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Interpreti:
Iaia Forte, Tommaso Ragno, Tomas Arana, Marit Nissen
Thomas
è un illusionista che per spiegare i segreti dei suoi
esperimenti alla moglie Desirè, ricorre ad una frase: "Noi
crediamo solo in ciò che vogliamo e così siamo pronti a
credere al falso se ci piace di più." Anche i rapporti
umani sono basati su un sottile gioco di finzione e illusione,
dice Thomas e per dimostrarlo racconta la storia d'amore di Emma
e Sal, una coppia di trentacinquenni che, dopo un lungo
rapporto, stanno attraversando un periodo di crisi in quanto
delusi nelle reciproche aspettative. Per cercare di salvare il
salvabile, iniziano a frequentare nuove compagnie e si trovano
coinvolti in strane situazioni di scambi di coppie, tradimenti e
usura. Delusi anche da questa esperienza, tentano allora di
ritrovarsi e simulano un primo incontro casuale in modo tale da
illudersi di ripartire da zero e di ripercorrere la loro storia
d'amore
Pappi
Corsicato forse ci relega il migliore dei suoi film con questa
storia disperata di amori contrastati, di matrimoni che si
rivelano chimere, solo sogni. Un film che si oppone al "muccinismo"
imperante, alla tendenza purtroppo presente nel cinema italiano
della ricerca dei buoni sentimenti ad ogni costo. E lo fa
costruendo un film che rifiuta la narratività tradizionale,
dove ogni avvenimento potrebbe essere già accaduto o forse
dovrà accadere, non importa. D’altronde tutta la storia si
basa sul racconto di un illusionista, che diventa il vero deus
ex machina,tessitore dei fili della vicenda. Una vicenda fatta
di ripetuti tradimenti, di pianti e di promesse non mantenute,
che se rivelata qui perderebbe la sua magia.
Rivelo solo due particolari per invogliare alla visione: una
camiciaia regala, per ricompensa di un rapporto, alcune costose
camicie a Sal. Il marito non si arrabbia per il tradimento, ma
perché Sal non ha pagato il conto. Emma (si chiama come la
Bovary) viene picchiata dal proprietario di un bar, perché ha
tradito il marito, in una specie di sala delle torture che si
trova sotto il locale. Non proseguo perché rovinerei la visione
svelando troppo della vicenda. La quale sembra legata
indissolubilmente al cinema di un altro grande autore del nostro
tempo: Almodovar. Non a caso Corsicato è stato assistente alla
regia di quest’ultimo.
Tutto rivela il legame con il regista spagnolo: la scelta delle
ambientazioni, con gli oggetti sempre coloratissimi; la
recitazione degli attori spesso sopra le righe e l’amore per
le storie a incastro. Ma un altro grandissimo regista appare
citato più volte: Hitchcock. Penso a due suoi capolavori che
possono essere ricordati nel film: Vertigo e La finestra sul
cortile. Addirittura la musica ricorda il tema d’amore de La
donna che visse due volte. Corsicato punta in alto legandosi a
questi due grandi nomi e riesce nel suo tentativo.
Il merito del regista sta anche nel recupero del genere melò,
che in Italia sembra essere relegato alla telenovela (cosa è il
film di Muccino se non questo?). In questo suo sforzo è
coadiuvato dalla magnifica recitazione di Iaia Forte, attrice
che si rivela degna delle grandi "cugine" spagnole
quali Carmen Maura e le altre del clan di Almodovar. Lodi anche
all’attore Tommaso Ragno, capace di passare dalla parte del
Don Giovanni a quella del marito tormentato. Concludendo posso
dire che quest’ ultima opera di Corsicato segna forse la
rinascita della scuola napoletana e aggiunge un tassello alla
rinascita del cinema italiano.

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