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Interpreti:
Stephane Rideau, Lubna Azabal, Mohamed Hamaidi, Yasmina Reza,
Jack Taylor, Gael Morel, Rachida Brakni, Nabila Baraka
Note:
Presentato in concorso alla 58^ mostra del cinema di Venezia
nella sezione Venezia 58 (2001).
Serge,
camionista che esporta stoffe in Marocco ed importa abiti di
lusso in Francia, è legato a Sarah, che vive a Tangeri, ed ha
un amico, Said. Serge deve riconquistare Sarah, che vuole
lasciarlo: lei gestisce una pensione, di proprietà della
famiglia, ma alla morte della madre il fratello vorrebbe
portarla a vivere con sé a Montreal. Sarah deve decidere se
cambiare vita o se vuole restare con Serge. Said sogna di
trasferirsi in Europa, sembra una persona tranquilla, ma in
realtà è un ribelle. Nei tre giorni in cui i personaggi
vengono a contatto, ognuno di loro dovrà prendere una decisione
importante.
Sulle
differenze tra viaggio (partire e poi tornare) ed esilio
(partire per non tornare, si gioca i racconto dell'ultimo film
di André Téchiné, il suo primo girato in digitale. La
partenza, tema forte di tutta la filmografia del regista
francese, si fa qui nucleo tematico e insieme ragione della
strategia di rappresentazione. Tutti i personaggi sono divisi al
loro interno. Una parte di loro è qui, nell'immagine, insieme
al corpo, a solcare questa terra d'Africa, calda e seducente nei
colori, di volta in volta terra madre e terra da esplorare; e
un'altra parte è già lontana, oltre il mare, nel fuoricampo
del viaggio e dell'ignoto. Invece che distinguere tra
concretezza del rappresentato e seduzione dell'invisibile,
Téchiné mescola le carte: spesso ciò che è in campo
raffigura i desideri dell'uno e racconta le paure dell'altro.
Spesso evasioni e vincoli fanno tutt'uno, si mescolano in un
visivo che privilegia il disordine come spazio metaforico. In
questo progetto l'impiego del numerico si rivela centrale: la
sgranatura della piccola macchina digitale, soprattutto nei
campi lunghi, accentua la prospettiva immateriale e al tempo
stesso la freschezza di una troupe ridotta, capace di cogliere
il sapore di una vita che circola intorno ai personaggi, da’
profondità alla visione. In fondo ciò che è più affascinante
nei film di Téchiné non è la trama (continua variazione su un
grande tema/tragedia che è l'abbandono), ma le emozioni che la
condiscono. Non sono i personaggi ma ciò che sta loro attorno.
Abbandonando ogni ipotesi psicologica, riprendendo il triangolo
sentimentale dall'esterno, attraverso i gesti, spesso
contraddittori, dei protagonisti, attraverso i loro volti così
difficili da penetrare, Téchiné mette in campo una
drammaturgia convincente. In questo pugno di giovani, spesso
fuori fuoco, incerti su dove posizionarsi ma sempre cosi sicuri
nel prendere posto di fronte al prossimo in termini di
conflitto, è un paese intero che si ritrova. Un paese senza
patria, sradicato nell'anima prima che nei corpi. I volti di
Serge, Sarah e Said sono fratelli: simili nei tratti e nelle
espressioni, tutti e tre figli senza padri, vagabondi e compagni
di strada. “Lontano” mostra che la relazione amorosa per
Téchiné avviene tra omologhi e per questo, forse, è destinata
al fallimento. I fratelli crescono, prendono posizione nel mondo
e così facendo inevitabilmente si distaccano. Il cinema, però,
arriva prima della partenza. Il cinema ha la possibilità di
avvicinare quel momento fantastico in cui i corpi ancora sono
vicini a ricostituire quel nido familiare altrimenti perduto.
Carlo Chatrian

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