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Interpreti:
Lars-Olof Andersson; Eddie Axberg, Gunnar Bjornstrand, Tor
Borong, Elsa Ebbesen; Alan Edwall
Un
pastore protestante officia la messa davanti ai pochi fedeli
secondo un rituale che si ripete uguale da anni. Dopo la morte
della moglie però non è più lo stessa: ha perso qualsiasi
entusiasmo per la vita e per la sua missione. I fedeli non
trovano più conforto in lui, tormentato dai dubbi e dalla
solitudine; la maestra del villaggio (Thulin) lo ama, ma è
atea. Un pescatore, ossessionato dalla minaccia della guerra
atomica e dal mondo in cui dovrà vivere il figlio che stà per
nascere, si suicida senza che il pastore sia riuscito a trovare
una parola per consolarlo; il pastore porta la notizia alla
moglie, poi torna in chiesa e officia la solita messa: ma ad
ascoltarlo è rimasta soltanto la maestra. La tremenda crisi
esistenziale che attraversa lo ha portato a chiudersi in sé
proprio nel momento in cui avrebbe più bisogno di calore umano.
In "Luci d'inverno" chi cerca Dio è un pastore
protestante, vale a dire chi dovrebbe averlo trovato prima degli
altri. È uno dei soliti paradossi bergmaniani. [... ...] Il
film dedicato al silenzio di Dio è ricco di parole degli
uomini. Come il precedente ["Come in uno specchio"
n.d.r.], procede per scene, separate l'una da l'altra da
sequenze che si possono considerare intermezzi. Ogni scena
contiene un colloquio, ogni colloquio avviene tra il pastore e
un altro personaggio, e pertanto costituisce una tappa
dell'itinerario spirituale del pastore. [... ...] Bergman
sperimenta il peso dei suoi dubbi esistenziali, della sua crisi
di coscienza, della sua tentazione di rifiutare la trascendenza.
[... ...] Bergman non racconta mai la conquista completa della
fede. Racconta sempre il cammino che l'uomo percorre cercando la
fede. A volte la trova, a volte non la trova, in certi momenti
crede di averla trovata, in altri momenti scopre di dover
ricominciare da capo. Presenta un frammento di realtà isolato
nello spazio e nel tempo. I fatti che accadono in "Luci
d'inverno" coprono lo spazio di una giornata, e si svolgono
nell'universo chiuso di una chiesetta, una canonica, una pieve,
un angolo di bosco nei pressi di un ruscello. In questo tempo e
in questo spazio tutto in qualche modo è già accaduto e tutto
deve ancora accadere. Il fascino discreto della poetica
bergmaniana è forse proprio in questo pudore nel risolvere i
problemi, quasi non volesse interferire con l'autonomia
intellettuale dello spettatore. Certo, nel finale del film Tomas
non è lo stesso di prima. Tutto quel che è accaduto fa parte
del suo bagaglio personale e in qualche modo ne condiziona la
vita futura. Nulla va perduto dell'esperienza. Tutto giova nella
ricerca. Ma Bergman non ci dice chiaramente quale sarà la
conclusione del pastore, anche se lascia aperta la porta alla
soluzione più rassicurante, e cioè alla conversione.

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