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Donnie Darko (USA - 2001/2004)

Titolo originale: Donnie Darko
Regia: Richard  Kelly
Sceneggiatura:Richard  Kelly
Fotografia: Steven B.  Poster
Montaggio: Eric  Strand, Sam  Bauer
Scenografia: Alexander  Hammond
Genere: Fantascienza, Drammatico

Produzione: Adam Fields, Sean Mckittrick Per Pandora Cinema, Adam Fields Productions, Gaylord Films, Flower Films, Darko Productions
Distribuzione: Moviemax
Durata: 113'

Interpreti: Jake  Gyllenhaal, Holmes  Osborne, Maggie  Gyllenhaal, Daveigh  Chase, Mary  Mcdonnell, James  Duval

Donnie Darko, un adolescente americano, durante una sortita notturna in preda a un attacco di sonnambulismo, si imbatte in Frank, un coniglio gigante che gli predice la fine del mondo. Ovviamente 'Frank' non è altro che una visione di Donnie, ma quando il ragazzo torna a casa scopre che la sua camera è stata devastata da un motore di aereo caduto dal cielo. Mentre Donnie, con l'aiuto di Frank, cerca di indagare come mai sia scampato alla morte, accadono altri strani fenomeni che minacciano la vita delle persone a lui care...

Lo abbiamo atteso a lungo, quasi fino a perdere le speranze. Alcuni lo hanno visto in vari Festival (Torino 2001, Venezia 2004 per quanto concerne l'Italia), altri incuriositi dal gran chiacchiericcio telematico che ha generato, hanno comprato il Dvd in rete, ma il filo comune sta nel fatto che chiunque l'abbia visto l'ha amato. Ed eccolo, finalmente, meglio tardi che mai, atterrare sui nostri schermi, pronto ad appassionarci sgomitando per ottenere consensi e il giusto responso in un periodo saturo dalle molte, troppe, uscite. Tutto questo e molto altro è Donnie Darko, folgorante esordio dietro la macchina da presa dell'allora ventiseienne Richard Kelly.
Ambientato emblematicamente durante il confronto presidenziale americano del 1988 tra Bush e Dukakis (l'elezione simbolo della fine degli anni'80, nelle parole del regista), il film narra con rara originalità e talento di Donnie Darko (interpretato alla grande dall'ottimo Jake Gyllenhaal): giovane emotivamente instabile quanto brillante e lucido nel suo sguardo su una quotidianità americana di provincia gretta e noiosa, ipocrita ed agonizzante, popolata da comparse sbiadite, bigotti e oscurantisti privi di qualsiasi slancio intellettuale e sentimentale. Donnie è un corpo estraneo in questo contesto conformista e poco stimolante ed i suoi unici motivi di fuga sono un'affascinante e dissacrante insegnante, una ragazza disadattata di cui si innamora e soprattutto un gigantesco coniglio immaginario che gli suggerisce le strade da prendere.
E' bene non dilungarsi ulteriormente, nel descrivere la bizzarra e fuorviante trama, per analizzare gli aspetti più caratteristici della pellicola. D'altronde, basterebbe il fantastico incipit, con quel magico connubio tra immagini e musica (una comunione forte ed estremamente importante in quanto capace di dare senso a molti degli snodi centrali del plot) per avere la quasi certezza che siamo di fronte a qualcosa di nuovo, fresco, creativo ed ambizioso.
Ma Kelly non spara assolutamente tutte le sue cartucce all'inizio, come molto cinema ci ha spesso abituato. Ci affascina per tutta la durata del film con la sua innegabile abilità di storyteller, ci incuriosisce con le sue parentesi divertenti ed esoteriche, per poi stordirci e lasciarci seduti alcuni minuti al termine della visione, ad interrogarci sul significato di quanto si è visto, alla luce del geniale finale che ha fatto tanto parlare. Un finale in cui finiscono per combaciare e prendere vita tutti i dettagli ed i giochetti temporali a cui siamo stati sottoposti; elementi apparentemente insignificanti ad una prima lettura e che diventano parte di un perfetto puzzle al termine della visione.
Si è parlato di cult-movie, di divertente giochetto orchestrato alla perfezione, ma la vera magia che avvolge il film non è da cercare né nell'accattivante strutturazione temporale, né nel grande equilibrio con cui la commedia scolastica giovanile viene ibridata con la science-fiction vagamente orroristica. Per quanto ad un primo impatto sono questi gli elementi che maggiormente possono colpire, la qualità migliore del film di Richard Kelly è il suo tocco personale, la sua compattezza, in altre parole la sua idea di cinema a tutto tondo. Un cinema che va oltre anche la ricchezza tematica e stilistica proposta e che riesce a coniugarla con una proprietà sempre più rara oggigiorno: il racconto del reale. Spogliate Donnie Darko di tutti gli apprezzabili orpelli fantascientifici e dei momenti cult e avrete tra le mani un teen-movie amaro come non se ne vedono da anni: un racconto profondo e convincente dell'adolescenza e della vita nella provincia americana, del valore del pensiero critico e dell'importanza degli affetti.
Lontano anche da voglie citazioniste post-moderne a tutti i costi e dalla tipica stilizzazione dei personaggi che caratterizza molto del cinema contemporaneo (anche del migliore), Kelly sa di doversi confrontare con un pubblico alfabetizzato e smaliziato, ma non si fa mai prendere la mano dalle più usuali e iperboliche sublimazioni della cultura pop (sarà magari anche questo un motivo a favore dell'ambientazione fine anni '80 del film?), riuscendo così a mostrarsi originale e mai gratuito o autocompiaciuto.
Omaggia "La casa" di Raimi con i due protagonisti che lo vanno a vedere al cinema, cita "Ritorno al Futuro" e non nasconde le sue passioni letterarie più evidenti ma non fa mai delle sue ossessioni una cifra stilistica vera e propria. E' in ragione di questo che la ricerca delle coordinate del suo cinema diventa esercizio di scarso contributo, se non per quanto riguarda l'autore che più sembra avvicinarlo: David Lynch. Non che il suo cinema gli somigli particolarmente in senso assoluto, ma è chiaro che è in certe suggestioni iperreali, nella disseminazione improvvisa di dettagli destabilizzanti e nella scelta di utilizzare lo spiazzamento narrativo, che va ricercata la ragione di esistere di un cinema che viaggia nel tempo.
Adriano Aiello