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Regia
e sceneggiatura: Davide
Ferrario
Fotografia:
Dante Cecchin
Musiche: Banda Ionica, Daniele Sepe, Fabio Barovero
Montaggio: Claudio Cormio
Scenografia: Francesca Bocca
Produzione:
Davide Ferrario per ROSSOFUOCO, FILM COMMISSION TORINO PIEMONTE,
MULTIMEDIA PARK
Distribuzione: Medusa
Durata: 90'
Genere: Commedia
Interpreti:
Giorgio Pasotti, Francesca Inaudi, Fabio Troiano,
Francesca Picozza, Silvio Orlando. |
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Martino
lavora come custode notturno della Mole Antonelliana, dove ha
sede anche il Museo del Cinema. Quando non lavora, passa le sue
giornate a guardare vecchie pellicole di film muti in una specie
di abitazione che si è ricavato da un locale in disuso
all'interno dell'edificio. Un giorno Martino offre riparo a una
ragazza in fuga dalla polizia, Amanda, che lavora in un fast
food frequentato dal ragazzo. La convivenza fa si che tra i due
si instauri un rapporto di reciproca confidenza e quando per
Amanda arriva il momento di tornare dal fidanzato delinquente e
alla sua solita vita, lei si rende conto che le cose non sono
più come prima...
Finalmente!!!
Ne sentivamo la mancanza e avevamo veramente bisogno di un
film del genere. Piccolo e prezioso ma soprattutto intrinseco di
quella freschezza autoriale che in pochi riescono a produrre.
Raramente un film italiano riesce a trasmetterre
quell'internazionalità e modernità che alcuni cineasti
stranieri sembrano facilmente possedere. Non è una questione di
stile ma di atteggiamento. E' un'opera nata libera che esprime
una visione intima, proprio per questo è un film
"vendibile" (acclamatissimo al festival di Berlino e
vincitore del Caligari Prize), perchè esprime la visione di un
uomo e non le istanze modaiole degli ultimi tempi. In italia,
non esistendo un'industria cinematografica, l'unico modo per
varcare i confini nazionali è quello di seguire esclusivamente
se stessi, nel bene e nel male, data per scontata
l'internazionalità dell'animo umano.
Così, seguendo il suo essere, Ferrario (il suo ultimo film è
il criticato Guardami di cinque anni fa) ci restituisce una
Torino tutta da vedere, scrive una storia semplice e nello
stesso tempo universale, sceglie coraggiosamente il cast, il
televisivo e qui bravissimo Giorgio Pasotti ma soprattutto
Francesca Inaudi, giovane attrice dotata di indubbio talento e
di un fascino decisamente fuori dal comune (al primo fotogramma
si direbbe non bella, a metà film è decisamente carina, a fine
film ci si riconcilia con il concetto di bellezza femminile).
Dopo mezzanotte è un film spudorato, per certi versi osé,
fondato sulla forza dei personaggi e sulla capacità degli
interpreti di comunicare fino in fondo emozioni forti in piccole
cose quotidiane ed in grandi gesti romanzeschi, è una favola
reale, che malgrado qualche difetto di sceneggiatura nell'ultima
mezz'ora, esprime fino in fondo la leggera pesantezza del sogno
e l'utopica ossessione che il cinema possa rispecchiare
fedelmente la vita. Sarebbe piaciuto a Truffaut, al quale il
film comunque in parte rimanda e piacerà a chi cerca nel cinema
la vita e non la morte.
Stilisticamente Ferrario prendendo spunto dai film muti e da
Buster Keaton (dichiarati i riferimenti nel personaggio di
Pasotti) infonde nel film un'atmosfera nostalgica che evita la
prolissità ed aiuta a creare e portare avanti la strutura
fiabesca in atto. Dimensione quest' ultima che viene
delicatamente mitigata ed umanizzata da diversi momenti di vita
quotidiana che da tempo non vedavamo inseriti in quella che
comunque resta una commedia. Alcune scene sono pura poesia come
la dichiarazione d'amore che Martino (Giorgio Pasotti) fa ad
Amanda (Francesca Inaudi) all'interno della mole Antonelliana,
senza parole (Martino non parla come i protagonisti dei film
muti) ma con immagini (Il cinema è vita?), in questa scena
osservate attentamente lo straordinario talento della Inaudi e
la delicatezza con cui Ferrario filma il tutto.
E' un film che osa anche sbagliare, e questo è bello.
Imperfetto come la vita, e questo è vero. Buona visione.
Davide Catallo

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