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Titolo
originale: Cuba feliz
Regia :Karim
Dridi
Sceneggiatura:
Karim Dridi, Pascal Letellier
Fotografia: Karim Dridi
Montaggio: Petar Putnikovic
Scenografia: Lise Beaulieu, Marie Liotard
Produzione:
Adr Productions, Le Studio Canal +, El Movimento Nacional De
Video De Cuba, Centre National De La Cinematographie
Distribuzione:
Istituto Luce
Durata: 93'
Genere: Documentario musicale
Interpreti:
Miguel "El Gallo" Del Morales, Pepin Vaillant, Mirta
Gonzales, Anibal Avila, Alberto Pablo, Armandito Machado
Un
cantastorie cubano, Gallo, è alle prese con un sogno
meraviglioso. Sogna di frequente di viaggiare, da protagonista,
attraverso le strade ed i ritmi dell'isola caraibica: Gallo è
di volta in volta star della Salsa, rapper dei quartieri bassi,
cantante di bolero. Ovunque si trovi Gallo riesce a tradurre in
musica preziosi istinti di vita vissuta. Ma la realtà lo
richiama all'ordine. Ha fatto il giro di Cuba ma, alla fine del
sogno, si ritrova esattamente al punto di partenza.
A
Cuba vivono soltanto musicisti. Non si può capire fino in fondo
la scelta monomaniaca di questo film se non la si ascolta
attraverso la sua palese dimensione soggettiva, quasi
visionaria: Karim Dridi non mostra Cuba com'è veramente, ma
come il suo protagonista Miguel Del Morales detto "El
Gallo" vorrebbe che fosse. Musica e null'altro. Nel suo
improvvisato viaggio tra L'Avana e Santiago, non vi è luogo che
non ospiti dei musicisti, che non provochi un ballo o una
canzone; l'unico lavoro concreto mostrato in tutto il film è la
fabbricazione di una chitarra; perfino il bizzarro rito
religioso di auspicio a cui El Gallo placidamente si sottopone
prevede un sottofondo di tromba; e anche i dialoghi,
incredibilmente rari perfino per un film musicale, hanno sempre
come centro di gravità la musica. Suggestivo lo scambio di
battute tra El Gallo e l'amico Pepin Vaillant sui rumori di
strada: il primo, mentre suona, può sopportare il disturbo di
un gatto, di un canarino, ma di un cane mai e poi mai; Vaillant
però non è d'accordo: "È la natura..." È proprio
questa "natura", fusione di consumato talento e di
humus tropicale, a rendere Cuba il terreno di un'intricatissima
giungla sonora, dentro la quale ogni singola città (e quasi
ogni quartiere), con localismo bonario ma incontestabile,
rivendica il proprio esclusivo "ritmo". Al riguardo,
resta nella memoria il tentativo (fallito) del giovane cantante
rap di aggregarsi all'anziana comitiva del "quinyì",
al quale segue un'accesa disputa canora (tutta basata
sull'improvvisazione botta-risposta) tra il giovane e un
fierissimo membro della compagnia: "Devi imparare in
silenzio, ascoltando i più anziani!"
Nel documentario "ispiratore" di Cuba Feliz, ovvero
Buena Vista Social Club, era ancora possibile percepire (seppur
sublimata al massimo grado) la tipica progressione narrativa del
musical classico: la graduale ascesa dall'anonimato al successo,
fino al concerto finale come apoteosi del cammino svolto e
risarcimento delle difficoltà affrontate. Tutto ciò in Cuba
Feliz sparisce, cedendo il posto a una solare monotonia annegata
di musica. Nel corso del film, El Gallo si addormenta tre volte
in tre luoghi diversi: la prima volta "sogna" la sua
chitarra nuova, la seconda e la terza i suoi compagni di banda.
E non appena si alza dal letto, annuncia: "Su, andiamo a
farci una cantata." L'esistenza come ciclo ininterrotto di
veglie ricolme di suoni e sogni immersi tra musiche trascorse.
Suonare e vivere sono concetti indistinguibili, come dimostra la
lunga impressionante sequenza di ginnastica mattutina
dell'ottantenne Vaillant, che si conclude con tanto di spaccata
e tromba tra le labbra! In questo totale e devoto ripiegarsi sui
suoi protagonisti, Dridi elimina magicamente interviste, voci di
commento, didascalie, presentazioni di ogni sorta (scelta che
per un comune documentarista italiano sa quasi di blasfemo).
Miguel Del Morales e compagni scivolano via col loro segreto,
senza svelarci nulla della loro vita, della loro isola, delle
sue difficoltà e speranze: nessuno cerca un'occupazione,
nessuno incassa soldi, nessuno si nutre (solo una fuggevole
inquadratura scorge El Gallo addentare un panino). Ma la realtà
sociale di un mondo non si lascia ammutolire da un fuoricampo.
Essa traspare comunque nell'amarezza di un verso, nell'intonaco
scrostato di un tinello, in quel macchinone traballante che
traghetta i due vecchi musicanti nella notte e svanisce dietro
un vicolo. Oppure in una frase gettata lì per burla, ma
profonda e antica come la povertà: un contrabbassista sta
attaccando un assolo, quando un giovane trombettista si china su
di lui e lo sprona: "Suona! Così poi potrai
mangiare!"

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