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La ciénaga (Argentina - 2001)

Titolo originale: La ciénaga
Regia e sceneggiatura: Lucrecia  Martel
Fotografia: Hugo  Colace
Montaggio: Santiago  Ricci
Scenografia: Cristina  Nigro
Genere: Commedia

Produzione: Lita Stantic
Distribuzione: Teodora Film
Durata: 102’

Interpreti: Graciela Borges, Mercedes Moran, Martin Adjeman, Diego Baenas, Leonora Balcarce, Silvia Bayle, Sofia Bertolotto, Juan Cruz Bordeu

Note: Nel 1999 la sceneggiatura del film ha vinto il 'Filmaker Award' al Sundance Film Festival.

Mecha è una signora sui 50 anni che vive nel nordovest dell'Argentina con quattro incontrollabili figli adolescenti e un marito alcolizzato. Per dimenticare i vari problemi e il caldo appiccicoso del mese di febbraio, che corrisponde alla nostra estate, anche Mecha beve. E l'alcool entra dalla porta ma non esce dalla finestra, dice la cugina Tali che, a sua volta, ha quattro figli altrettanto incontrollabili anche se più piccoli. Vivono in una piccola città chiamata La Ciénaga (La Palude) e tutti insieme cercheranno di sopravvivere all'inferno dell'estate alla Mandragora, una casa di campagna che ha vissuto tempi migliori in cui la loro classe, la borghesia, aveva solo privilegi.

Mecha e sua cugina Tali, villeggianti con la figliolanza in un borgo soffocante del nord-ovest argentino, progettano una trasferta in Bolivia per comperare quaderni e libri dove costano meno. Ma c’è chi sconsiglia il viaggio pericoloso, i dubbi aumentano e la decisione si allontana; e neanche le cugine riusciranno a schiodarsi dal villone fatiscente, con annessa piscina putrida e inutilizzabile, dove stanno tutto il giorno a sudare, bere e sonnecchiare. Da Paesi lontani arriva, tramite la recente Berlinale che l’ha premiato per la migliore opera prima, questo La Ciénaga : vuol dire il pantano, ma è anche il nome del villaggio presso il quale si svolge l’azione. Oltre a Cechov, riferimento inevitabile quando si parla di frustrazioni da stagnante vita suburbana, non escluderei che anche la nostra Lina Wertmüller con il suo film d’esordio I basilischi (1963) abbia influenzato l’esordiente Lucrecia Martel. Solo che nel film di Lina c’era abbiocco e degrado piccolo borghese, satira e malinconia; qui invece incombe la tragedia. Come si conviene a un Paese che in tempi recenti di tragedie ne ha vissute molte.  .Per quanto la situazione dominante è quella di un imbambolamento generale che coinvolge donne e uomini, grandi e piccini. Nella chiacchiera affiorano note di quotidianità meschina (vedi la serva che rubacchia e poi rimane incinta), spunti di razzismo nei riguardi degli Indios, contrasti sotterranei, fiacca e desolazione. Ci vuole coraggio a fare un film simile; e un po’ di coraggio ci vuole anche a vederlo. Ma per chi non ha freddo agli occhi, La Ciénaga può rappresentare uno di quei rari momenti in cui il cinema entra nella vita vera senza chiedere permesso. Anche per merito della straordinaria attrice che impersona Mecha e si chiama Graciela Borges.