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Prodotto
da: Christian Berard, Charles Gassot, Jacques Hinstin
Durata: 112’
Interpreti:
Agnes Jaoui, Jean Pierre Bacri, Anne Alvaro, Alain Chabat Gerard
Lavin
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La
storia del proprietario di una fabbrica che incontra una attrice
che è amica di una cameriera la quale incontra una guardia del
corpo che conosce un autista che lavora per una decoratrice di
interni che è la moglie del proprietario della fabbrica che
vorrebbe conoscere alcuni artisti che...
Questa
semplice storia racconta di cinque personaggi, delle loro vite
diverse accomunate soltanto da una catena casuale di rapporti.
Un uomo d’affari, un’attrice, un autista, una cameriera ed
una guardia del corpo. Tutto il pasticcio ha inizio con un
rischioso contratto per colpa del quale l’imprenditore si
trova spiacevolmente costretto ad assumere una guardia del corpo
e a prendere lezioni d’inglese. Scoprirà che l’avvenente
insegnante, sulle prime cacciata a malo modo, è soprattutto una
brava attrice di teatro. Colpito dal talento della donna e
annichilito dall’accidia della sua vita coniugale, se ne
innamorerà. In un piccolo bar frequentato dall’attrice, poi,
lavora una giovane cameriera che ritroverà nell’autista dell’imprenditore
una relazione avuta tempo prima e dopo pochi incontri senza
successo, si legherà invece alla guardia del corpo. Il piccolo
universo di queste persone verrà per un momento scosso dalle
reciproche intrusioni, ristabilendo e riformulando valori ed
equilibri.
Nonostante le evidenti influenze romheriane, accentuate nell’esigenza
di una semplicità stilistica e nella soffusa gentilezza con cui
vengono caratterizzati i personaggi, questa sobria opera prima
sembra innanzi tutto confermare quanto il minimalismo sia oramai
un linguaggio artistico comune anche tra gli autori europei. L’inesausta
ricerca di uno stile che riesca a portare sempre più vicine
alla collimazione realtà specifiche anche molto discordi, tanto
da poterle sovrapporre e confrontare sul medesimo territorio d’azione,
sembra risolversi nel minimalismo con le formule più adatte,
più vicine ad un progetto realizzabile. Il segreto è non nel
concentrare l’attenzione dello spettatore su di un individuo
scelto, ma nel proporgli un puzzle disordinato e incompleto di
interazioni, portandolo all’accettazione morale di questo caos
come, in verità, unico ordine raggiungibile.
La diffusione di questo modo narrativo ha permesso di vederlo
rappresentato da un bagaglio sempre più vasto di forme, dalla
cinica chirurgia formale di Altman a risultati meno completi ma
comunque non privi d’interesse, come il film in esame,
diventando addirittura tecnica di genere, esprimendosi quindi
nella commedia, nel dramma, nel thriller e via di seguito. Poi,
visto che abbiamo sentito citare, in merito a quest’opera, la
forma romheriana del "racconto morale " vale la pena
aggiungere che la giovane regista è davvero molto attenta a
evitare prevedibili ingenuità e, anzi, sembra convinta e
convincente quando decide di mettere in scena il sereno
principio per cui l’’incomunicabilità è soprattutto figlia
della reciproca sottovalutazione, quando descrive, con profonda
prudenza, i peccati ed i difetti delle classi sociali, ottusi
come le sviste e gli errori che gli individui commettono nella
smania di giudizio.

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