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Interpreti:
Toni Servillo, Olivia Magnani, Adriano Giannini, Raffaele Pisu,
Angela Goodwin
Note:
Unico film italiano presentato in concorso al 57mo festival di
Cannes (2004). Riprese effettuate a Napoli in un hotel presso la
stazione, a Caserta in un cementificio, in una cava e in un
parcheggio sotto la reggia, a Treviso e in Svizzera.
Un
uomo misterioso, Titta Di Girolamo, vive da otto anni in un
albergo di un'anonima cittadina della Svizzera italiana. E' un
uomo distinto e ben vestito, apparentemente privo di sentimenti,
la cui vita si svolge tra la hall e il bar dell'albergo in
attesa che accada qualcosa...
Un
albergo oltre il confine, lassù in Svizzera. Dentro c'è
un signore distinto. Con sé un pacchetto di sigarette, un
taccuino e la solitudine. Poi una cameriera con gli occhi chiari
e strane valigie che vanno e vengono. Un noir, una storia
d'amore o una commedia? Un film sulla sfortuna, probabilmente.
Non quella che non esiste, la scusa dei perdenti o dei falliti,
ma quella che scrive il destino, quella animata dagli dei.
Quella che sconfigge gli eroi e nobilita la sconfitta.
Toni Servillo è Titta di Girolamo, uno "che di frivolo
possiede solo il nome". Vive da anni in un albergo
extralusso e sembra essere un uomo d'affari. In realtà ha un
segreto, un buon nascondiglio nel suo televisore e delle strane
amicizie. Soprattutto Servillo interpreta la parte di un
individuo debole e potente al tempo stesso, ricco di un carisma
che si sgretola sotto la spinta dell'infelicità. Un colletto
bianco delegato a gestire un lavoro sporco con sé stesso, in
una terra di confine, la cui condanna è di scrutare l'orizzonte
senza fantasia della sua coscienza.
Le conseguenze dell'amore è l'opera seconda di Paolo Sorrentino,
regista trentacinquenne che arriva dalla sceneggiatura. Tre anni
fa ha esordito a Venezia con L'uomo in più. Con la sua nuova
prova sceglie di seguire una strada assai più difficile:
arricchisce il suo stile visivo, ricamando eleganti movimenti di
macchina, accurati contrappunti sonori e tagli di montaggio
notevoli per disegnare un personaggio di poche parole. La
fotografia di Luca Bigazzi, che ha appena firmato gli ultimi
film di Amelio, Placido e Mazzacurati, tratteggia bene l'area
asettica di un mondo fatto di soldi, discrezione e mistero. Ma
la soggettiva dell'uomo chiuso a chiave con sé stesso trova la
sua sublimazione in due elementi: il ritmo sonoro del
minimalismo elettronico e la generosità ripagata con la quale
Sorrentino concede all'attore Servillo la possibilità di
mostrarsi in tutta la sua grandezza. La vera solidità del film
sta infatti nel contropiede che l'irruenza musicale (brani di
Mogway, Lali Puna, Terranova...) applica sull'immobilità di un
personaggio sinistramente statuario. Il regista confessa di
scrivere i suoi film con le musiche già nelle orecchie, e si
vede. Si vede anche come il lavoro sulla sonorità costituisca
lo scheletro del montaggio, e come il montaggio è piegato,
ripiegato e messo da parte quando i tagli non hanno motivo di
interrompere piani sequenza magistrali (non per la tecnica, ma
per l'efficacia emotiva). Il regista partenopeo ha infatti la
qualità di cercare l'originalità con discrezione, rischiando
di eccedere solo in pochi casi. Coniuga minimalismo, videoclip e
pubblicità con il meglio del cinema indipendente americano,
ricordandosi che l'Italia e la patria di un maestro come
Antonioni e che ogni lezione di stile può essere riproposta
solo attraverso un proprio stile. Sorrentino è quasi sempre
fuori dal timbro del cinema nostrano. Realizza film destinati al
mondo intero, ma si ricorda dello spirito della sua terra quando
rende dolce il dramma ed amara l'ironia. Non fa delle sue
imperfezioni un difetto, facendosi perdonare con momenti di
grazia ed onestà espressiva. E poi sa sfruttare al meglio il
connubio con il bravissimo Toni Servillo, attore e regista di
teatro che poco e bene si è concesso al cinema, esordendo con
Mario Martone in Morte di un matematico napoletano nel '92, e
con il quale ha continuato a lavorare in Rasoi (1993), Teatro di
guerra (1998), e poi con Antonio Capuano in Luna Rossa (2001).
Attualmente è impegnato nella tourné teatrale di Sabato,
domenica e lunedi (dall'omonimo testo di Edoardo De
Filippo), presto in tv sotto la supervisione di Sorrentino
stesso.
Le conseguenze dell'amore: un noir, una storia d'amore o una
commedia? Una film sulla sfortuna, si diceva. O
sull'inadeguatezza. Sul quel non sapere "cosa si fa",
"cosa si dice" e "cosa si è" che rischia di
far passare un buono per un cattivo, un padre per un estraneo,
un uomo onesto per un criminale ed un innamorato per uno stronzo.
Antonello Schioppa

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