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Il voto è segreto  (Canada, Iran, Italia, Svizzera - 2001)

Titolo originale: Raye makhfi
Regia e sceneggiatura: 
Babak  Payami     
Fotografia: Farzad  Jodat
Musiche: Michael  Galasso
Montaggio: Babak  Karimi
Scenografia: Mandana  Masoudi

Produzione: Payam, Fabrica, Sharmshir, Rai Cinemafiction, Rtsi -Televisione Svizzera in Lingua Italiana
Distribuzione: Istituto Luce
Durata: 100'
Genere: Commedia

Interpreti: Nassim  Abdi, Cyrus  Abidi

Note: Vincitore del "gran premio per la giuria" alla 58^ mostra del cinema di Venezia (2001).

Comandato di guardia ad una postazione insolita, una spiaggia deserta su un'isola, un soldato scopre di colpo che per lui non è una giornata qualsiasi: infatti è il giorno delle elezioni. Un'urna elettorale viene paracadutata dal cielo proprio mentre una donna sbarca sulla spiaggia. Con sorpresa del militare la donna è un funzionario del governo responsabile del seggio mobile ed incaricata delle votazioni nell'isola. Suo malgrado il soldato è costretto - a causa di ordini superiori - a seguire il funzionario per sorvegliare le operazioni di voto. Molte cose accadranno nella giornata e quando al tramonto la donna riparte il soldato ha ormai compreso che il voto segreto conteneva più di quanto avesse immaginato.

C'è un precedente poco noto a Il voto è segreto, vincitore del premio per la migliore regia all'ultima Mostra di Venezia. Si tratta di un film collettivo presentato anch'esso al Lido, ma l'anno scorso, e intitolato «Tales of a Island». Nell'episodio che porta la firma di Mohsen Makhmalbaf si racconta, in forma poetica, la sesta elezione del parlamento iraniano e la vittoria del presidente Kathami. Decisi a girare un film sull'evento elettorale due registi fanno incontri picareschi: il più emblematico è quello con la figura allegorica della democrazia, rappresentata da una ragazza col chador che nuota nel mare agitato tenendo tra le mani un'urna elettorale. Lo stesso clima si respira nel film dell'iraniano Babak Payami, coproduzione a molti partner (tra cui la nostra Fabrica) sospesa tra il realismo minuzioso e la metafora surreale, il didascalismo e la fiaba, dove la vena allegorica giunge a evocare, in un paio di scene, il cinema di Fellini. È giornata di elezioni e, su una spiaggia deserta presidiata da due militari, giungono prima un'urna paracadutata, poi una responsabile elettorale scaricata da una barchetta. Con la scorta di un soldato, assai scettico, l'«urna mobile» parte in jeep per i villaggi dell'entroterra; ma gli schivi abitanti non hanno nessuna voglia di votare. Chi non sa scrivere; chi tenta brogli; chi non conosce i candidati; chi vuol dare il suffragio all'unico che lo meriti, Dio. Sotto l'aspetto della commedia surreale, la metafora è amara: malgrado lo zelo della giovane funzionaria, il sistema elettorale sembra ben poco consono alla cultura arcaica del Paese.
Roberto Nepoti