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Titolo
originale: Le promeneur du champ de Mars
Regia: Robert
Guédiguian
Sceneggiatura:George-Marc
Bernamou, Gilles Taurand
Fotografia: Renato Berta
Montaggio: Bernard Sasia
Scenografia: Michel Vandestien
Genere: Drammatico
Produzione:
Robert Gueiguian, Frank Le Wita, Marc De Bayser Per Film Oblige,
Agat Films & Cie, Arte France Cinema, Canal+, Cnc, Region
Ile-De-France, Cofimage 15, Procirep, Angoa-Angicoa
Distribuzione: BIM
Durata: 117’ |
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Interpreti:
Anne Cantineau (Jeanne), Michel Bouquet (François Mitterrand),
Philippe Fretun (Dottor Jeantot), Jalil Lespert (Antoine Moreau)
Note:
Libro "Le dernier Mitterrand" di Georges-Marc Benamou
Gli
ultimi giorni del Presidente francese François Mitterrand visti
attraverso gli occhi di un giovane giornalista entusiasta che
spera di poter trarre lezioni di vita da un campione del
socialismo. Il Presidente però, come un monarca assoluto
arrivato alla fine di un lungo cammino, sembra essere ricco solo
di dubbi e il socialismo stesso sembra essere in punto di morte.
La
figura di François Mitterrand (1916 – 1996) è tra le più
controverse della politica europea del secondo dopoguerra; il
suo passato giovanile che lo vide dapprima nelle file della
destra francese del governo di Vichy del maresciallo Pètain, e
poi dal 1942 cambiare completamente rotta aderendo alla
Resistenza e divenendo capo dello spionaggio in appoggio ai
partigiani, divenne lo scheletro nell’armadio di un uomo
trasformatosi nel tempo in uno dei più convinti socialisti
della sua epoca. Negli ultimi anni della sua quattordicennale
presidenza della Repubblica Francese (1981 – 1995) – dopo
anni di governi di destra e quando in Gran Bretagna c’era la
Thatcher e negli USA Reagan -, ormai indebolito da un tumore
alla prostata, Mitterrand subì uno dei più duri attacchi mai
ricevuti da uno statista del suo livello per un passato
certamente pesante ma in cui confluirono ogni sorta di polemiche
riguardanti finanche la conduzione della sua vita privata.
Ancora oggi il caso Mitterrand accende gli animi dei francesi e
l’ultimo pretesto per discuterne è stato proprio il film di
Guédiguian, questo Le Passeggiate al Campo di Marte, occasione
per il regista marsigliese di guidare ad una riflessione
generale sul valore del socialismo oggi.
Basato sul libro di Georges-Marc Benamou "Le Dernier
Mitterrand" (1997) – racconto degli incontri avuti dal
giornalista con il presidente durante l’ultimo atto della sua
carica e della sua vita (Mitterrand muore l’8 gennaio 1996) -,
Le Passeggiate al Campo di Marte è prima di tutto il racconto
malinconico di un uomo stanco la cui propria esistenza, animata
dalla politica e dall’amore per le donne, non ha per lui più
alcuna importanza. Mitterrand si rifiuta di rispondere
all’insistente giovane amico giornalista sul suo
coinvolgimento nel governo collaborazionista di Vichy potendo
chiarire una volta per tutte le sue posizioni, rifiuta la
possibilità di riscatto limitandosi a ripetere le stesse frasi
già dette per anni – negando il suo presunto antisemitismo
– lasciando in eredità al suo popolo il dubbio e il suo
operato condotto nel segno della grandeur francese e degli
ideali socialisti.
Il confronto tra Antoine Moreau, spinto dalla ricerca di parole
definitive e quindi dal desiderio di cogliere le ultime verità
dell’anziano statista per completare il suo libro, e il
presidente in fin di vita interessato ad avere accanto un
giovane cui offrire un’altra verità, quella di un vecchio
malato bisognoso di attenzione, pone il film in un’ottica in
cui le annose polemiche sul passato e sugli scandali del
presente pur essendoci passano in secondo piano. Antoine,
malgrado sé stesso, rimane affascinato lasciandosi coinvolgere
emotivamente dalla personalità di Mitterrand, trasformando la
sua esigenza di verità in un complesso stato d’animo tra
difesa contro i suoi sentimenti personali e il desiderio di
trovare una parola che prosciolga definitivamente il presidente,
finalmente mondo dai peccati prima di congedarsi dalla vita.
Mitterrand non ha più voglie, non chiede altro di esprimere i
suoi piccoli desideri reconditi come pranzare con Julia Roberts
e chiederle se sono veramente sue le gambe in Pretty Woman, non
cerca altro se non passeggiare, colloquiare nelle pause che la
sofferenza gli lascia libere, chiedendosi il motivo per cui
nessuno lo riconosce dopo la conclusione del suo mandato come se
lo chiederebbe qualsiasi persona anziana vinta dalla morte.
Il grande statista, l’ultimo re di Francia come lo stesso
Mitterrand ama definirsi per distinguersi da chi lo succederà,
ossia semplici contabili della politica, è interpretato da un
Michel Bouquet misurato, enigmatico, sofferente, padrone della
sua piccola corte a cui dispensa piccole attenzioni e improvvise
sfuriate, una sorte di Napoleone vicino all’esilio il cui
fascino nonostante tutto rimane intatto per i fedelissimi.
Film insolito per Guédiguian, in cui l’assenza della sua
solita troupe di attori gioca un elemento di grande impatto per
dichiararne l’estranietà rispetto alla sua filmografia.
Eppure Le Passeggiate al Campo di Marte appartiene totalmente al
Guédiguian conosciuto, un regista dalla posizione ideologica
cristallina che ha voluto parlare attraverso Mitterrand degli
ideali socialisti nell’Europa odierna - come all’epoca il
presidente metteva sul tavolo delle priorità europee gli stessi
principi mentre questi sembravano decadere – quale rinnovata
risposta al capitalismo attuale, parabola tragica di un percorso
antico. Lo stile segue un passaggio obbligato verso una
direzione più intima, in cui la relazione a due si stringe sul
volto del protagonista per scorgere la solitudine che precede la
morte e in che modo colpisce i grandi. Prevalenza di interni, di
tavoli su cui scrivere, di salotti e di cene in cui parlare,
interni angusti come il bagno in cui il re appare finalmente
nudo, angusti come i letti in cui giace il presidente malato.
Gli esterni sono le passeggiate, i momenti in cui le parole
possono correre più liberamente, in cui Mitterrand si confronta
con i francesi (il discorso sul socialismo e l’incontro con la
ragazza che lo ringrazia di tutto), in cui gli improvvisi
attacchi su Vichy di Antoine si sospendono per ascoltare le
memorie personali di un uomo.
Film importante, interessante anche per chi non conosce
Mitterrand, anche per chi non sa cosa significhi per un francese
ricordarlo senza pretendere una discussione esaustiva,
definitiva, con la speranza di chiudere un capitolo che si
ostina a sopravvivere. E come ha risposto Guédiguian alle
polemiche? Ecco la sua posizione rilevata dalla già citata
intervista a Liberazione: "L'estrema sinistra, in
particolare i trotskisti, mi hanno rimproverato di non aver
parlato della corruzione del potere, dei compromessi. Ma il mio
Mitterand è un personaggio astratto, una sorta di re socialista
nel momento della morte, ecco tutto. Non ho parlato di fatti
concreti, di episodi, dichiarazioni, atteggiamenti. Gran parte
della critica questo lo ha capito e anche la stampa di sinistra
ha avuto un atteggiamento favorevole, perché si è resa conto
che il film voleva soprattutto porre domande di sinistra alla
sinistra."
© 2005 reVision, Emanuela Liverani

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