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Lontano (Francia - 2001)

Titolo originale: Loin
Regia:
Andre' Techine'
Sceneggiatura:Michel Alexandre, Mehdi Ben Attia, Faouzi Bensaidi, Andre' Techine'
Fotografia: Germain Desmoulins
Montaggio: Herve' De Luze
Musica: Juliette Garrigues
Scenografia: Ze' Branco
Genere: Drammatico

Produzione: Said Ben Said - Ucg Images - Cine' B - Vertigo Films - Canal+ - Cnc - Tps Cinema
Distribuzione: Mikado
Durata: 120’

Interpreti: Stephane Rideau, Lubna Azabal, Mohamed Hamaidi, Yasmina Reza, Jack Taylor, Gael Morel, Rachida Brakni, Nabila Baraka

Note: Presentato in concorso alla 58^ mostra del cinema di Venezia nella sezione Venezia 58 (2001).

Serge, camionista che esporta stoffe in Marocco ed importa abiti di lusso in Francia, è legato a Sarah, che vive a Tangeri, ed ha un amico, Said. Serge deve riconquistare Sarah, che vuole lasciarlo: lei gestisce una pensione, di proprietà della famiglia, ma alla morte della madre il fratello vorrebbe portarla a vivere con sé a Montreal. Sarah deve decidere se cambiare vita o se vuole restare con Serge. Said sogna di trasferirsi in Europa, sembra una persona tranquilla, ma in realtà è un ribelle. Nei tre giorni in cui i personaggi vengono a contatto, ognuno di loro dovrà prendere una decisione importante.

Sulle differenze tra viaggio (partire e poi tornare) ed esilio (partire per non tornare, si gioca i racconto dell'ultimo film di André Téchiné, il suo primo girato in digitale. La partenza, tema forte di tutta la filmografia del regista francese, si fa qui nucleo tematico e insieme ragione della strategia di rappresentazione. Tutti i personaggi sono divisi al loro interno. Una parte di loro è qui, nell'immagine, insieme al corpo, a solcare questa terra d'Africa, calda e seducente nei colori, di volta in volta terra madre e terra da esplorare; e un'altra parte è già lontana, oltre il mare, nel fuoricampo del viaggio e dell'ignoto. Invece che distinguere tra concretezza del rappresentato e seduzione dell'invisibile, Téchiné mescola le carte: spesso ciò che è in campo raffigura i desideri dell'uno e racconta le paure dell'altro. Spesso evasioni e vincoli fanno tutt'uno, si mescolano in un visivo che privilegia il disordine come spazio metaforico. In questo progetto l'impiego del numerico si rivela centrale: la sgranatura della piccola macchina digitale, soprattutto nei campi lunghi, accentua la prospettiva immateriale e al tempo stesso la freschezza di una troupe ridotta, capace di cogliere il sapore di una vita che circola intorno ai personaggi, da’ profondità alla visione. In fondo ciò che è più affascinante nei film di Téchiné non è la trama (continua variazione su un grande tema/tragedia che è l'abbandono), ma le emozioni che la condiscono. Non sono i personaggi ma ciò che sta loro attorno. Abbandonando ogni ipotesi psicologica, riprendendo il triangolo sentimentale dall'esterno, attraverso i gesti, spesso contraddittori, dei protagonisti, attraverso i loro volti così difficili da penetrare, Téchiné mette in campo una drammaturgia convincente. In questo pugno di giovani, spesso fuori fuoco, incerti su dove posizionarsi ma sempre cosi sicuri nel prendere posto di fronte al prossimo in termini di conflitto, è un paese intero che si ritrova. Un paese senza patria, sradicato nell'anima prima che nei corpi. I volti di Serge, Sarah e Said sono fratelli: simili nei tratti e nelle espressioni, tutti e tre figli senza padri, vagabondi e compagni di strada. “Lontano” mostra che la relazione amorosa per Téchiné avviene tra omologhi e per questo, forse, è destinata al fallimento. I fratelli crescono, prendono posizione nel mondo e così facendo inevitabilmente si distaccano. Il cinema, però, arriva prima della partenza. Il cinema ha la possibilità di avvicinare quel momento fantastico in cui i corpi ancora sono vicini a ricostituire quel nido familiare altrimenti perduto.
Carlo Chatrian