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Le passeggaite al campo di Marte (Francia - 2004)

Titolo originale: Le promeneur du champ de Mars
Regia: Robert Guédiguian
Sceneggiatura:George-Marc Bernamou, Gilles Taurand
Fotografia: Renato Berta
Montaggio: Bernard Sasia
Scenografia: Michel  Vandestien
Genere: Drammatico

Produzione: Robert Gueiguian, Frank Le Wita, Marc De Bayser Per Film Oblige, Agat Films & Cie, Arte France Cinema, Canal+, Cnc, Region Ile-De-France, Cofimage 15, Procirep, Angoa-Angicoa
Distribuzione: BIM
Durata: 117’

Interpreti: Anne Cantineau (Jeanne), Michel Bouquet (François Mitterrand), Philippe Fretun (Dottor Jeantot), Jalil Lespert (Antoine Moreau)

Note: Libro "Le dernier Mitterrand" di Georges-Marc Benamou

Gli ultimi giorni del Presidente francese François Mitterrand visti attraverso gli occhi di un giovane giornalista entusiasta che spera di poter trarre lezioni di vita da un campione del socialismo. Il Presidente però, come un monarca assoluto arrivato alla fine di un lungo cammino, sembra essere ricco solo di dubbi e il socialismo stesso sembra essere in punto di morte.

La figura di François Mitterrand (1916 – 1996) è tra le più controverse della politica europea del secondo dopoguerra; il suo passato giovanile che lo vide dapprima nelle file della destra francese del governo di Vichy del maresciallo Pètain, e poi dal 1942 cambiare completamente rotta aderendo alla Resistenza e divenendo capo dello spionaggio in appoggio ai partigiani, divenne lo scheletro nell’armadio di un uomo trasformatosi nel tempo in uno dei più convinti socialisti della sua epoca. Negli ultimi anni della sua quattordicennale presidenza della Repubblica Francese (1981 – 1995) – dopo anni di governi di destra e quando in Gran Bretagna c’era la Thatcher e negli USA Reagan -, ormai indebolito da un tumore alla prostata, Mitterrand subì uno dei più duri attacchi mai ricevuti da uno statista del suo livello per un passato certamente pesante ma in cui confluirono ogni sorta di polemiche riguardanti finanche la conduzione della sua vita privata. Ancora oggi il caso Mitterrand accende gli animi dei francesi e l’ultimo pretesto per discuterne è stato proprio il film di Guédiguian, questo Le Passeggiate al Campo di Marte, occasione per il regista marsigliese di guidare ad una riflessione generale sul valore del socialismo oggi.
Basato sul libro di Georges-Marc Benamou "Le Dernier Mitterrand" (1997) – racconto degli incontri avuti dal giornalista con il presidente durante l’ultimo atto della sua carica e della sua vita (Mitterrand muore l’8 gennaio 1996) -, Le Passeggiate al Campo di Marte è prima di tutto il racconto malinconico di un uomo stanco la cui propria esistenza, animata dalla politica e dall’amore per le donne, non ha per lui più alcuna importanza. Mitterrand si rifiuta di rispondere all’insistente giovane amico giornalista sul suo coinvolgimento nel governo collaborazionista di Vichy potendo chiarire una volta per tutte le sue posizioni, rifiuta la possibilità di riscatto limitandosi a ripetere le stesse frasi già dette per anni – negando il suo presunto antisemitismo – lasciando in eredità al suo popolo il dubbio e il suo operato condotto nel segno della grandeur francese e degli ideali socialisti.
Il confronto tra Antoine Moreau, spinto dalla ricerca di parole definitive e quindi dal desiderio di cogliere le ultime verità dell’anziano statista per completare il suo libro, e il presidente in fin di vita interessato ad avere accanto un giovane cui offrire un’altra verità, quella di un vecchio malato bisognoso di attenzione, pone il film in un’ottica in cui le annose polemiche sul passato e sugli scandali del presente pur essendoci passano in secondo piano. Antoine, malgrado sé stesso, rimane affascinato lasciandosi coinvolgere emotivamente dalla personalità di Mitterrand, trasformando la sua esigenza di verità in un complesso stato d’animo tra difesa contro i suoi sentimenti personali e il desiderio di trovare una parola che prosciolga definitivamente il presidente, finalmente mondo dai peccati prima di congedarsi dalla vita. Mitterrand non ha più voglie, non chiede altro di esprimere i suoi piccoli desideri reconditi come pranzare con Julia Roberts e chiederle se sono veramente sue le gambe in Pretty Woman, non cerca altro se non passeggiare, colloquiare nelle pause che la sofferenza gli lascia libere, chiedendosi il motivo per cui nessuno lo riconosce dopo la conclusione del suo mandato come se lo chiederebbe qualsiasi persona anziana vinta dalla morte.
Il grande statista, l’ultimo re di Francia come lo stesso Mitterrand ama definirsi per distinguersi da chi lo succederà, ossia semplici contabili della politica, è interpretato da un Michel Bouquet misurato, enigmatico, sofferente, padrone della sua piccola corte a cui dispensa piccole attenzioni e improvvise sfuriate, una sorte di Napoleone vicino all’esilio il cui fascino nonostante tutto rimane intatto per i fedelissimi.
Film insolito per Guédiguian, in cui l’assenza della sua solita troupe di attori gioca un elemento di grande impatto per dichiararne l’estranietà rispetto alla sua filmografia. Eppure Le Passeggiate al Campo di Marte appartiene totalmente al Guédiguian conosciuto, un regista dalla posizione ideologica cristallina che ha voluto parlare attraverso Mitterrand degli ideali socialisti nell’Europa odierna - come all’epoca il presidente metteva sul tavolo delle priorità europee gli stessi principi mentre questi sembravano decadere – quale rinnovata risposta al capitalismo attuale, parabola tragica di un percorso antico. Lo stile segue un passaggio obbligato verso una direzione più intima, in cui la relazione a due si stringe sul volto del protagonista per scorgere la solitudine che precede la morte e in che modo colpisce i grandi. Prevalenza di interni, di tavoli su cui scrivere, di salotti e di cene in cui parlare, interni angusti come il bagno in cui il re appare finalmente nudo, angusti come i letti in cui giace il presidente malato. Gli esterni sono le passeggiate, i momenti in cui le parole possono correre più liberamente, in cui Mitterrand si confronta con i francesi (il discorso sul socialismo e l’incontro con la ragazza che lo ringrazia di tutto), in cui gli improvvisi attacchi su Vichy di Antoine si sospendono per ascoltare le memorie personali di un uomo.
Film importante, interessante anche per chi non conosce Mitterrand, anche per chi non sa cosa significhi per un francese ricordarlo senza pretendere una discussione esaustiva, definitiva, con la speranza di chiudere un capitolo che si ostina a sopravvivere. E come ha risposto Guédiguian alle polemiche? Ecco la sua posizione rilevata dalla già citata intervista a Liberazione: "L'estrema sinistra, in particolare i trotskisti, mi hanno rimproverato di non aver parlato della corruzione del potere, dei compromessi. Ma il mio Mitterand è un personaggio astratto, una sorta di re socialista nel momento della morte, ecco tutto. Non ho parlato di fatti concreti, di episodi, dichiarazioni, atteggiamenti. Gran parte della critica questo lo ha capito e anche la stampa di sinistra ha avuto un atteggiamento favorevole, perché si è resa conto che il film voleva soprattutto porre domande di sinistra alla sinistra."
 © 2005 reVision, Emanuela Liverani