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Regia
e sceneggiatura: Fiorella
Infascelli
Fotografia: Marco Sperduti
Montaggio: Roberto Missiroli
Scenografia: Simona Garotta, Luciano Ricceri
Produzione:
Carlo Degli Esposti per PALOMAR
Distribuzione: Istituto Luce
Durata: 105'
Genere: Drammatico
Interpreti: Maya Sansa, Andrea Di Stefano, Salvatore Lazzaro,
Piera Degli Esposti, Pierpaolo Lovino, Mauro Marchese, Pietro
Faiella |
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Note:
Presentato
al festival di Locarno 2003.
Ha
ragione la regista Fiorella Infascelli a scrivere, nelle note di
regia, che Il vestito da sposa non è un film sullo stupro, ma
sulla violenza, concetto più ampio e sfumato. Andremmo oltre:
Il vestito da sposa non parla tanto della violenza subita,
quanto dell’oscuro viaggio che la vittima deve compiere per
tornare a vivere. Viaggio ancora più complicato, se lo
stupratore torna in veste di agnello.
Stella
sta per sposarsi. La vediamo provare l’abito da sposa,
assistita dallo stilista Franco, un bel ragazzo un po’ombroso
che forse ci prova, ma forse no. Poi la vediamo passeggiate in
campagna, per incontrare il fidanzato. Fanno l’amore sotto una
gigantesca quercia. Poi lui torna a casa e lei resta lì a
godersi il fresco. Ma arrivano quattro uomini, quattro
cacciatori che scelgono Stella come preda. Uno di loro e Franco.
La stuprano, e Stella non li vede in faccia. Ciò che segue, è
una caduta nella solitudine e nello sconforto: il matrimonio non
si fa più, Stella si isola, sembra non aver più voglia di
vivete. Poi, pian piano, si riscuote. Trova un lavoro, e trova
persino un uomo che la corteggia. C’è un solo problema: quell’uomo
è Franco. Che forse è in crisi per quello che ha fatto - se
non altro ha smesso di frequentare gli altri tre balordi di quel
giorno, uno più odioso dell’altro - ma certo non avrebbe mai
il coraggio di aprirsi con Stella. Finché... Il vestito
da sposa è uno studio di caratteri che solo due donne, la
regista-sceneggiatrice Fiorella Infascelli e l’attrice Maya
Sansa, potevano portare così a fondo (coadiuvate da un’altra
grande interprete, Piena Degli Esposti, che è la mamma di
Stella). Se il film funziona, è tutto per merito di Stella, e
quindi di Maya Sansa, bravissima: è credibile nel muto dolore
della prima parte, ed è stupenda nelle illusorie trepidazioni
della seconda. Contano le atmosfere, gli sguardi, i sentimenti
prima repressi e poi riaffioranti.
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