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Luna rossa (Italia - 2001)

Regia e sceneggiatura: Antonio Capuano
Fotografia: Tommaso Borgstrom
Montaggio: Giogio' Franchini
Musiche: Lelio De Tullio

Genere: Drammatico

Produzione: Andrea De Liberato per Poetiche Cinematografiche
Distribuzione: Sharada
Durata: 116’

Interpreti: Carlo Cecchi, Licia Maglietta, Toni Servillo, Antonino Iuorio, Domenico Balsamo, Italo Celoro, Antonio Pennarella

Note: Presentato in concorso alla 58^ mostra del cinema di Venezia (2001). Suono: Mario Iaquone. Candidato ai nastri d'argento 2002 per il miglior regista e la migliore attrice (Licia Maglietta).

Dall'inizio degli anni Settanta la famiglia malavitosa dei Cammarano si è allargata a macchia d'olio sul territorio facendo forza, fra le altre cose, sulla violenta coesione tra i suoi componenti. Chiusi nella loro tenuta-fortino, impenetrabile dall'esterno, i Cammarano hanno via via accresciuto il loro potere fino a divenire i padroni incontrastati della zona. Ma l'equilibrio, costruito su una scala strettamente gerarchica e oppressiva, comincia a mancare. Le nuove generazioni della famiglia infatti, benché abitutate alla logica della sopraffazione e del pericolo, tendono istintivamente a sottrarsi al peso di una vita fatta di continui pericoli. E basta che uno solo di essi si tiri indietro perché l'intera piramide cominci a vacillare.

Sentivano una canzone, "Luna Rossa", una canzone sul tradimento, dice la matrona di casa Cammarano. Il tradimento e la vendetta, Eschilo (ma anche Shakespeare) e la camorra. Antonio Capuano rilegge l'Orestiade, blinda i personaggi in una casa, ne fa esplodere gli inevitabili conflitti seguendo abbastanza fedelmente la struttura del testo classico. Oreste se ne va dalla famiglia per sette anni mentre i coniugi si scannano tra loro, mettendo in atto trame di sangue. Poi torna e conclude il lavoro nel più feroce dei modi. Mèlo e noir, mafia e tragedia: sono binomi a cui il cinema (italo) americano ci ha abituato da tempo. Ma sminuire "Luna Rossa" perché c'è già statoAbel Ferrara non ha senso, sarebbe come dire che Jean-Claude Izzo è uno scrittore minore perché secoli fa c'era Omero. In realtà questo è il cinema (italiano) che abbiamo sognato per anni: denso e massimalista. Ottimo il lavoro di sperimentazione sulla recitazione e il linguaggio (dal napoletano dei bassi fondi a una forma più aulica). Ottima tutta la prima parte sospesa tra la claustrofobia dei luoghi, l'oppressione della macchina da presa e la drammaturgia di una storia potente. Interpreti da urlo.
Mauro Gervasini