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Produzione:
DMVB- Francia,AGRESTI FILM- Argentina, STUDIO NIEUWE GRONDEN-
Olanda
Distribuzione: Pablo
Durata: 80’
PERSONAGGI
ED INTERPRETI: Vera Fogwill, Fabian Vena, Ulises Dumont, Angela
Molina, Jean Rochefort, Sergio Poves Campo, Mario Paolucci,
Carlos Roffe, Sebastian Polanski
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L'ultimo
cinema del mondo non è solo un'idea romantica, essendo l'unica
possibilità di comunicare con il mondo esterno (nonché di
sopravvivere alla noia) di uno sperduto villaggio della
Patagonia.
Il
regista argentino Alejandro Agresti sceglie così di ambientare
il suo ultimo film ai confini del mondo, alla ricerca di un
luogo "vergine" in cui la gente guardi alla vita con
uno sguardo innocente e non ancora alterato dai mezzi di
comunicazione di massa. Il risultato è una riflessione ironica
e insieme malinconica sul cinema e sulle reali possibilità e
modalità di comunicazione della cultura.
Questo
piccolo paese della Patagonia tagliato fuori dal mondo, si
contrappone al più vasto "villaggio globale"-
rappresentato in questo caso dalla grande città, Buenos Aires -
simbolo di in un illusorio progresso e di una falsa
comunicazione tra gli uomini. Non è un caso, dunque, che il
film inizi proprio con la fuga dalla capitale argentina della
protagonista, Soledad (Vera Fogwill), una delle poche donne
tassiste di Buenos Aires, che un giorno decide di piantare
tutto, ruba il taxi e comincia a viaggiare senza meta, verso il
Sud dell'Argentina. Dopo tre giorni ininterrotti di viaggio
arriva in Patagonia e laggiù, per un colpo di sonno, ha un
incidente. In cerca di aiuto arriva in un piccolo villaggio
sperduto dove si trova appunto l'ultimo cinema del mondo che
altro non è che una piccola e modesta sala, unico luogo di
divertimento e di evasione per gli stravaganti abitanti del
villaggio, appassionati cinefili che con immutato entusiasmo
assistono alla proiezione di vecchi film consumati e ridotti
ormai a brandelli. Prima di arrivare a "morire"
nell'ultimo cinema del mondo quelle pellicole sono state
proiettate migliaia di volte in migliaia di altre sale e sono
ormai consunte e in comprensibili. Il risultato è che le storie
una volta proiettate sono caotiche e senza senso. E questo
influisce fortemente sulle capacità logiche degli abitanti, che
sono quasi tutti dislessici e si esprimono attraverso un
linguaggio surreale, tutto basato sui più classici luoghi
comuni del cinema. L'unica persona con cui Soledad ha un dialogo
appena un po' più "normale" è un'altra straniera,
Maria (Angela Molina), proprietaria dell'unica locanda. E poi
c'è Edgar Wexley (Jean Rochefort), l'eroe di tante pellicole
ormai indecifrabili, che un giorno si materializza in questa
località fuori dal mondo e fuori dal tempo per la gioia dei
suoi affezionatissimi fans. Gli abitanti di questo stralunato
borgo ai confini della civiltà non sono però
"ignoranti", al contrario per il regista è fin troppo
evidente come la vera ignoranza alberghi in realtà nelle grandi
città, dove la popolazione accetta continuamente la
manipolazione e il compromesso. L'ignoranza genera a sua volta
la violenza a cui si ricollegano nel film le allusioni alla
repressione militare che ha caratterizzato la storia
dell'Argentina degli anni Settanta. A questa violenza Agresti
contrappone l'innocenza e la fantasia dei personaggi del suo
film, come nel caso di Antonio (Ulises Dumont), che deciderà,
proprio nel momento della presa del potere da parte dei
militari, di partire alla volta di Buenos Aires, animato dalla
sua ingenua filantropia e dall'illusione di poter vendere la sua
teoria
socialista.
Emanuela Surace

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