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Interpreti:
Carlo Cecchi, Licia Maglietta, Toni Servillo, Antonino Iuorio,
Domenico Balsamo, Italo Celoro, Antonio Pennarella
Note:
Presentato in concorso alla 58^ mostra del cinema di Venezia
(2001). Suono: Mario Iaquone. Candidato ai nastri d'argento 2002
per il miglior regista e la migliore attrice (Licia Maglietta).
Dall'inizio
degli anni Settanta la famiglia malavitosa dei Cammarano si è
allargata a macchia d'olio sul territorio facendo forza, fra le
altre cose, sulla violenta coesione tra i suoi componenti.
Chiusi nella loro tenuta-fortino, impenetrabile dall'esterno, i
Cammarano hanno via via accresciuto il loro potere fino a
divenire i padroni incontrastati della zona. Ma l'equilibrio,
costruito su una scala strettamente gerarchica e oppressiva,
comincia a mancare. Le nuove generazioni della famiglia infatti,
benché abitutate alla logica della sopraffazione e del
pericolo, tendono istintivamente a sottrarsi al peso di una vita
fatta di continui pericoli. E basta che uno solo di essi si tiri
indietro perché l'intera piramide cominci a vacillare.
Sentivano
una canzone, "Luna Rossa", una canzone sul tradimento,
dice la matrona di casa Cammarano. Il tradimento e la vendetta,
Eschilo (ma anche Shakespeare) e la camorra. Antonio Capuano
rilegge l'Orestiade, blinda i personaggi in una casa, ne fa
esplodere gli inevitabili conflitti seguendo abbastanza
fedelmente la struttura del testo classico. Oreste se ne va
dalla famiglia per sette anni mentre i coniugi si scannano tra
loro, mettendo in atto trame di sangue. Poi torna e conclude il
lavoro nel più feroce dei modi. Mèlo e noir, mafia e tragedia:
sono binomi a cui il cinema (italo) americano ci ha abituato da
tempo. Ma sminuire "Luna Rossa" perché c'è già
statoAbel Ferrara non ha senso, sarebbe come dire che
Jean-Claude Izzo è uno scrittore minore perché secoli fa c'era
Omero. In realtà questo è il cinema (italiano) che abbiamo
sognato per anni: denso e massimalista. Ottimo il lavoro di
sperimentazione sulla recitazione e il linguaggio (dal
napoletano dei bassi fondi a una forma più aulica). Ottima
tutta la prima parte sospesa tra la claustrofobia dei luoghi,
l'oppressione della macchina da presa e la drammaturgia di una
storia potente. Interpreti da urlo.
Mauro Gervasini

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