Logo

già fatto...già visto
 

   

   

   

   

   

Le lacrime amare di Petra von Kant
(Rep. Federale tedesca - 1972)

Titolo originale: Die bitteren Tränen der Petra von Kant
Regia e sceneggiatura: Rainer Werner Fassbinder dal suo omonimo dramma teatrale
Fotografia: Michael Bailhaus

Genere: Drammatico

Durata: 105’

Interpreti: Margit Carstensen, Hanna Schygulla Karin, lrm Herman, KatrinSchaake, Eva Mattes, Gisela Fackeidey

Petra von Kant, trentaseienne stilista di successo, colta e amante del bello ma svuotata dentro da due matrimoni andati male, non trova stimoli neanche nel lavoro. Vive in un ambiente molto raffinato e personale, ma opprimente e pieno di manichini, con la segretaria e domestica Marlene, che la ama perdutamente.
La sua esistenza è profondamente turbata dall'incontro con la giovane e bella Karin, presentatale dall'amica Sidonie e desiderosa di inserirsi nel mondo della moda. Ne rimane totalmente ammaliata e le offre danaro e fortuna. Karin accetta e va a vivere assieme a lei; ma in breve la possessività e la gelosia di Petra finiscono per opprimerla, tanto da farla scappare via.
Petra rimane sola, consolata amorevolmente dalla fedele Marlene, il cui sforzo non è mai apprezzato e che anzi viene spesso maltrattata. Petra va di male in peggio. Nel giorno dei suo compleanno ha una crisi isterica e maltratta la madre, la figlia e Sidonie che la vengono a trovare. Solo in seguito, induritosi il suo cuore, supera l'accaduto e quando Karin le telefona riesce a risponderle pacatamente. Sente la voglia pungente di rinascere, magari con l'aiuto di Marlene. Ma questa si rifiuta e parte silenziosamente. Petra ora è proprio irrimediabilmente sola.

Il film è una fedele trasposizione di un dramma, per molti versi autobiografico, dello stesso Fassbinder. Di conseguenza conserva molte caratteristiche squisitamente teatrali: l'unità spaziale (si svolge in un solo ambiente), una certa staticità della macchina da presa e la grande importanza dei dialoghi.
L'ambiente circoscritto, unito all'immobilità dei personaggi e della situazione, comporta naturalmente una certa lentezza della storia, a volte esasperante. In compenso facilita un acuto scandaglio psicologico delle tre protagoniste, su cui non è certo facile esprimere un giudizio netto poiché. volta per volta, sanno suscitare nello spettatore reazioni contrastanti, d'astio come d'umana comprensione.
Petra è il perno di tutto: inaridita dalle esperienze matrimoniali ed ormai nevrotica e dedita all'alcool, consuma nella solitudine e nel livore le sue giornate, indifferente all'unica persona che amorevolmente ha cura di lei. Nel rapporto con Karin, di cui invidia la giovinezza e la spregiudicatezza, ricerca un amore che rivitalizzi la sua vita ormai abbrutita; ma questo amore risponde anche a un desiderio, dalle sfumature sadiche, di possesso (l'ascendente che ha su Marlene, e di cui sembra non accorgersi, non la interessa) per vantare qualcosa di suo.
Marlene le è del tutto assoggettata, la vittima che accetta ogni capriccio e cattiveria, salvo poi ribellarsi quando Petra alla fine la tratta per la prima volta senza il suo normale fare autoritario e, soprattutto, dopo aver visto la sua debolezza nel rapporto con Karin. Costei appare, forse perché proletaria, più forte: sa quello che vuole e vive il rapporto con Petra, della cui personalità è comunque infatuata, soprattutto come opportunità per fare fortuna, per poi troncarlo quando viene limitata la propria libertà e viene trattata come un mero oggetto.
Tre personaggi contrassegnati da incapacità di comunicare e da differenti modi d'amare ma uniti, soprattutto Petra e Marlene, dal ritrovarsi alfine immersi nella più amara solitudine.