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La
ventiduenne Amelie, cameriera a Montmartre, è una ragazza
ingenua e innocente che vive una vita solitaria. Sua madre,
infatti, è morta davanti a Notre-Dame mentre suo padre, colpito
dallo choc, dedica tutte le sue attenzioni ad un nano da
giardino. Con un innato senso della giustizia dentro, la giovane
decide che è venuto il momento di fare qualcosa per gli altri.
Per questo, sceglie di aiutare tutte le persone che incontra
sulla sua strada. Un giorno, però, sul suo cammino incontra
Nino, impiegato in un sexy-shop.
A
Cannes si mormorava che il miglior film non fosse stato incluso
nel Festival, ma che si poteva vedere nelle sale. Si parlava di
Le fabuleux destin d'Amelie Poulain di JeanPierre Jeunet,
autore nel 1991 insieme a Marc Caro di Delicatessen. Ora il film
si è preso la rivincita con la calorosissima accoglienza del
pubblico del 36esimo Karlovy Vary International Film Festival.
In effetti nessun altro titolo ha provocato l'entusiasmo che si
manifestava minuto per minuto con risate e applausi.
Evidentemente il film è da prendere o lasciare, ma il fascino
della piccola Amelie, allevata da una madre nevrotica,
precocemente defunta, e da un padre medico, meticoloso e
glaciale, nasce dalla sua naturale predisposizione ad aiutare i
deboli e dal suo procedere lieto e misterioso.
Costretta dai genitori a non andare a scuola, Amelie è
cresciuta senza amici creandosi un mondo magico, di personaggi
di fantasia e di tic. Cameriera nel bar Les deux Moulins, Amelie
vive in un piccolo appartamento affittato a Montmartre al lato
di quello di un'amica hostess, Philomène, che quando è in
viaggio le lascia un gatto da accudire. Nell'immobile vive anche
una signora abbandonata dal marito e morto poi in un incidente
aereo e, soprattutto, un vecchio pittore solitario, Dufayel, che
da vent'anni, ogni anno, dipinge una copia di Renoir. Amelie
entra nella loro vita con idee ben chiare: riportare la speranza
e la gioia nella vita di queste persone sole e sfortunate. E lo
stesso fa nei confronti di un commesso di un banco di frutta e
verdura, bistrattato dal padre ottuso e chiacchierone.
Sorta di Jolly che tenta di portare la felicità anche nel mondo
in cui lavora, interviene con successo sul destino di colleghe
sfortunate. Occupandosi degli altri, però, Amelie trascura il
proprio destino, almeno fino al giorno in cui incontra un
giovanotto che raccoglie scarti di ritratti buttati sotto una
cabina per fototessere, ed è subito colpo di fulmine. Avvolta
però in un mondo di fantasie e di stratagemmi per intervenire
sulla vita degli altri, Amelie non è pronta a mostrare i propri
sentimenti. E dovrà seguire un lungo percorso, aiutata anche
dal vecchio pittore che incomincia a leggere in lei, prima di
accedere alla propria felicità.
Raccontato così, in maniera schematica, non si rende
l'originalità delle situazioni, la ricchezza delle trovate, la
vivacità dei dialoghi, né la tenuta del mondo magico di una
ragazza sola il cui percorso interiore è dettato da un profondo
e inconscio desiderio di uscire dalla propria solitudine. E di
sentimenti nel film si parla molto, ma l'approccio col pubblico
nasce dalla capacità di sorprendere e di divertire che per due
ore si ripropone continuamente. E la storia appaga un desiderio
di rivincita e di giustizia raccontando storie a volte
esilaranti, spesso fantastiche, sempre ben congegnate.
Scritto da Guillaume Laurant, che aveva già lavorato a un altro
film di Jean-Pierre Jeunet, La città dei ragazzi perduti e
dallo stesso Jeunet, Le fabuleux destin d'Amelie Poulain è puro
cinema di intrattenimento, un passatempo ironico e stravagante
dal ritmo travolgente. Superba la protagonista, Audrey Tautou,
prima di una lunga lista di interpreti singolari: Mathieu
Kassovitz, Rufus, Dominique Pinon, Maurice Benichou, Serge
Merlin, Yolande Moreau, soltanto per citarne alcuni.
"La scelta di Amelie è avvenuta strada facendo - ha detto
il regista. "Inizialmente avevo pensato al personaggio di
Emily Watson nel film Le onde del destino, tra candore e
determinazione. Così abbiamo cominciato a lavorare pensando a
lei. Siccome durante un'intervista aveva dichiarato che voleva
lavorare con me, abbiamo lavorato su un personaggio di nome
Emily. Quindi ci siamo incontrati, a Londra e a Parigi, e ha
letto la sceneggiatura che ha trovato di suo gradimento. Ma
ascoltandola leggere il testo in francese, mi sono reso conto
che perdeva la metà del talento. Decisi quindi di farne
un'inglese che veniva a Montmartre, ma all'inizio della
lavorazione, Emily mi ha chiamato dicendo che rinunciava alla
parte perché non poteva assentarsi sei mesi da casa. Allora ho
nuovamente ambientato la vicenda in Francia e mi sono messo alla
ricerca della protagonista. Scorgendo gli occhi di Audrey Tatou
in un manifesto di "Venus Beaute'", l'ho chiamata. Ha
fatto una prova, e dopo dieci secondi ho capito che era la
persona giusta.
Renzo
Fegatelli
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