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Come Harry divenne un albero (Francia, Gran Bretagna - 2001)

Titolo originale: How Harry became a tree
Regia :
Goran Paskaljevic
Sceneggiatura: Christine Gentet, Goran Paskaljevic, Stephen Walsh
Fotografia: Milan Spasic
Musiche: Stefano Arnaldi
Montaggio: Petar Putnikovic
Scenografia: Lesley Oakley

Produzione: Cattleya, Paradox Pictures Limited, Film And General Productions Limited, Istituto Luce, Bavaria International Film, Tele+

Distribuzione: Istituto Luce
Durata: 99'
Genere: Drammatico

Interpreti: Colm Meaney, Adrian Dunbar, Cillian Murphy, Kerry Condon, Pat Laffan

Note: presentato in concorso alla 58^ mostra del cinema di venezia

Nell'Irlanda degli anni '20, una duplice tragedia sconvolge la vita di Harry. Il figlio Patrick muore infatti nella guerra civile e di lì a poco anche la moglie Annie. Nonostante questo, per un breve periodo la vita continua nella piccola casa di Skillet con l'altro figlio Gus. Harry, però, poco a poco si deprime. Così un giorno si affaccia nella sua mente una strana idea. Perché non trovarsi un nemico? Dopo molte riflessioni la sua scelta cade su George, l'uomo più potente del villaggio. Distruggerlo diventa la sua ossessione.

Harry è un omaccione duro e scontroso che vive a Skillet, un paesino dell’Irlanda rurale. Un figlio prediletto ucciso dagli inglesi, vittima della guerra civile e una moglie morta poco dopo di crepacuore. Due rigogliosi rami spezzati ancor prima di essere arrivati a completa fioritura. Gli è rimasto un unico figlio, il giovanissimo Gus. Una esistenza, quella di Harry, ancorata saldamente al passato, avvinghiato agli avvenimenti lontani come le radici di un albero si attaccano alla terra. Il presente è rappresentato dal suo nemico George O'Flaherty, piccolo boss locale, padrone del pub del luogo e organizzatore, a pagamento, di matrimoni. Per Harry l’unica ragione che lo tiene in vita è l’astio nei confronti del suo antagonista. Quando il figlio Gus decide di sposare l’ultima ragazza arrivata dalla città come preda di George, Harry in un primo momento nega al giovane la sua felicità, poi, data l’insistenza del ragazzo, si accorda con il nemico per avere la sposa in casa. Un baratto con i cavoli tanto cari alla moglie defunta e il gioco è fatto. Gus avrà la sua sposa Eileen. Harry è però continuamente turbato da un sogno. Durante il sonno si vede proiettato su di una verde collina e, mentre osserva le sue mani dure e nodose, si trasforma in un albero.
L’odio per George si trasforma in maniaca ossessione. Ogni scusa è buona per cercare di dar battaglia al nemico. Il suo tentativo di instillare nel figlio lo stesso odio fallisce amaramente, anche quando Gus capisce che la moglie ha un rapporto extraconiugale con George. La rabbia crescente di Harry viene distillata dal figlio e trasformata in amore crescente per Eileen. La tragedia si trasforma in farsa. Il tragico diviene comico. Quando George viene ucciso da una delle sue amanti, Harry piange. Abbandonato dal figlio e dalla nuora, privato della sua unica ragione di vita non gli resta che trasformare il suo sogno in realtà. Diventare un albero.
Non è difficile intuire la volontà del regista di caricare il film di forti significati allegorici soprattutto in relazione alla situazione della sua terra natale. L’Irlanda, altro paese pervaso dall’odio, si avvicina alla penisola balcanica. Le radici dell’odio sono difficili da estirpare, ben che vada si possono trapiantare ma non eliminare. Una violenza difficile da spiegare, come difficile da spiegare è il sentimento che lega ed oppone Harry e George. L’odio e la violenza esistono, sono presenti nella terra, nell’acqua, nei rivoli sotterranei da cui le radici degli alberi traggono il loro sostentamento. Il passato sono le radici, la terra in cui esse sono piantate. Un’aggressività talmente insensata da diventare per assurdo comica, divertente. Una vena ironica che pervade tutto il film trasformando alcuni dei momenti più tragici in vere e proprie gag comiche. Il presente è il fusto dell’albero. Ormai segnato dal tempo, reso insensibile agli agenti atmosferici, ad ogni sollecitazione esterna. L’albero è lì, incapace di cambiare sè stesso, immutabile nella sua configurazione terrena. Così come immutabile è Harry deciso nel suo odio verso George, alieno ad ogni altro sentimento, fermo nel suo attaccamento alle radici del passato. Una scorza dura, difficile da scalfire. Anche la perdita del suo ultimo figlio allontanatosi dalla casa con la moglie non muta l’aspetto di Harry. Quasi tutti i rami sono stati spezzati, il futuro appare incerto. Due figli persi, una moglie prematuramente scomparsa, rami spezzati che segnano in qualche modo l’aspetto del grande albero. Ma l’evento scatenante la metamorfosi è la morte di George. Privato di ogni ragione di vita, resosi conto della sua inutilità sulla terra come essere umano, Harry diventa un albero. Un simbolo visivo e duraturo della sua cocciutaggine, della sua insensibilità. L’odio ha profonde radici, un tronco enorme, nodoso e ruvido e tutta una serie di rami. Solo un sorriso, una sonora risata sarà forse in grado di spezzarli. Harry è  diventato un albero ma i suoi rami si possono ancora spezzare