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Titolo
originale: How Harry became a tree
Regia :Goran
Paskaljevic
Sceneggiatura:
Christine Gentet, Goran Paskaljevic, Stephen Walsh
Fotografia: Milan Spasic
Musiche: Stefano Arnaldi
Montaggio: Petar Putnikovic
Scenografia: Lesley Oakley
Produzione:
Cattleya, Paradox Pictures Limited, Film And General Productions
Limited, Istituto Luce, Bavaria International Film, Tele+ |
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Distribuzione:
Istituto Luce
Durata: 99'
Genere: Drammatico
Interpreti:
Colm Meaney, Adrian Dunbar, Cillian Murphy, Kerry Condon, Pat
Laffan
Note:
presentato in concorso alla 58^ mostra del cinema di venezia
Nell'Irlanda
degli anni '20, una duplice tragedia sconvolge la vita di Harry.
Il figlio Patrick muore infatti nella guerra civile e di lì a
poco anche la moglie Annie. Nonostante questo, per un breve
periodo la vita continua nella piccola casa di Skillet con
l'altro figlio Gus. Harry, però, poco a poco si deprime. Così
un giorno si affaccia nella sua mente una strana idea. Perché
non trovarsi un nemico? Dopo molte riflessioni la sua scelta
cade su George, l'uomo più potente del villaggio. Distruggerlo
diventa la sua ossessione.
Harry
è un omaccione duro e scontroso che vive a Skillet, un paesino
dell’Irlanda rurale. Un figlio prediletto ucciso dagli
inglesi, vittima della guerra civile e una moglie morta poco
dopo di crepacuore. Due rigogliosi rami spezzati ancor prima di
essere arrivati a completa fioritura. Gli è rimasto un unico
figlio, il giovanissimo Gus. Una esistenza, quella di Harry,
ancorata saldamente al passato, avvinghiato agli avvenimenti
lontani come le radici di un albero si attaccano alla terra. Il
presente è rappresentato dal suo nemico George O'Flaherty,
piccolo boss locale, padrone del pub del luogo e organizzatore,
a pagamento, di matrimoni. Per Harry l’unica ragione che lo
tiene in vita è l’astio nei confronti del suo antagonista.
Quando il figlio Gus decide di sposare l’ultima ragazza
arrivata dalla città come preda di George, Harry in un primo
momento nega al giovane la sua felicità, poi, data l’insistenza
del ragazzo, si accorda con il nemico per avere la sposa in
casa. Un baratto con i cavoli tanto cari alla moglie defunta e
il gioco è fatto. Gus avrà la sua sposa Eileen. Harry è però
continuamente turbato da un sogno. Durante il sonno si vede
proiettato su di una verde collina e, mentre osserva le sue mani
dure e nodose, si trasforma in un albero.
L’odio per George si trasforma in maniaca ossessione. Ogni
scusa è buona per cercare di dar battaglia al nemico. Il suo
tentativo di instillare nel figlio lo stesso odio fallisce
amaramente, anche quando Gus capisce che la moglie ha un
rapporto extraconiugale con George. La rabbia crescente di Harry
viene distillata dal figlio e trasformata in amore crescente per
Eileen. La tragedia si trasforma in farsa. Il tragico diviene
comico. Quando George viene ucciso da una delle sue amanti,
Harry piange. Abbandonato dal figlio e dalla nuora, privato
della sua unica ragione di vita non gli resta che trasformare il
suo sogno in realtà. Diventare un albero.
Non è difficile intuire la volontà del regista di caricare il
film di forti significati allegorici soprattutto in relazione
alla situazione della sua terra natale. L’Irlanda, altro paese
pervaso dall’odio, si avvicina alla penisola balcanica. Le
radici dell’odio sono difficili da estirpare, ben che vada si
possono trapiantare ma non eliminare. Una violenza difficile da
spiegare, come difficile da spiegare è il sentimento che lega
ed oppone Harry e George. L’odio e la violenza esistono, sono
presenti nella terra, nell’acqua, nei rivoli sotterranei da
cui le radici degli alberi traggono il loro sostentamento. Il
passato sono le radici, la terra in cui esse sono piantate. Un’aggressività
talmente insensata da diventare per assurdo comica, divertente.
Una vena ironica che pervade tutto il film trasformando alcuni
dei momenti più tragici in vere e proprie gag comiche. Il
presente è il fusto dell’albero. Ormai segnato dal tempo,
reso insensibile agli agenti atmosferici, ad ogni sollecitazione
esterna. L’albero è lì, incapace di cambiare sè stesso,
immutabile nella sua configurazione terrena. Così come
immutabile è Harry deciso nel suo odio verso George, alieno ad
ogni altro sentimento, fermo nel suo attaccamento alle radici
del passato. Una scorza dura, difficile da scalfire. Anche la
perdita del suo ultimo figlio allontanatosi dalla casa con la
moglie non muta l’aspetto di Harry. Quasi tutti i rami sono
stati spezzati, il futuro appare incerto. Due figli persi, una
moglie prematuramente scomparsa, rami spezzati che segnano in
qualche modo l’aspetto del grande albero. Ma l’evento
scatenante la metamorfosi è la morte di George. Privato di ogni
ragione di vita, resosi conto della sua inutilità sulla terra
come essere umano, Harry diventa un albero. Un simbolo visivo e
duraturo della sua cocciutaggine, della sua insensibilità. L’odio
ha profonde radici, un tronco enorme, nodoso e ruvido e tutta
una serie di rami. Solo un sorriso, una sonora risata sarà
forse in grado di spezzarli. Harry è diventato un albero
ma i suoi rami si possono ancora spezzare

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