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Titolo
originale: The man who wasn't there
Regia e sceneggiatura: Ethan
Coen, Joel Coen
Fotografia: Roger Deakins
Montaggio: Tricia Cooke, Roderick Jaynes
Musiche: Carter Burwell
Scenografia: Dennis Gassner
Genere: Drammatico
Produzione:
Working Title Films, Good Machine, The Kl Line
Distribuzione: Medusa Video, Dvd Medusa
Durata: 116’ |
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Interpreti:
Billy Bob Thornton, Frances Mcdormand, Michael Badalucco, James
Gandolfini, Katherine Borowitz
Note:
Premio della Giuria (ex-aequo con "Mulholland Drive"
di David Lynch) al festival di Cannes 2001. - David di Donatello
2002 come miglior film straniero. - Il montaggio e' a cura dei
fratelli Coen che hanno firmato con lo pseudonimo Roderick
Jaynes.
Nell'estate
del 1949 in una piccola città della California del Nord, Ed
Crane, un barbiere assai scontento della propria vita, spera di
poterla cambiare quando, scoperto il tradimento della moglie,
decide di ricattare l'amante. Nonostante la sua mancanza di
scrupoli, però, le cose andranno in maniera diversa perchè
l'amante di sua moglie viene trovato ucciso.
Incarnato
dal camaleontico Billy Bob Thornton sul modello di attori d’epoca
come Humphrey Bogart e soprattutto Monty Clift, il protagonista
di «L’uomo che non c’era» dei fratelli Coen è un barbiere
di provincia, introverso che laconico, che nella vita si è
ritagliato un ruolo passivo di osservatore. Nel negozio del
cognato chiacchierone (Michael Badalucco), Ed Crane taglia
capelli, fuma e tace; e a casa, con la moglie Doris (Frances
McDormand), contabile in un grande magazzino, è sempre lei a
decidere e a comandare. Ma dentro di sé l’uomo cova una
segreta voglia di cambiamento che si concretizza quando uno
sconosciuto cliente gli propone di investire nell’affare del
futuro, una lavanderia a secco. Approfittando dell’infedeltà
di Doris che lo tradisce con il capufficio Big Dave (James
Gandolfini), sposato con una donna molto ricca, Crane invia a
costui una lettera anonima minacciandolo di spifferare tutto se
non tira subito fuori 10.000 dollari. Però nulla va come deve
andare e, senza volerlo, il barbiere mette in moto un’infernale
macchina omicida. Per «L’uomo che non c’era» i Coen si
sono ispirati ai romanzi neri di James Cain tante volte portati
sullo schermo, da «La fiamma del peccato» a «Il postino suona
sempre due volte», ricalcando il personaggio di Crane, un
perdente che stoltamente imbocca la via del crimine, sul modello
dei tipici antieroi usciti dalla penna dello scrittore
statunitense. Tuttavia nel bianco e nero impeccabile e rarefatto
di Richard Diekis, l’odissea dell’uomo comune assume anche
un valore di metafora: non a caso siamo nell’America del ‘49
dove, tra lo spauracchio dei sovietici e l’incubo di un
possibile conflitto atomico, si sta aprendo (lo dice nel film l’avvocato
Tony Shalhoub) un’era basata «sul principio dell’incertezza».
Permeato di ironia e sensibilità retrò com’è nella vena di
Joel (regista e sceneggiatore) ed Ethan (produttore e
sceneggiatore), interpretato da un’eccellente squadra di
attori e imbastito su un raffinato intreccio di citazioni, «L’uomo
che non c’era» un thriller parodico nel senso alto della
parola (ci trovi dentro tutto il «noir» classico da Billy
Wilder a Fritz Lang) e insieme, come certi drammi di Arthur
Miller, un dolente requiem del sogno americano.
Alessandra Levantesi

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