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Titolo
originale: La femme de Gilles
Regia: Frédéric
Fonteyne
Sceneggiatura: Philippe Blasband, Marion Hansel,
Frederic Fonteyne
Fotografia: Virginie Saint-Martin
Montaggio: Ewin Ryckaert
Musiche: Vincent D'hondt
Scenografia: Veronique Sacrez
Genere: Drammatico
Produzione:
Patrick Quinet, Claude Waringo, Christophe Rossignon, Andrea
Occhipinti, Rolf Schmid Per Samsa Film, Artemis Productions,
Nord-Ouest Productions, Liaison Cinematographique, Eyescreen,
Fama Film
Distribuzione: Lucky red
Durata: 108’ |
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Note:
Presentato in concorso alla 61ma mostra internazionale del
cinema di Venezia (2004) nella sezione "orizzonti"
Interpreti:
Emmanuelle Devos, Clovis Cornillac, Laura Smet, Alice Verlinden,
Chloé Verlinden, Colette Emmanuelle, Gil Lagay
Anni
'30 in un ambiente operaio. Elisa è la moglie di Gilles,
operaio negli altiforni. Elisa si occupa dei bambini, della casa
e vive ogni giorno in attesa che torni Gilles. Victorine è la
sorella di Elisa, lavora da poco tempo in un negozio in città e
viene spesso a trovare sua sorella per giocare con i bambini e
dare una mano. Elisa aspetta un bambino. Delle strane idee le
passano per la testa. Gilles e Victorine, Victorine e Gilles. Ma
no, sono solo idee malsane. L'umore di una donna incinta alle
volte è un po' strano. E poi un giorno, una sensazione, una
certezza si abbatte su di lei, insopportabile: sicuramente tra
Victorine e Gilles sta accadendo qualcosa. Allora comincia una
strana lotta interiore, fatta di coraggio, di abnegazione, di
silenzi. Per ritrovare ciò che ha perduto. Per ritornare ad
essere la moglie di Gilles.
Frédéric
Fonteyne, con questa trasposizione dell’omonimo romanzo del
1937 della scrittrice allora esordiente Madeleine Bourdouxhe,
continua a elaborare la dimensione naturalistica dell’immagine
come aveva già fatto nel precedente "Une liason
pornographique - Una relazione privata".
Fonteyne esplora gli spazi claustrofobici per frugarne elementi
tangibili di liaisions segrete poco segrete che infine
esplodono, prolungandosi verso la tragedia. La prospettiva di
Elisa è sempre soffocata dal ruolo femminile dell’epoca
storica, dai compiti asfissianti di madre e moglie completamente
assoggettata a una presenza maschile opprimente. Le visioni dei
rapporti sessuali figurano un incubo taciuto, l’impossibilità
di un ruolo, una posizione (del corpo alternativa) diversa dalla
sottomissione completa. Attraverso questa desolante parabola,
Fonteyne mette in scena lo sguardo remissivo di Elisa, turbato
da un complimento alla sorella da parte di un passante
("pollastrella"), e sciolto in una risata nevrotica.
La Donna di Gilles è pervaso da una dimensione totalmente
paranoica, nella ricerca di una via d’uscita per risolvere la
disarmonia sconfortante della famiglia, il baratro di un ideale
che si è rotto di fronte alla triste evidenza del fatto di
carne, pronto a sconvolgere, sovvertire automaticamente
equilibri e, soprattutto, processo al di là di una morale
(familiare), di un’etica del rapporto coniugale: tanto che la
reazione di Elisa manifesta più che un "ruolo storico
femminile", una vera e propria paralisi del carattere,
un’incapacità di reazione ed anche l’insano intorpidimento
dei sensi che trasfigurano il personaggio verso un fatale quanto
schizofrenico isolamento. Fonteyne costruisce tale dimensione di
follia per gradi moltiplicando i segni sui volti e accendendo
espressioni sempre più gravi nei primi piani terrificanti. La
macchina da presa è, infatti, in grado di cogliere il più
piccolo riflesso di una storia psicologica, ambientata negli
anni ’30 nella provincia di Liegi.
Ancorché il tema sia banale, l’adulterio, l’emotività
rovente dei protagonisti interpreti è davvero impressionante.
Prima di tutto perché è giocata sull’abilità di sottrazione
di Elisa (un’eccellente Emmanuelle Devos), che fa implodere la
rabbia e la disperazione per il tradimento scoperto.
Dall’altra parte Gilles, in grado di figurare, grazie alla
bravura di Clovis Cornillac, il furore "assatanato" di
un’attrazione che è priva del pudore e del rispetto verso la
moglie. Anche se siamo in un periodo in cui i rapporti tra
coniugi erano ben diversi rispetto ad oggi, la messa in scena di
Fonteyne supera le ovvietà storiografiche e si concentra
sull’aspetto fulminante dell’esplosione passionale. Un
ritorno alle correnti libidiche di una "relazione
privata", congelate dalla quotidianità familiare, nella
quale Elisa è immersa come un angelico custode.
© 2005 reVision, Andrea Caramanna

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