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Titolo
originale: Det sjunde inseglet
Regia e sceneggiatura: Ingmar Bergman
Fotografia: Gunnar Fischer
Musiche: Erik Nordgren
Montaggio: Lennart Wallen
Scenografia: P.A. Lundgren
Produzione:
Svensk Filmindustri
Distribuzione: Globe - San Paolo Audiovisivi
Durata: 95'
Genere: Drammatico-Fantasia
Interpreti:
Gunnar Bjornstrand, Bengt Ekerot , Nils Poppe
Note:
Premio speciale della giuria al festival di Cannes (1957).
Antonius
Block, nobile cavaliere svedese, che recatosi come crociato in
Terrasanta, vi ha passato dieci anni della sua vita, ritorna ora
nel suo Paese. Sbarcato sulla spiaggia svedese, trova ad
attenderlo la Morte, che ha scelto questo momento per portarselo
via; ma Antonius, che durante gli anni vissuti in Terrasanta,
tra battaglie cruente e lotte intime, ha sentito vacillare la
propria fede, non vorrebbe morire prima di aver superato la
crisi spirituale che lo travaglia. Egli propone quindi alla
Morte di giocare con lui una partita a scacchi: sarà pronto a
seguirla nel momento in cui dovrà dichiararsi vinto. S'inizia
la partita e tra una mossa e l'altra il cavaliere continua il
viaggio verso il suo castello. Inoltrandosi nel Paese, Antonius
si rende conto delle desolate condizioni in cui si trova la
Svezia: infuria infatti una terribile pestilenza che distrugge
interi villaggi. Gli uomini in preda alla disperazione, incerti
della vita, timorosi del futuro, si abbandonano alle violente
pratiche dei flaggellanti o cercano di spremere dall'attimo
fuggente la maggior dose di piacere inebriante. In mezzo a
queste diverse esaltazioni, Antonius scopre una piccola famiglia
di attori girovaghi, composta da padre, madre ed un bimbo:
questi esseri, sorretti da un sincero sentimento di reciproco
affetto, sembrano estranei alla tragedia che coinvolge tutti gli
altri. Prosegue intanto la partita a scacchi, e Antonius Block,
incalzato dalla Morte, giocatrice implacabile, e dagli eventi,
finisce per perderla. Ma fa in tempo ad allontanare da sè, e
quindi dalla Morte, l'innocente famiglia degli attori e a
rivedere la sua donna, che lo ha atteso fedelmente nel castello.
Antonius, che si è reso conto degli errori e dei peccati
commessi e se n'è pentito, si abbandona fiducioso alla
misericordia divina.
La vicenda del cavaliere, che nella tragica realtà che lo
circonda vede riflesso il suo intimo dramma, s'ispira ad un
simbolismo, che nella pur raffinata rappresentazione
cinematografica, risulta talvolta vago. Cionondimeno si
riscontrano nel film momenti di grande efficacia espressiva.
Regia intelligente, buona interpretazione, ottima fotografia.

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