Logo

già fatto...già visto
 

   

   

   

   

   

Luci d'inverno (Svezia - 1962)

Titolo originale: Nattvardsgasterna
Regia e sceneggiatura:
Ingmar Bergman
Fotografia: Sven Nykvist
Montaggio: Ulla Ryghe

Genere: Drammatico

Produzione: Svensk Filmindustri
Durata: 81’

Interpreti: Lars-Olof Andersson; Eddie Axberg, Gunnar Bjornstrand, Tor Borong, Elsa Ebbesen; Alan Edwall

Un pastore protestante officia la messa davanti ai pochi fedeli secondo un rituale che si ripete uguale da anni. Dopo la morte della moglie però non è più lo stessa: ha perso qualsiasi entusiasmo per la vita e per la sua missione. I fedeli non trovano più conforto in lui, tormentato dai dubbi e dalla solitudine; la maestra del villaggio (Thulin) lo ama, ma è atea. Un pescatore, ossessionato dalla minaccia della guerra atomica e dal mondo in cui dovrà vivere il figlio che stà per nascere, si suicida senza che il pastore sia riuscito a trovare una parola per consolarlo; il pastore porta la notizia alla moglie, poi torna in chiesa e officia la solita messa: ma ad ascoltarlo è rimasta soltanto la maestra. La tremenda crisi esistenziale che attraversa lo ha portato a chiudersi in sé proprio nel momento in cui avrebbe più bisogno di calore umano. In "Luci d'inverno" chi cerca Dio è un pastore protestante, vale a dire chi dovrebbe averlo trovato prima degli altri. È uno dei soliti paradossi bergmaniani. [... ...] Il film dedicato al silenzio di Dio è ricco di parole degli uomini. Come il precedente ["Come in uno specchio" n.d.r.], procede per scene, separate l'una da l'altra da sequenze che si possono considerare intermezzi. Ogni scena contiene un colloquio, ogni colloquio avviene tra il pastore e un altro personaggio, e pertanto costituisce una tappa dell'itinerario spirituale del pastore. [... ...] Bergman sperimenta il peso dei suoi dubbi esistenziali, della sua crisi di coscienza, della sua tentazione di rifiutare la trascendenza. [... ...] Bergman non racconta mai la conquista completa della fede. Racconta sempre il cammino che l'uomo percorre cercando la fede. A volte la trova, a volte non la trova, in certi momenti crede di averla trovata, in altri momenti scopre di dover ricominciare da capo. Presenta un frammento di realtà isolato nello spazio e nel tempo. I fatti che accadono in "Luci d'inverno" coprono lo spazio di una giornata, e si svolgono nell'universo chiuso di una chiesetta, una canonica, una pieve, un angolo di bosco nei pressi di un ruscello. In questo tempo e in questo spazio tutto in qualche modo è già accaduto e tutto deve ancora accadere. Il fascino discreto della poetica bergmaniana è forse proprio in questo pudore nel risolvere i problemi, quasi non volesse interferire con l'autonomia intellettuale dello spettatore. Certo, nel finale del film Tomas non è lo stesso di prima. Tutto quel che è accaduto fa parte del suo bagaglio personale e in qualche modo ne condiziona la vita futura. Nulla va perduto dell'esperienza. Tutto giova nella ricerca. Ma Bergman non ci dice chiaramente quale sarà la conclusione del pastore, anche se lascia aperta la porta alla soluzione più rassicurante, e cioè alla conversione.