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Interpreti:
Valeria Bruni Tedeschi, Stephane Freiss, Francoise Fabian,
Geraldine Pailhas, Michael Lonsdale
Note:
- Presentato in concorso alla 61ma mostra internazionale del
cinema di Venezia (2004)
Film
che ripercorre a ritroso i momenti cruciali di una storia
d'amore: il divorzio, una cena con gli amici, la nascita di un
figlio, il matrimonio, il primo incontro.
Lo
sguardo nitido, crudele di François Ozon è in grado di
scolpire, scarnificandoli, gli eventi perturbanti dell'anima.
Come se fosse continuo, instancabile, l'abissamento nel
tourbillon di passioni. Il cinema di Ozon comunica semplicemente
l'essenzialità pornografica delle pulsioni erotiche (di vita e
di morte), è sempre una tesi che trova un definitivo, tenebroso
riscontro. Per questo il capovolgimento narrativo è
fondamentale per destrutturare il senso di causa effetto d'ogni
evento. I coniugi, davanti al burocrate che sancisce gli accordi
sul divorzio, percepiscono la totale bizzarria dei vari articoli
di legge, che dovrebbero stabilire i comportamenti, come se
questi ultimi fossero completamente chiari e decidibili. Ozon
invece ci mostra la fragilità assoluta del sentimento che può
incrinarsi di fronte a nulla e improvvisamente, figurando così
un rapporto erotico in bilico per un assioma ineliminabile.
Proprio Marion (Valeria Bruni Tedeschi) sull'ennesima questione
di fedeltà, dichiara la totale possibilità di un atto volitivo
fondato sul rispetto della persona amata. Ma proprio la prima
notte di nozze naufraga negli abissi del Caso, un amante
sconosciuto incontrato nell'oscurità del giardino a pochi passi
dalla camera matrimoniale, i sensi sconvolti, una rapida
occhiata comunica lo sgomento del desiderio ormai inoltratosi
nella dimensione più profonda della carne, quella da cui non si
ritorna più indietro. Anche l'incontro tra Gilles e Marion è
segnato dalle stesse dinamiche fondate sul mistero insondabile
delle attrazioni corporee. Il cinema di Ozon ha questa
impeccabile trasparenza, la percezione penetrante dei corpi.
Ozon è tra quei pochi cineasti in grado di spogliare
completamente i suoi interpreti. La loro nudità è totale, il
disagio e le tempeste del carattere sono visibili quasi in una
performance estrema del corpo attorale. I personaggi sono esseri
viventi in balia di infinite possibilità, sprofondati nelle
dinamiche di un destino beffardo (della Natura Umana) che si
diverte a combinare e scombinare elementi. Nel cinema di Ozon
ogni momento scenico può generare una crisi perché il
dispositivo cinematografico è sempre austero ed eccitato
dall'idea di inscatolare i personaggi in una gabbia da cui non
si può sfuggire. Anche la segmentazione del flusso narrativo
indica chiaramente l'onniscienza assoluta della mdp, capace di
scrutare profondamente i segreti sentimentali, di esporli, quasi
di alimentarli con sospetti, in cui la complicità nell'uso del
campo e fuori campo è fondamentale per articolare il gioco
prossemico tra personaggi. In Ozon l'esposizione di una tesi
attraverso immagini è sempre un'esperienza sconvolgente.

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