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Il vestito da sposa (Italia - 2004)

Regia e sceneggiatura: Fiorella Infascelli
Fotografia: Marco Sperduti
Montaggio: Roberto Missiroli
Scenografia: Simona Garotta, Luciano Ricceri

Produzione: Carlo Degli Esposti per PALOMAR
Distribuzione: Istituto Luce
Durata: 105'
Genere: Drammatico
Interpreti: Maya Sansa, Andrea Di Stefano, Salvatore Lazzaro, Piera Degli Esposti, Pierpaolo Lovino, Mauro Marchese, Pietro Faiella

Note: Presentato al festival di Locarno 2003.

Ha ragione la regista Fiorella Infascelli a scrivere, nelle note di regia, che Il vestito da sposa non è un film sullo stupro, ma sulla violenza, concetto più ampio e sfumato. Andremmo oltre: Il vestito da sposa non parla tanto della violenza subita, quanto dell’oscuro viaggio che la vittima deve compiere per tornare a vivere. Viaggio ancora più complicato, se lo stupratore torna in veste di agnello.

Stella sta per sposarsi. La vediamo provare l’abito da sposa, assistita dallo stilista Franco, un bel ragazzo un po’ombroso che forse ci prova, ma forse no. Poi la vediamo passeggiate in campagna, per incontrare il fidanzato. Fanno l’amore sotto una gigantesca quercia. Poi lui torna a casa e lei resta lì a godersi il fresco. Ma arrivano quattro uomini, quattro cacciatori che scelgono Stella come preda. Uno di loro e Franco. La stuprano, e Stella non li vede in faccia. Ciò che segue, è una caduta nella solitudine e nello sconforto: il matrimonio non si fa più, Stella si isola, sembra non aver più voglia di vivete. Poi, pian piano, si riscuote. Trova un lavoro, e trova persino un uomo che la corteggia. C’è un solo problema: quell’uomo è Franco. Che forse è in crisi per quello che ha fatto - se non altro ha smesso di frequentare gli altri tre balordi di quel giorno, uno più odioso dell’altro - ma certo non avrebbe mai il coraggio di aprirsi con Stella. Finché...  Il vestito da sposa è uno studio di caratteri che solo due donne, la regista-sceneggiatrice Fiorella Infascelli e l’attrice Maya Sansa, potevano portare così a fondo (coadiuvate da un’altra grande interprete, Piena Degli Esposti, che è la mamma di Stella). Se il film funziona, è tutto per merito di Stella, e quindi di Maya Sansa, bravissima: è credibile nel muto dolore della prima parte, ed è stupenda nelle illusorie trepidazioni della seconda. Contano le atmosfere, gli sguardi, i sentimenti prima repressi e poi riaffioranti.