Musiche: Carlo Rustichelli
Montaggio: : Nino Baragli

Produzione: Arco Film
Distribuzione: Cineriz
Durata: 115'
Genere: Drammatico

Interpreti: Anna Magnani; Ettore Garofolo; Franco Citti; Silvana Corsini; Luisa Orioli; Paolo Volponi; Luciano Gonini; Vittorio La Paglia; Maria Bernardini; Santino Citti.

Note: Prima proiezione: XXIII mostra di Venezia, 31 agosto 1962. Premio della FICC (Federazione Italiana dei Circoli del Cinema), Mostra di Venezia.

Il film si apre con un banchetto di nozze; lo sposo, Carmine, è il protettore di Mamma Roma, una prostituta. Questo matrimonio lascia libera Mamma Roma di decidere della propria vita. Torna a prendere il figlio sedicenne, Ettore, cresciuto in un paese in provincia di Roma, Guidonia. In un primo tempo i due vivono a Casalbertone, un popoloso quartiere della periferia est di Roma; successivamente si trasferiscono in un quartiere di levatura piccolo-borghese, Cinecittà. Carmine impone a sua madre di tornare a prostituirsi per due settimane, dopodiché promette di non tornare più. Mamma Roma, terminata la vita di strada, compra un banco di frutta in un mercato rionale e, grazie a una trappola, riesce a far assumere il figlio presso una trattoria. Ettore si innamora di Bruna, per poi rendersi conto dell'impossibilità del suo amore. Con lei avrà, tra i ruderi dell'acquedotto Claudio, il primo rapporto sessuale. Carmine torna e impone a Mamma Roma di prostituirsi ancora. Nel frattempo Bruna ha confessato a Ettore qual è la vera vita della madre. Ettore lascia il lavoro e si dà a piccoli furti…

Mamma Roma è il secondo film di Pier Paolo Pasolini, e come il precedente, Accattone, si muove sullo sfondo della periferia romana. C'è comunque una differenza sostanziale tra i due film, cioè un passaggio da una responsabilità individuale, di Accattone, a una responsabilità collettiva di Mamma Roma. Il personaggio interpretato dalla Magnani assomiglia molto di più al Tommaso Puzzilli di Una vita violenta rispetto al disperato personaggio di Accattone, nel senso che Mamma Roma ha un moto di riscatto sociale che, prostituta sottoproletaria, vede nell'integrazione piccolo-borghese. Il loro trasferimento nella nuova casa, i consigli dati a Ettore di cambiare amicizie e tutti i tentativi di assimilazione a un modello piccolo-borghese rappresentano per Mamma Roma un riscatto. Non vi è nel personaggio di Ettore nulla che possa far pensare a una sua integrazione nel mondo piccolo-borghese. Se lavora nella trattoria è solo per far piacere alla madre, e quando la fiducia in lei verrà meno, perché Bruna gli confiderà la vera vita di Mamma Roma, non esiterà a lasciare il lavoro e a vivere di espedienti, quali il furto. Ma la contaminazione tra la società borghese e le esperienze di prostituta faranno nascere il caos, che porterà al suo definitivo fallimento, figurativamente rappresentato dalla morte di Ettore. Vi è in Mamma Roma una progressiva presa di coscienza della propria responsabilità, che inizia con l'incontro col prete che la mette di fronte a problematiche morali, ma che in un primo momento non conta per nulla per lei, tanto che decide di fare il ricatto per poter dare al figlio una sistemazione piccolo borghese. Quando però, anche il ricatto fallisce, - e lei ne ha il presentimento perché piange vedendo il figlio che lavora in un posto da lei ottenuto in quel modo così sordido, così abietto -, allora la pulce che le aveva messo nell'orecchio il prete comincia a farsi sentire, quel primo moto di coscienza comincia a lavorare dentro di lei. Finché - nella seconda lunga carrellata al viale delle prostitute - individua quello che aveva colto il prete, comincia ad allargare questo senso della responsabilità dalla propria persona, al proprio ambiente. Proprio le lunghe carrellate sul viale notturno delle prostitute rappresentano le scene più suggestive del film. l'ambiente circostante è quasi invisibile, vi è una profonda astrazione, con una serie di personaggi che si affiancano a Mamma Roma per accompagnarla per un tratto (Biancofiore, un militare, due omosessuali). In Mamma Roma vi è minore staticità nelle scene rispetto ad Accattone, ma è da notare una minore incidenza del paesaggio circostante, perché mentre la vicenda di Accattone si svolgeva nella borgata, Mamma Roma vive la sua vita nella Roma piccolo-borghese, nel mondo dell'Ina-Casa, in un mondo cioè che per forza è meno epico e quindi meno impressionante visivamente. Il personaggio interpretato dalla Magnani infatti, va subito ad abitare in una casa della periferia moderna, in uno di quei palazzoni bianchi che in realtà sono meno “fotogenici” delle catapecchie della Borgata Gordiani. Inoltre i personaggi sono più staccati dall'ambiente, perché effettivamente si tratta di un film che si interna di più nelle anime, e ciò che interessa di più nel film è lo svilupparsi di un dibattito morale, sia pure rozzo, dentro queste anime. Da notare in alcune scene del film la presenza di ruderi, fatto non casuale: in una sequenza, quando Ettore va per la prima volta con Bruna a far l'amore, Pisolini ne ha scelto uno che è un po' un simbolo fallico, senza per altro sottolineare troppo questa simbologia.
L'agonia di Ettore, costretto al letto di contenzione, ritorna per tre volte, con l'intento di creare un motivo ossessivo, e, visto il cambiamento di luci, di dare il senso delle ore che scorrono, di un'agonia lunga e dolorosa. Un'agonia scandita dalle parole deliranti del ragazzo e da una serie di riprese, tre per l'esattezza, che scorrono, partendo dal viso, tutto il corpo di Ettore, in un movimento lento e delicato, quasi fossero delle carezze su quel corpo morente. La corsa di Mamma Roma, lo sguardo verso quello stesso panorama di palazzi che apparve come una speranza di riscatto, rappresenta l'incomunicabilità tra due mondi inevitabilmente lontani, la sconfitta.
Per quanto riguarda le musiche, in questo film Pasolini ha scelto Vivaldi. Il motivo che accompagna sempre l'amore di Ettore e Bruna, è il Concerto in re minore; mentre il Concerto in do maggiore torna in tutti i momenti in cui appare Carmine, ossia il destino di Mamma Roma. Mentre in Accattone c'è una evidente frizione tra Bach e il personaggio di Accattone, in Mamma Roma la differenza con Vivaldi è meno marcata, perché, come scrisse Pasolini: "Probabilmente questi motivi di Vivaldi che ho scelto sono motivi popolari ed io ho ridato loro la loro vera natura, sentimentale, dolce, melodica e quindi popolare".