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Jagoda: fragole al supermarket (Germ-Italia - 2002)

Titolo originale: Jagoda u supermarketu
Regia e sceneggiatura:
Dusan Milic
Fotografia: Petar Popovic
Montaggio: Svetolik Mica Jajc
Scenografia: Milenko Jeremic, Rade Mihajlovic

Produzione: Emir Kusturica
Distribuzione: Fandango
Durata: 90'
Genere: Commedia-Romantico-Azione
Interpreti: Branka Katic, Srdjan Todorovic, Dubravka Mijatovic, Branko Cvejic, Mirjana Karanovic, Emir Kusturica

Note: Presentato nella sezione "panorama" alla Berlinale 2003

Jagoda (Fragola, appunto in Jugoslavo) giovane commessa del primo supermercato americano aperto a Belgrado, sogna d’incontrare il grande amore. Una sera, perduta nei suoi pensieri, tratta con sfrontatezza un’anziana cliente ma, il giorno successivo, il nipote della vecchietta irrompe nel supermercato armato fino ai denti, prendendo tutti in ostaggio per reclamare giustizia: è Marko, un ex combattente dell’esercito in piena crisi di nervi.

Formatosi sotto la guida di Emir Kusturica (qui in veste di produttore con un breve cameo), l’esordiente Dusan Milic realizza una commedia dai toni grotteschi per molti versi fedele alle tematiche del suo maestro, meno “felliniana” e più incline ai codici tradizionali della satira sociale e politica; segnata da un’analoga predilezione per la metafora ma emancipata dalla suggestioni spirituali che pervadono le opere di Kusturica. “Jagoda” è un film che si compone esasperando le convenzioni al fine di ridicolizzarle e rivoltarle come riflesso dell’etica civile con cui si confronta, frustrata da un’identità che avverte sparire tra le lusinghe e le prevaricazioni del consumismo capitalista. Dentro e fuori il supermercato statunitense, i luoghi comuni che definiscono l’esperienza quotidiana di Belgrado – la brutalità della polizia e la sua inettitudine, la solidarietà dei civili – si stemperano nella satira per essere messi a nudo attraverso un’eterogenea carrellata d’individui (ciò che più lo accomuna al suo precettore), su cui l’autore disegna attentamente le ansie di un paese nella delicata fase della sua trasformazione, preso tra i dualismi di una democrazia ove la libertà resta un valore indefinibile, spesso confuso nei suoi attributi esteriori.
Milic, che del cinema fa il mondo, investe in primo luogo i due protagonisti di questa disarmonia, raccontandoli come ombre di un tempo e di un luogo per cui la pace sembra ancora poter nascere soltanto da un atto estremo. Seppur in molte occasioni il film scivoli verso una forma ingenua di comicità demenziale, brilla piuttosto come testimonianza di una sensibilità su cui una generazione di cineasti sta fissando il proprio stile e le proprie regole, prossima ad essere consacrata nella definizione di un nuovo genere.
Francesco Russo