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Titolo
originale: Enduring love
Regia: Roger Michell
Sceneggiatura:Joe Penhall
Fotografia: Haris Zambarloukos
Musiche: Jeremy Sams
Montaggio: Nicolas Gaster
Scenografia: Cristina Nigro
Genere: Drammatico
Produzione:
Kevin Loader Per Free Range Films, Pathe' Pictures Ltd, Ridgeway
Productions Limited, Filmfour, Ingenious Media, Inside Track
Films, The Film Council, Uk Film Council
Distribuzione: Mikado
Durata: 100’ |
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Interpreti:
Daniel Craig, Rhys Ifans,
Samantha Morton, Susan Lynch, Bill Nighy,
Alexandra Aitken
Note:
Tratto dall'omonimo romanzo omonimo di Ian McEwan (ed. einaudi).
Un
pallone aerostatico con a bordo un bambino sfugge al controllo.
Subito i presenti accorrono per tentare di riportare a terra il
pallone e salvare così il bambino e un uomo rimasto appeso alle
corde. Purtroppo uno dei soccorritori muore durante le
operazioni di salvataggio. L'impotenza, lo sconcerto e il senso
di colpa sono i sentimenti che toccano nel profondo la coscienza
di uno dei presenti, Joe Rose, professore scientifico, razionale
e laico, la cui vita verrà sconvolta dall'incontro con Jed
Parry (anche lui tra quelli che hanno assistito alla tragedia),
un ragazzo in preda a crisi mistiche che da subito parla di fede
e della sua volontà di convertirlo a Dio. Dopo poche ore Joe
riceve, in piena notte, la prima di mille telefonate. Inizia
così la persecuzione amorosa di Parry...
Joe
e Claire stanno iniziando un pic-nic in mezzo ad un prato di
campagna. Ma prima ancora che Joe faccia in tempo ad aprire la
bottiglia di champagne, una mongolfiera passa pochi metri sopra
le loro teste e batte a terra per poi rialzarsi. L'uomo che la
guida viene sbalzato fuori e si aggrappa alla fune di ancoraggio
per tenerla a terra, perchÈ a bordo Ë rimasto il suo nipotino.
Subito Joe accorre in suo aiuto, e cosÏ fanno anche tre
passanti che hanno visto la scena. Tutti si aggrappano alla
fune, ma non riescono a tenere a terra il pallone. Il vento li
stacca letteralmente dal terreno, ed uno ad uno gli uomini
lasciano la fune cadendo sul prato da pochi metri. Soltanto uno
di loro rimane aggrappato, mente la mongolfiera si alza sempre
pi˘. E' quasi un bello spettacolo, per Joe e gli altri,
guardare quel pallone rosso librarsi in cielo, almeno fino a
quando l'uomo non cede e cade verso morte sicura.
Tratto da un romanzo di Ian McEwan, che funge anche da
produttore associato, "Enduring Love" è un film
capace di catturare lo spettatore fin dal magnifico incipit. In
effetti, il primo capitolo di "Amore fatale" è forse
il più bello di tutto il libro ed era assolutamente necessario
renderne l'intensità anche sullo schermo per non perdere subito
la forza dell'opera su cui la pellicola è basata e portare
l'intero film al fallimento. E Michell, regista spesso incapace
di esprimere totalmente il proprio talento, realizza una scena
poetica e al tempo stesso sconvolgente, impressionante nella sua
forza drammatica, anche pensando al fatto che usa con eleganza
il ralenti e rifiuta le altre tecniche manipolatorie tipiche del
cinema drammatico E il modo in cui Michell e lo sceneggiatore
Joe Penhall raccontano per immagini un romanzo particolarmente
ricco di introspezione come questo di McEwan è efficace per
tutta la durata della pellicola. Con il fattivo supporto dello
stesso McEwan, gli autori sono sempre riusciti a trovare la
giusta via per riproporre sullo schermo i discorsi del romanzo
senza diventare pedanti e senza disperdere la forza delle pagine
scritte. Chi ha letto e amato il romanzo ne ritroverà qui lo
spirito perfettamente intatto, mentre chi non lo ha ancora letto
si troverà davanti una pellicola affascinante ed intensa,
capace tra l'altro di metter voglia di leggere il libro.
Dimostrando in questa occasione, non per la prima volta, qual è
il tipo di film che gli piace realizzare, Michell è bravo a
raccontare il modo in cui ciò che è accaduto all'inizio
condiziona la mente del protagonista, portandolo ad estraniarsi
dal mondo che lo circonda a prescindere dalla situazione in cui
si trova. Joe rimane talmente ossessionato dall'esperienza
vissuta da ritrovare l'immagine, l'idea, di quel pallone
aerostatico in ogni oggetto con il quale entra in contatto.
Un'ossessione in qualche modo paragonabile a quella che Roy
Neary ha nei confronti della montagna di "Incontri
ravvicinati", anche se in questo caso l'ossessione deriva
non tanto da ciò che ha visto quanto dal dubbio di non aver
fatto tutto il possibile per portare a terra il pallone.
Diversa è invece l'ossessione che colpisce Jed, il personaggio
di Rhys Ifans, fissato con Dio e con l'idea di aiutare Craig, di
cui si dice innamorato. Come risultato, Jed è un personaggio
inquietante come pochi altri, a cui l'attore gallese presta
ottimamente il fisico allampanato: basti vedere la scenata di
gelosia che fa a Joe nel mezzo di una strada affollata per
rendersi conto di quanto siano efficaci i personaggi e quanto
sia calibrata la messa in scena. E fa davvero piacere vedere per
una volta come l'intreccio si svolga in maniera coerente e
arrivi ad una conclusione ben girata e ben montata. L'unica
soluzione possibile per personaggi così disperati.
Luca Baroncini

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