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Interpreti:
Tommaso Ramenghi, Marco Luisi, Claudia Pandolfi, Valerio
Mastandrea, Valerio Binasco, Jacopo Bonvicini, Max Mazzotta,
Massimo Coppola
Note:
Presentato in concorso alla 61ma mostra internazionale del
cinema di Venezia (2004). Gli attori Marco Luisi e Tommaso
Ramenghi hanno ottenuto il premio Marcello Mastroianni per il
miglior attrore emergente. - Il film e' stato girato a Bologna
nei luoghi reali della vicenda, ma il tunnel e la sede della
radio sono stati realizzati a Cinecitta' - I Wu Ming sono un
collettivo di scrittori di Bologna, autori del best-seller
"q, 54" e di "guerra agli umani" (ed.
Einaudi) - Il 1 marzo 1977 a Bologna venne ritrovato un tunnel
lungo 60 metri che doveva terminare in corrispondenza del caveau
di una sede della cassa centrale di risparmio da cui i ladri
avrebbero potuto prelevare una somma pari a 50 miliardi
dell'epoca
Ispirato
a fatti realmente accaduti, il film racconta la storia di Sgualo
e Pelo, due ragazzi che vivono nella periferia di Bologna, le
cui vicende si intrecciano con la storica emittente Radio Alice,
la radio del movimento studentesco del '76-'77.
Dopo
il documentario Alice è in paradiso, visto di sfuggita al
Festival di Torino del 2002, Guido Chiesa torna agli eventi del
'77 bolognese ed a Radio Alice, prima emittente libera d'Italia,
la cui storia durò appena 13 mesi, prima della chiusura forzata
da parte della polizia. Al suo terzo lavoro di fiction, se tale
si può definire il film, dopo Il caso Martello, Babylon
ed Il Partigiano Johnny, Chiesa ha scritto il film insieme al
collettivo letterario dei bolognesi Wu Ming, autori, tra
l'altro, dei best-seller Q e 54.
E proprio dall'immaginario già raccontato dai Wu Ming, oltre
che da quello ormai consolidato sulla contestazione studentesca
dell'epoca, che sembrano scaturire le situazioni ed i personaggi
del film, che riprendono appunto, con un aggiornamento a due
decenni dopo, alcune ambientazioni del romanzo 54, romanzo sulla
Guerra Fredda dove Bologna giocava un ruolo determinante. Dai
bar cittadini dove si mescolano ex partigiani e giovani
scansafatiche, alle prime pagine reazionarie del
"Carlino", fino alle figure del ricettatore filosofo e
del suo socio marsigliese, omaggio alle atmosfere descritte da
Jean-Claude Izzo, autore culto del collettivo letterario.
La vivacità, l'anarchia mao-dadaista di Radio Alice, radio
ufficiale del movimento studentesco, sono dunque scelti da
Chiesa come simbolo di una generazione che, anche al cinema, fa
più spesso parlare di sè per la violenza e il fallimento
politico. Ma quell'epoca fu anche, parola del regista, un
momento di piccole rivoluzioni culturali e di grande
creatività.
Protagonisti del film sono i due ventenni Sgualo e Pelo, uno
bolognese doc e l'altro figlio di meridionali. A corto di soldi,
lavoro e prospettive accettano, in cambio di dieci milioni, di
scavare un tunnel sotterraneo che permetterà di rapinare la
Cassa di Risparmio. Nelle lunghe notti con pala e piccone,
scoprono le frequenze di Radio Alice, l'unica le cui frequenze
sono captate anche sottoterra. Incuriositi, si presentano nella
sede dell'emittente, dove conosceranno i fondatori scoprendo che
non esiste un capo, che nessuna censura "filtra" gli
interventi telefonici degli ascoltatori e che anche loro hanno
diritto ad avere un loro programma. Come è prevedibile, sarà
per loro l'inizio di una nuova epoca e di nuove conoscenze:
canne, ragazze, ideali politici e tutto il resto.
Sgualo e Pelo fanno dunque da fil rouge per raccontare la storia
di Radio Alice e di tutti quelli che le ruotavano attorno:
storia di una Bologna che era al centro delle contestazioni
studentesche, mentre il PCI perdeva in parte il suo ruolo-guida
a sinistra e gli anni di piombo erano alle porte. Il tutto fino
agli scontri del marzo '77, quando dapprima lo studente
Francesco Lorusso fu ucciso da una pallottola dei carabinieri e
poi Cossiga, allora ministro degli interni, inviò i carri
armati davanti alle università, in Via Zamboni. Fu la fine
annunciata di un sogno e forse anche di un'epoca.
In un film che evita di essere troppo politico, vi è comunque
un tema sotterraneo che ritorna a più riprese: quello del sogno
impossibile di un'unione di obiettivi e di lotta tra studenti e
operai. Una sorta di muro insormontabile che divideva due mondi
diversi: figli di papà e carabinieri per forza (vedi il cupo
Mastrandrea); bolognesi fancazzisti e calabresi incalzati dalla
famiglia. In pratica, chi rivoluzionario può esserlo per
sfizio, e chi invece semplicemente non può. Diversi e lontani
sono anche i due centri nevralgici del film: l'Università e il
grigio quartiere di Safagna, concentrato di case-dormitorio
degli operai, spesso venuti dal sud, che affollavano nelle
fabbriche e nelle coperative della ricca Emilia-Romagna, e delle
loro famiglie. Per il ruolo dei due protagonisti sono stati
scelti due esordienti (Tommaso Ramenghi e Marco Luisi), così
come sconosciuto è la maggior parte del cast, reclutato in gran
parte tra la popolazioe degli studenti bolognesi. Fanno
eccezione Valerio Mastrandrea, Claudia Pandolfi nel ruolo
della giovane avvocata idealista ed il carabiniere di leva Max
Mazzotta, già visto nel ruolo di Pentothal in Paz! di De Maria,
che rievocava, tramite le tavole di Pazienza, le stesse
atmosfere bolognesi.
Per fortuna, Lavorare con lentezza si tiene alla larga da ogni
spirito nostalgico o "settantasettesco", visto anche
che Chiesa all'epoca dei fatti aveva 16 anni ed i Wu Ming erano
tutti dei bambini. Non del tutto obiettivo, ma suggestivo e non
privo di interesse nel ripercorrere una pagina di storia
italiana, come c'era da aspettarsi dagli autori, il film è
un'opera di grande vitalità. Se le psicologie dei personaggi
sono un po' scontate e alcune vicende della trama risultano alla
fine irrisolte o un po' semplificate, il film di Chiesa è però
indiscutibilmente un film di valore per l'assoluta vivacità e
originalità del linguaggio, che mescola finzione pura a scene
basate su documenti storici, oltre che ad alcuni inserti comici
in stile cinema muto. Per merito forse soprattutto del regista,
grande documentarista nel ricercare una fedeltà storica (state
attenti alla fine dei titoli di coda) senza eccedere con gli
inserti documentari, il film ricrea con intelligenza e inventiva
rara nel cinema italiano una parte, o almeno un'interpretazione,
dello spirito di quegli anni.
Federico Ferrone
tratto da www.drammaturgia.it

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