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Interpreti:
Carmen Maura, Eduardo Antuna, Maria Asquerino, Jesus Bonilla,
Marta Fernandez Muro, Paca Gabaldon, Ane Gabarain, Eduardo Gomez
La
Comunidad è il primo “horror condominiale”. La protagonista
è Julia, una donna sui quarant'anni che lavora per un'agenzia
immobiliare. Nel tentativo di vendere un'appartamento, situato
in un inquietante e malconcio condominio, trova 300 milioni di
pesetas nascosti nella casa di un morto e decide di ribaltare la
sua mediocre esistenza e tenersi il denaro. Ma deve fare i conti
con l'ira degli inquilini, capitanati da un'amministratore senza
scrupoli.
Il
microcosmo condominiale è un palco di precarie relazioni, un
centro nevralgico di equilibri inconciliabili dove le
paralizzanti nevrosi dei rapporti quotidiani, tentano con
ostinata indifferenza di corrodere l’intima serenità che
pensavamo protetta, chiusa dietro la porta della nostra casa. I
vicini, i fantasmi dei tanti appartamenti che accompagnano il
nostro sono dediti al vampirismo, alla tenace impresa di
smussare le nostre deformità assurde perché possiamo,
finalmente, aggirarci per scale e corridoi adeguati al loro
stesso passo.
Alex De La Iglesia racconta inquietudini rigidamente polanskiane
rinunciando comunque a freudiani approfondimenti e descrivendo
una sfilata di caratteri grotteschi e pantomimici in cui persino
la protagonista non è mai soltanto una vittima, ma è anch’essa
spettro in una congiura di carnefici. Al centro della vicenda,
una premio al totocalcio, una somma impronunciabile di 6
miliardi che potrebbe cambiare la vita di ogni condomino anche
divisa equamente; eppure, il ritratto desolante, imbarazzante
della loro avidità prelude a prepotenti intenzioni. Un
diffidente vecchietto, vincitore del denaro, accortosi della
diabolica condotta del suo vicinato, perde la ragione e si
fortifica in casa, costringendosi ad una simbolica esistenza
reclusa e seppellita dalla sua stessa, abominevole immondizia
fino a trovare una morte solitaria, svelata soltanto dalla sua
putrefazione. Appresa la scomparsa, il condominio organizza una
cinica caccia al tesoro, sino all’intrusione di una frustrata
agente immobiliare caduta, direbbe Levi, dal cielo, come una
pietra in uno stagno.
Legato alla filosofia del riciclaggio comune a molti registi
contemporanei sorti dalle precoci ceneri del cinema di Tarantino,
Alex De La Iglesia allestisce un’impalcatura di referenti per
quanto divertente, a volte grossolana e impersonale. Oltre ai
rapporti svelati con Polanski e "Questo pazzo, pazzo, pazzo
mondo" di Stanley Kramer, è facile rintracciare polveri e
detriti di Dario Argento e dell’orrore italiano, di Howard
Hawks, di John Landis, di Hitchkock, di Robert Moore e del suo
"Invito a cena con delitto" e di infiniti altri nomi,
anche extracinematografici, dispersi tra le pagine della
sceneggiatura. Non basta, ad ogni modo, per trasformare un
collage in un film completo: la debolezza di questo stile non è
tanto nel recupero ostinato e artificioso di motivi, ma nel
riproporre situazioni con opacità, in un esercizio di carta
carbone. Comunque, il risultato è gradevole e l’impegno di
valore puramente filosofico, concentrato nel convalidare un’ipotesi
secondo cui le emozioni non possano più nascere da un’improbabile
rivelazione, ma oramai soltanto essere rievocate da simboli già
espressi nella loro completezza, sembra dimostrare il suo
successo.

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