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Magdalene (Scozia/Gran Bretagna - 2002)

Titolo originale: The Magdalene Sisters
Regia e sceneggiatura: Peter Mullan
Fotografia: Nigel Willoughby
Musiche: Craig Armstrong
Montaggio: Colin Monie
Scenografia: Mark Leese

Durata: 119'
Genere: Drammatico

Interpreti: Geraldine McEwan, Anne-Marie Duff, Nora-Jane Noone, Dorothy Duffy, Eileen Walsh, Mary Murray, Britta Smith, Frances Healy, Eithne McGuinness

Note: Vincitore nella sezione Inconcorso del Leone d'oro al 59° edizione del Festival di Venezia (2002)

Il film narra le vicende accadute nell'ultima delle Magdalene, istituti religiosi irlandesi fondati nel diciannovesimo secolo perchè vi fossero rinchiuse ad espiare le loro colpe le donne rifiutate dalle famiglie perchè colpevoli di aspettare un figlio al di fuori del matrimonio, di aver abbandonato il tetto coniugale o ritenute potenzialmente pericolose perchè troppo carine, troppo brutte o troppo intelligenti. Dentro le mura del convento si nascondevano in realtà delle vere e proprie lavanderie industriali e le donne rinchiuse venivano sottoposte ad umiliazioni fisiche e verbali da superiori che sembravano ricchi di spirito punitivo più che educativo.

Da una storia vera si ha il diritto di prelevare cinematograficamente tutte le forme retoriche dell'indignazione. Almeno quando una storia suscita nella morale collettiva contemporanea lo sdegno verso le privazioni dei diritti di giovani fanciulle. Non deve essere tuttavia l'unica chiave di lettura, per cui procedendo nel racconto si arriva al grido di liberazione di Crispina verso il prete "porco", lussurioso: "Non sei un uomo di Dio". Tra risate e soddisfazioni per la "parziale" rivalsa. In effetti Mullan tiene a ricordarci, descrivendo in epigrafe il destino di ciascuna protagonista, che questa è stata solo la loro vita. Ma una vita condizionata prepotentemente dal pensare comune. Non solo quello devastante, vigliacco e canagliesco della Chiesa Cattolica, ma delle famiglie, la cui identità sembra scritta col fuoco e vive solo all'ombra della benedizione dei Cristiani. Magdalene è un ritratto molto intenso del luogo di chiusura, la prigione dell'anima, la reclusione delle adolescenti che hanno peccato, mentre i veri peccati (gli stessi dei comandamenti cristiani in un gioco perverso) sono quello di gola delle suore che avide divorano la prima colazione, separate da un filtro, eppure visibilissime, tra marmellate, carni, burro, e altre leccornie. Il peccato di avidità e cupidigia, amore per il denaro, laddove la sorella Bridget raccoglie i suoi tesori, le offerte dei fedeli, probabilmente perché questa grande vergogna si perpetui nell'interesse di tutti. Le famiglie che rientrano nel dannato conformismo, nella morale del giusto e sbagliato che infine appare capovolta. I giusti sono sempre le vittime, i carnefici vestono i panni dell'ufficialità. Mullan mira a un cinema denso di emozioni, almeno sulla carta e sull'onda delle parole ad effetto lasciando prevalere spesso il volto ed i corpi degli attori; rappresenta con precisione le sofferenze quotidiane delle giovani recluse, l'umiliante impotenza di fronte alla perfida autorità ecclesiastica, la loro speranza che si riduce al possesso di una arancia in più strappata alla vicina, o al non castigo delle suore che è sempre accompagnato da tremende sferzate. Certo l'occhio della mdp è sempre vigile su questi dettagli di una scrittura totalmente "padrona della situazione". Quello che manca è una contemplazione più lunga delle cose, azione e reazione appaiono sempre pronti, in equilibrio e, cosa più grave, senza eccessive sorprese.
Andrea Caramanna